LA PROTESTA

Centri per l’impiego e agenzie interinali: la guerra dei poveri disoccupati

Petrella: «scavalcati dai segnalati della politica»

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ABRUZZO. Rischia di finire nel dramma la situazione dei disoccupati iscritti ai centri per l’impiego e da anni in attesa di essere assunti come previsto dalle leggi.
Malgrado la legge imponga il ricorso a tali liste da diversi anni molti enti tendono ad aggirarle con interpretazioni di legge singolari e che mirano solo a favorire assunzioni di persone segnalate dalla politica.
Si ricorre così sempre più spesso ad assunzioni tramite espedienti vari o liste interinali dove non si assume tramite graduatorie.

«In Abruzzo», racconta Marco Petrella, Movimento Disoccupati Abruzzesi, «il fenomeno ha raggiunto proporzioni inimmaginabili: solo nelle Asl vi sono 1.100 assunti a tempo determinato e di questi la stragrande maggioranza è frutto di assunzioni tramite ditte interinali. Giusto a titolo di paragone in Molise per 130 assunzioni alle ASL (un decimo di quelle fatte in Abruzzo) il danno erariale è stato di decine di milioni di Euro sottratti alla spesa sanitaria e che avrebbero potuto evitare tagli e diminuzione dei servizi».
Posti che sottraggono il lavoro agli aventi diritto che da anni attendono chiamate che non arrivano mai.
Solo tra gli operatori Edp Abruzzesi vi sono centinaia di persone in attesa da anni ed escluse con motivazioni incredibili.
«Se a Teramo si è tentato di assumere operatori Edp con titoli inesistenti assegnati a tavolino», spiega Petrella, «altrove come a L’Aquila si assumono gli stessi con contratto di lavoro autonomo in modo del tutto difforme da quanto previsto dalla legge che prevede solo ed esclusivamente graduatorie pubbliche fatte in base al reddito ed all’anzianità di iscrizione».
Sempre a Teramo la ASL ha dichiarato di avere urgente bisogno di 38 Operatori Edp, di questi 8 sono arrivati tramite la mobilità volontaria e gli altri 30 sarebbero dovuti arrivare tramite liste dei centri per l’impiego ma la regione che taglia servizi ovunque per ridurre i costi, ha bloccato tali assunzioni e prorogato quelle tramite ditte interinali che hanno costi molto maggiori sconfessando pure se stessa visto che aveva imposto una riduzione del 50% di tali assunzioni come imposto dal governo per ridurre le spese.
La situazione non va meglio nelle assunzioni tramite i comuni o altri enti dove anche qui le liste sono aggirate con interpretazioni delle leggi «al limite del grottesco», come le definisce Petrella.
«Spesso poi gli avvisi sono realizzati in modo difforme da quanto scritto dalla legge con una riga di poche parole introvabile via internet e consultabile solo presso i CPI dove spesso non è nemmeno specificato se si tratta di avviso pubblico o privato».

LE PROVE PRATICHE

Anche nelle modalità di effettuazione delle prove pratiche «accadono cose incredibili».
«Malgrado le leggi siano abbastanza chiare essendo ben specificato che le prove devono essere pratiche ed aperte al pubblico», spiega Petrella, «si assiste a procedure del tutto differenti e che mirano solo a bocciare il maggior numero di persone favorendone altre che si trovano molto indietro nelle graduatorie.
Prove pratiche fatte con temi di diritto per fare l’accalappiacani o quiz a risposta multipla senza possibilità di errori con in alcuni casi il 98% delle persone escluse dalle selezioni. Il tutto per mansioni che tutti sarebbero in grado di svolgere non essendo previste per tali funzioni competenze particolari. Viceversa per gli assunti tramite ditte interinali o altre tipologie è sufficiente una telefonata e sono subito assunti nelle stesse funzioni dove tra le liste dei centri per l’impiego anche un genio ha buone probabilità di esser bocciato.
Il presidente della regione più volte interpellato non dà risposte e i disoccupati attendono invano di vedere riconosciuti i loro diritti».
La legge stabilisce in modo inequivocabile che le assunzioni vanno fatte mediante avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento e nessuno dei politici interpellati ha mai voluto rispondere alle legittime domande dei disoccupati che chiedono di sapere per quale motivo devono essere sostituiti da gente segnalata dalla politica che li scavalca sistematicamente nelle assunzioni.
«Il diritto dei disoccupati ad avere risposte è sacrosanto», chiude Petrella, «come lo è doveroso da parte dei politici a cui fanno capo tali procedure dare loro delle risposte».