GLI ERRORI

Deposito Gpl Ortona, «3 errori clamorosi, si rischia infrazione da Ue»

De Sanctis: «iter autorizzativo sbagliato»

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Deposito Gpl Ortona, «3 errori clamorosi, si rischia infrazione da Ue»

La banchina del porto di Ortona

ORTONA. In attesa che il Consiglio comunale di Ortona nei prossimi giorni torni ad occuparsi del deposito di Gpl al Porto Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus e il Forum dell’acqua denunciano «errori clamorosi» nell’iter autorizzativo.

Il caso, insomma, è più aperto che mai dopo che qualche giorno fa anche il sindaco di ortona, Enzo D’Ottavio ha fatto una leggera marcia indietro, essendosi reso conto che non ci sono solo alcune formazioni politiche ed associazioni ambientaliste a non volere il deposito ma «è tutta la città» contraria al progetto.

Dunque a questo punto, secondo il primo cittadino, «queste preoccupazioni sono superiori a qualsiasi tipo di investimento anche se ci fosse una buona ricaduta occupazionale in quanto è dovere del sindaco tutelare tutti i cittadini».

Intanto gli ambientalisti insistono sul fatto che il progetto debba essere sottoposto obbligatoriamente a Valutazione di Impatto Ambientale nazionale.


«La procedura del mega-deposito di GPL al Porto di Ortona si fonda su un errore clamoroso quanto evidente», denuncia Augusto De Sanctis: «l'impianto doveva e deve essere sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale nazionale presso il Ministero dell'Ambiente. Invece il comitato VIA della Regione Abruzzo, al di fuori delle sue competenze, ha votato per la non assoggettabilità a V.I.A».

Se l'autorizzazione dovesse essere concessa De Sanctis non ha dubbi: «è quasi certa l'apertura di una procedura d'infrazione per violazione della Direttiva 92/2011/CE "VIA" da parte della Commissione Europea».


I TRE ERRORI CLAMOROSI

Nella nota inviata come osservazioni alla procedura si ricostruisce agilmente, Decreto legislativo 152/2006 "Testo unico dell'ambiente" alla mano, come il Comitato VIA della Regione Abruzzo abbia compiuto «ben tre errori».

«In primo luogo, ed è l'aspetto più grave», va avanti De Sanctis, «non ha compreso che il progetto, componendosi non solo dei serbatoi ma anche di modifiche all'assetto portuale con la colmata per l'ampliamento della banchina e, soprattutto, con la costruzione di un attracco con terminale per lo scarico del GPL, doveva fare direttamente la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale nazionale e non la più semplice verifica di assoggettabilità fatta dalla Regione».

In secondo luogo la Regione Abruzzo si sarebbe impossessata in maniera illegittima di una competenza non sua ma del Ministero dell'Ambiente.

In terzo luogo sulla colmata la Regione Abruzzo comprese una parte della problematica ma nel verbale in cui si decise per la non assoggettabilità a V.I.A. del deposito GPL si limitò a dire che ci sarebbe voluta un'altra procedura autorizzativa specifica per la colmata.

«Le due cose fanno a pugni», sottolinea De Sanctis. «Da un lato si approva un progetto di cui la colmata è parte integrante. Dall'altro si sostiene che c'è bisogno di un iter aggiuntivo. Un progetto unitario non può essere scisso in parti separate, lo dicono montagne di sentenze, tra cui quelle della Corte di Giustizia Europea. Si tratta di un caso esemplare di cosiddetto "salami-slicing": suddividere artificiosamente un intervento per evitare un giudizio complessivo rendendo impossibile valutarne l'impatto ambientale. Tra l'altro ci chiediamo come si possa approvare definitivamente il progetto di deposito quando l'intervento per realizzare il substrato su cui dovrà poggiare deve essere ancora valutato. Basta leggere il Testo Unico dell'Ambiente per far emergere in maniera cristallina tutte queste criticità».

LA CONTROPROVA

Se si consulta il sito del Ministero dell'Ambiente dedicato alle procedure di V.I.A. si avrà la controprova. Infatti tutti i progetti di terminali per scarico e carico di sostanze nonchè le modifiche ai porti esistenti (colmate, attracchi ecc.) fanno la procedura nazionale di V.I.A. presso il Ministero dell'Ambiente.

