INQUINAMENTO DI STATO

Fogna in mare. Alessandrini: «problema incancrenito per assenza di iniziative concrete fino ad oggi»

Non avendo mai risolto i problemi alla “fonte” si continuano a mettere pezze

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Fogna in mare.  Alessandrini: «problema incancrenito per assenza di iniziative concrete fino ad oggi»




PESCARA. «Purtroppo non esistono risposte semplici a problemi così complessi, soprattutto quando i problemi si sono incancreniti fino a questo punto per assenza di iniziative concrete fino ad oggi. Noi siamo sul fronte ogni giorno, reprimendo abusi, progettando secondo le buone pratiche ed esponendoci, malgrado siamo interpreti di azioni mai svolte prima, alle legittime aspettative della gente».

Il sindaco Marco Alessandrini, anche se a modo suo, esce allo scoperto ed ammette il grave problema di sempre ( «incancrenito») mai risolto e l’inerzia («fino ad oggi») che riguarda il punto centrale dell’inquinamento di mare e fiume e, cioè, l’inadeguatezza del depuratore di Pescara e delle reti delle acque.

Il depuratore da oltre un decennio non è più in grado di depurare tutti i reflui che arrivano in caso di pioggia anche perchè le reti idriche trasportano acqua piovana e fogna insieme e, siccome il depuratore non ce la fa quando piove, l’Aca fa defluire direttamente nel fiume l’eccesso con chiare ripercussioni sull’ambiente e la balneabilità del mare.

Questo avviene da sempre ma dieci anni fa si decise che i lavori di adeguamento dell’impianto doveva farli l’Ati Biofert-Di Vincenzo in cambio della gestione.

I lavori per varie ragioni non sono mai stati effettuati e nessuno li ha richiesti.

Da un paio di mesi la Regione Abruzzo ha stanziato nuovi milioni di euro nel Masterplan. Ma ci sono ritardi decennali, inerzie e responsabilità che in pochi vogliono far emergere affinchè si racconti la vera storia dell’inquinamento che non è una storia lusinghiera nè di buona amministrazione e non ci fa onore.       

 

Ma il sindaco Alessandrini dice di più e conferma tutto quello che ha scritto PrimaDaNoi.it alcune settimane fa costringendo di fatto gli enti ad affrontare il vero problema che è appunto un sistema di impianti inadeguati e non solo gli «scarichi abusivi» come pure aveva fatto credere la stessa Regione ed il presidente D’Alfonso che mesi fa andò personalmente a dichiarare guerra a quelli abusivi.     

Dice ancora Alessandrini:

«Per dare una risposta significativa al problema occorre avere in mente un disegno strategico. Non lo penso da oggi, tant'è che sin dall'inizio dell'anno ho chiesto formalmente alla Regione di trovare una soluzioni in riferimento a due necessità urgentissime per la nostra città: in primo luogo la separazione delle acque bianche dalle acque nere, visto che ad oggi le acque piovane e di fogna sono canalizzate nella stessa conduttura. Come in ogni azione strutturale non c'è una bacchetta magica, ma occorre definire un progetto organico e poi procedere per stralci, così come sta accadendo per i Comuni della costa Teramana che hanno uno strumento pianificatorio simile e già operativo».

«Il secondo obiettivo è il depuratore per il funzionamento ordinario quello di Pescara è uno dei pochi in perfetta regola; abbiamo però tutti la consapevolezza della necessità che esista un depuratore adeguato ad affrontare le situazioni di maggiore afflusso di acqua, come in questi casi. Anche per questa fattispecie abbiamo da tempo chiesto alla Regione usuale e fattiva collaborazione, tant'è che alcune risposte appaiono inserite già nel Masterplan. Sui tempi e le possibilità di risposta a queste due fronti abbiamo aperto un tavolo di lavoro con la Regione e siamo certi, vista l'impellenza di restituire fiducia alla comunità e alla città un pezzo della sua identità storica, che non mancherà come sempre in passato, attenzione e operatività in tal senso».


Tutto corretto: infatti nessuno pretende magie o bacchette magiche ma solo buon senso e magari amministratori corretti e sinceri che già dieci anni fa avrebbero dovuto fare e non lo hanno fatto ed è per questo che oggi siamo in queste condizioni.

E, come siamo abituati ormai, si parla del peccato gravissimo ma non dei peccatori che in teoria potrebbero ancora fare danno se non estromessi. Ma non c’è la cultura della vera pulizia oggigiorno tanto è vero che di questi problemi le stesse istituzioni sono costrette a parlarne ora perchè si è capito il vero problema ma avrebbero potuto farlo spontaneamante molti anni fa.

Il Comune di Pescara in questa vicenda ha responsabilità di mancata vigilanza o di mancata “spinta” mentre responsabilità maggiori le ha l’Aca la società che gestisce il servizio idrico controllato dall’Ato che è stata per molti anni commissariata dalla Regione. La stessa Aca che Margherita e Partito democratico insieme a tutti i sindaci di tutti i colori hanno occupato preoccupandosi più delle poltrone e degli appalti che della buona gestione. Dunque le responsabilità politiche possono essere distribuite a tutti quelli che hanno fatto parte di questi enti e per gradi.


