IL FATTO

Trieste, si ammazza poliziotto pescarese

Sappe: «incredibile ondata di suicidi tra agenti penitenziari»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1005

CARCERE

PESCARA. Un agente della polizia penitenziaria in servizio al Coroneo si è ucciso sparandosi un colpo di pistola in testa. È successo ieri attorno alle 14. M. S., originario di Pescara, aveva 32 anni. Lascia la moglie e due figli in tenera età.

L’episodio è avvenuto nel cortile dello stabile di via Flavia dove l’uomo era andato ad abitare da qualche mese. A dare l’allarme, da quanto appreso, sono stati i suoi stessi colleghi ai quali si era rivolta la madre dell’agente dopo aver ricevuto una drammatica telefonata. Sul posto è giunta un’ambulanza del 118 e l’auto medica. Ma troppo tardi. Il corpo senza vita dell’agente della penitenziaria era a terra riverso in una pozza di sangue. Vicino c’era la sua pistola d’ordinanza, una Beretta 7.65 parabellum con la quale - hanno poi accertato i poliziotti della Squadra mobile - era stato esploso il colpo con cui l’agente si è tolto la vita.

«Sembra davvero non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, uno dei cinque Corpi di Polizia dello Stato italiano», aggiunge il leader del Sappe, che ricorda come nel 2015 furono 10 i casi di suicidio nelle file della Polizia Penitenziaria.

Ancora oscure le cause che hanno portato l’uomo, sposato e padre di due figli, che prestava servizio nelle sezioni detentive, ma Capece sottolinea come sia importante «evitare strumentalizzazioni ma fondamentale e necessario è comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l'attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto estremo posto in essere dal poliziotto».

Capece ricorda che negli ultimi 3 anni si sono suicidati più di 40 poliziotti e dal 2000 ad oggi sono stati complessivamente più di 100, ai quali sono da aggiungere anche i suicidi di un direttore di istituto (Armida Miserere, nel 2003 a Sulmona) e di un dirigente generale (Paolino Quattrone, nel 2010 a Cosenza).

«Non sappiamo se era percepibile o meno il disagio che viveva il collega che si è ucciso», dice Capece. «Quel che è certo è che sui temi del benessere lavorativo dei poliziotti penitenziari l’Amministrazione Penitenziaria è in grosso affanno e in colpevole ritardo, senza alcuna iniziativa concreta».

Sgomento Giovanni Altomare, segretario regionale SAPPE del Friuli Venezia Giulia: «Era un ragazzo d’oro e nulla faceva presagire la tragedia. Sono sconvolto».

Il pensiero del Sappe va «alla moglie, ai figli, ai familiari, agli amici e ai colleghi del nostro collega. A loro va il nostro pensiero e la nostra vicinanza», conclude commosso e affranto Capece.