A suo tempo fu impossibile per i cittadini intervenire presso la regione Abruzzo per avvisare dei gravi errori procedurali, ricorda De Sanctis, in quanto i file degli elaborati progettuali non erano leggibili, come scrisse PrimaDaNoi.it.

Ci furono anche forti polemiche all'epoca ma la Regione Abruzzo si rivelò refrattaria a pubblicare i file in formati accessibili ai più. Il dibattito rimase quindi limitato alla questione dei serbatoi e non ci si potè occupare delle modifiche all'assetto portuale (colmata e attracco e terminal) che sono fondamentali per stabilire l'esatto iter valutativo.

Ora che, finalmente, i documenti progettuali divengono facilmente consultabili sul sito del Comune questi problemi emergono nella loro evidenza.

«Il progetto manca, quindi, della procedura di V.I.A. che deve essere svolta nelle fasi preliminari dell'iter autorizzativo», rimarca De Sanctis.


I RISCHI PER LA CITTA’ DI ORTONA

Nelle osservazioni si evidenziano tutti i possibili «gravissimi rischi» dell'impianto per l'intera città di Ortona. «Sulla sicurezza si sono limitati a valutare i casi di incidente con portata più limitata, non sottoponendo ad analisi gli eventi catastrofici che pure possono verificarsi», contesta De Sanctis.

«A San Juanito in Messico nel 1984 ci furono 500 e 5000-7000 feriti in una città di 40.000 abitanti per una fuga di 11.000 mc di GPL. Ora ci dicono che le procedure sono migliorate. Basta però far comparire all'orizzonte una nave fuori controllo che si schianta sulla banchina per evocare scenari da guerra. Impossibile? Nel 2013 a Genova la Jolly Nero abbattè addirittura la Torre di Controllo del porto. Tutto ciò senza scomodare il terrorismo come pure si potrebbe fare».

REFERENDUM CONSULTIVO

Intanto il Movimento 5 Stelle chiede un referendum consultivo per permettere alla popolazione di Ortona di decidere del loro futuro.

«C’è voluto un duro lavoro del gruppo di attivisti del Movimento 5 Stelle di Ortona per portare alla luce quel progetto, di fatto, nascosto dalla Regione e per carpire la coscienza della cittadinanza ortonese», denuncia la consigliera regionale Sara Marcozzi.
«Oggi vediamo che le forze politiche comunali sembrano fuggire ogni responsabilità. Non si è accorto D’Alessandro che i cittadini di Ortona il mega progetto cementificante non lo vogliono? Non si è accorto che vorrebbero un altro tipo di sviluppo? Uno sviluppo sostenibile».

«Se davvero si tiene a cuore Ortona e l'Abruzzo e il loro futuro, invitiamo il presidente D'Alfonso ha prendere posizione contro il deposito GPL e lo sollecitiamo ad intervenire rapidamente presso la presidenza del Consiglio dei ministri, affinché venga “liberata” l'istituzione del Parco nazionale della costa teatina, unico vero motore di sviluppo e baluardo di tutela territoriale, ad oggi “incatenato” per meri interessi localistici», commentano invece Rete di Cittadini e Associazioni per Ortona, Associazione Abruzzo in Movimento, Associazione b&b Parco Maiella Costa Trabocchi, Associazione Osservatorio Ambiente, Legambiente Abruzzo e WWF Zona Frentana e Costa.

Mauro Febbo e Tommaso Cieri lanciano invece un appello alla proprietà della Seastock SRL a ritirare il progetto per avere risposta su questioni di interesse generali ovvero sulla tutela della salute pubblica, sul transito delle autocisterne, sulla viabilità alternativa, sulla navigabilità del porto, sulla compatibilità del deposito con navi passeggeri ed altre attività, sul presunto contrasto col Piano Regolatore Portuale sia vigente che sul nuovo, adottato ed in attesa di approvazione, così come con la compatibilità con i lavori del dragaggio.

DEPOSITO GPL ORTONA Lettera_SOA_gpl_seastock_15_06_2016.pdf