Siccome abbiamo la prova che il problema era stato individuato qualunque   amministratore di buon senso avrebbe posto queste come opere prioritarie dieci anni fa, proprio come è accaduto. Peccato che poi, dopo averle scritte sui contratti, nessuno ha controllato che fossero realizzate.


LA DELIBERA DEL 2013

Tanto è vero che lo stesso sindaco poi conferma che esiste una delibera di giunta regionale del 2013 che contiene «le Linee guida per l'approvazione dei progetti dei depuratori, nonché il Piano di Tutela delle Acque di cui alla Delibera di Consiglio Regionale n. 51/9 del 21 dicembre 2013» che  consentono in caso di pioggia superiore, superiore da 2/4 volte la normale portata, che si possa procedere come ha fatto l'ACA, comunicandoci gli sfiori. «E' ovvio che questa attività debba trovare una migliore soluzione», dice Alessandrini.

E veniamo alle responsabilità di oggi: dal 2013 sono già passati tre anni e visto che l’attuale presidente D’Alfonso è bravo a fare miracoli quando vuole (per esempio premio Matteotti risorto... in tre giorni)  dal 2014 quando è stato eletto poteva fare molto di più invece siamo ancora a “caro amico”. Gli stessi nuovi finanziamenti del master plan per i lavori sono stati inseriti due mesi fa e senza fare menzione del fatto che dovessero già essere stati realizzati dieci anni prima da altri. Senza contare che qualche parola l’attuale presidente potrebbe dirla anche in relazione al suo mandato e mezzo da sindaco di Pescara e spiegare come gestì il problema se si esclude la cessione delle reti all’Ato avvenuta nel 2005 con una delibera del dirigente Giampiero Leombroni.  


NON SI FA E ALLORA SI METTONO  LE TOPPE PER CAUTELARSI

Ma siccome sono tutti consapevoli dell’inerzia, per evitare di incorrere in “incidenti” come quello dello scorso anno, grazie alla filiera Comune di Pescara- Regione si è deciso di mettere vere e proprie pezze per schermare da responsabilità gli amministratori e provare a “salvaguardare” la salute pubblica.

Allora cosa si è fatto?

A marzo 2016 la Regione Abruzzo nella delibera 148 e poi lo scorso 6 giugno (praticamente l’altro ieri) ha stabilito nuovi criteri per la determinazione del divieto di balneazione che è possibile mettere anche in via precauzionale e non solo dopo i dati dell’Arta che arrivano con almeno 48 ore di ritardo.

Il divieto “precauzionale” è possibile decretarlo in casi eccezionali ed in «presenza di possibili condizioni di criticità dovute agli apporti discontinui di differenti fonti di inquinamenti».

In pratica quando gli amministratori sanno o hanno il sospetto che le condizioni della balneabilità siano peggiorate.

Ma poco più in là nei recentissimi documenti la Regione è costretta a specificare ed ammettere:

«in caso di superamento dei limiti di autorizzazione o della possibilità depurativa dell’impianto di depurazione di Pescara, dovuti a piogge intense o ad avaria dell’impianto o del sistema del collettamento, con attivazione degli scolmatori di piena e del relativo sversamento diretto nelle acque del fiume Pescara o nelle acque marine di reflui non trattati».


LA CONFESSIONE

In pratica una confessione piena e totale che attesta come da sempre siano state proprio le istituzioni locali le principali responsabili dell’inquinamento perchè il depuratore è pubblico, così come gli “scolmatori” sono parte della rete pubblica delle acque. Fino ad oggi nessuno ha pagato per questi fatti gravissimi di inquinamento ambientale e pessima amministrazione e da domani non pagherà lo stesso nessuno perchè verranno posti i divieti di balneazione temporanei cautelativi come quelli  scattati per la prima volta a Pescara ma a fronte di un problema non risolto.

Cioè la fogna continuerà a finire in mare quando piove ma gli amministratori sono salvi. Almeno loro.

C’è però un piccolo particolare che andrebbe pure valutato: c’era bisogno di una delibera di giunta regionale per autorizzare il sindaco a porre i divieti cautelativi?

No, non c’era affatto bisogno perchè il sindaco è la massima autorità in fatto di tutela della salute pubblica e sapendo che in caso di pioggia la fogna va in mare avrebbe potuto da sempre emettere ordinanze cautelative.

Ma per farlo avrebbe dovuto ammettere di essere a conoscenza di tutto il funzionamento della rete.

Evidentemente lo ha appreso dalla Regione e per questo non ha potuto cautelare i bagnanti prima di ieri.

a.b.

COMUNE PESCARA DIVIETO BALNEAZIONE DOPO PIOGGIA ord. 101 by PrimaDaNoi.it