L'OMISSIONE

Balneazione Pescara, chiesto processo per Alessandrini e Del Vecchio

Stessa richiesta anche per dirigente Vespasiano

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Balneazione Pescara, chiesto processo per Alessandrini e Del Vecchio

PESCARA. I sostituti procuratori Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio hanno chiesto il rinvio a giudizio per il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, il vice sindaco Enzo Del Vecchio e il dirigente comunale, Tommaso Vespasiano.

La vicenda è quella della retrodatazione della ordinanza di divieto di balneazione del 1° agosto, in realtà redatta il 3 agosto.

L’accusa nei loro confronti è di concorso in omissione di atti d'ufficio nell’ambito dell’indagine nata l’estate scorsa per la vicenda relativa alla mancata emissione del divieto di balneazione dopo la rottura di una condotta dell'impianto di depurazione che fece sversare in mare sostanze inquinanti.

Si aspetta dunque la decisione del gip per vedere se i tre dovranno affrontare un processo.

«Pur avendo piena contezza, in particolare Vespasiano e Del Vecchio, che sin dalla data del 23 luglio 2015 il tratto di mare ricompreso entro il perimetro tra via Balilla e il porto fosse non idoneo alla balneazione, poiché le analisi Arta accertavano il rilevante superamento dei parametri di legge per il valore dell'escherichia coli», scrivono i pm, «e pur verificando che a seguito della rottura dell'impianto di depurazione di via Raiale, intervenuta il 28 luglio, vi era stato un rilevante riversamento in mare di fanghi da sottoporre a smaltimento, con conseguente superamento dei parametri di legge per i valori dell'escherichia coli e per enterococchi, che superavano i valori di legge rispettivamente del triplo e del quadruplo, omettevano di emanare idonei provvedimenti amministrativi volti a tutelare la salute pubblica e a impedire o limitare la pubblica balneazione di quel tratto costiero».

E’ caduta già nei mesi scorsi, invece, l’ipotesi di falso in merito alla gestione delle due ordinanze relative all’emissione e alla revoca del divieto di balneazione: «l’ordinanza che si assume oggettivamente falsificata nella sua data apparente, in difetto del requisito essenziale della sua pubblicazione, fu in concreto inidonea a ledere e/o tradire il bene interesse del pubblico affidamento», avevano detto i pm.

I tre indagati, hanno ricostruito sempre su questo punto i due sostituti procuratori «con un intervento francamente eccentrico rispetto allo scopo e oltremodo esorbitante anche avuto riguardo al risultato in concreto realizzato», miravano «semplicemente a ricostruire ex post un simulacro di iniziale e incompiuta azione amministrativa volta a giustificare, in ambito politico o di controllo postumo, la completezza o incompletezza dell’intervento che essi intempestivamente attuarono per salvaguardare la salute dei cittadini».

Il sindaco, nell'interrogatorio reso in data 22 settembre 2015, raccontò che insieme ai suoi collaboratori aveva ritenuto opportuno predisporre e sottoscrivere, in data 3 agosto, le due ordinanze in questione, provvedendo a datare, quella concernente il divieto di balneazione, 1 agosto 2015.

Disse che era stato fatto per stroncare le polemiche politiche e rassicurare i turisti oltre che per sedare una volta per tutte la «polemica sterile» che non aveva alcun «addentellato su problemi reali».


FIORILLI: «SINDACO SI DIMETTA»

«Al di la' di quello che sara' l'esito finale della vicenda, sono piu' che mai doverose le dimissioni del sindaco Alessandrini, del suo vicesindaco Del Vecchio, della giunta e dell'intera maggioranza che ha continuato ad appoggiare vergognosamente la condotta di governo del primo cittadino», commenta Berardino Fiorilli, promotore dell'Associazione 'Pescara - Mi piace". «La richiesta di rinvio a giudizio - sostiene Fiorilli - in realta' rappresenta solo il riconoscimento della non infondatezza giuridica di cio' che continuiamo ad affermare dal giorno in cui e' scoppiato il bubbone dell'emergenza balneazione, ovvero che i vertici dell'amministrazione comunale hanno tenuto nascosto alla popolazione un divieto di balneazione gravissimo e non hanno emanato quei provvedimenti obbligatori per legge tesi a tutelare i cittadini, impedendo loro di entrare in mare».

Fiorilli chiede anche «le dimissioni di tutti i vertici dell'Arta che vanno azzerati, Arta che dovrebbe svolgere un ruolo di controllo e non certo politico e che comunque, al pari dell'amministrazione comunale, avrebbe avuto il dovere morale e la possibilita' di avvisare la popolazione delle condizioni del mare non balneabile».

Ma proprio Amicone questa mattina in conferenza stampa ha spiegato che l’Arta non ha responsabilità: «per i sindaci non solo e' obbligatorio, ma e' anche un dovere civico apporre i cartelli relativi ai divieti di balneazione. Non so come stanno le cose e quando sono stati messi i cartelli. Una cosa e' certa: non rientra nei compiti dell'Arta verificare e controllare se i sindaci mettono i divieti di balneazione. Anche in quell'occasione (oggetto della richiesta di rinvio a giudizio, ndr)- ha aggiunto Amicone - la nostra comunicazione e' stata tempestiva. Se poi, come ho letto, i cartelli non stati messi immediatamente perche' pensavano che i risultati di verifica sarebbero stati positivi, e' una scelta del sindaco e una sua responsabilita', rispetto alla quale non posso dire niente».