L'INTERVISTA

«Se Di Vincenzo avesse ampliato il depuratore oggi ci sarebbe meno inquinamento»

Di Baldassarre (Aca) spiega a PrimaDaNoi.it il contratto mai onorato da Aca e privati sulla gestione dell’impianto

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«Se Di Vincenzo avesse ampliato il depuratore oggi ci sarebbe meno inquinamento»

l'avvocato Della Rocca e Di Baldassarre




PESCARA. Domanda: ma se Di Vincenzo avesse realizzato tutte le opere che erano inserite nel project financing possiamo dire che ci saremmo risparmiati dieci anni di fogna a mare?

«Possiamo dirlo anche se la cosa non può essere semplificata troppo perchè molto complessa»


Alla fine Vincenzo Di Baldassarre, amministratore unico dell’Aca lo dice chiaramente dopo aver parlato a lungo dell’aspetto economico del rapporto “violento” tra Aca, Ato e l’Ati Biofert-Di Vincenzo la quale dal 2006 gestisce il depuratore di Pescara dopo aver vinto un appalto già contestato malamente dalla procura di Pescara. Su quella vicenda i reati contro la pubblica amministrazione sono caduti completamene e totalmente il che farebbe pensare che tutto sia stato regolare.

Il depuratore è sempre stato gestito da Di Vincenzo fin dai primissimi anni ‘90 ma nel 2006 ci fu la stipula di un contratto che non è stato onorato e questo ha di fatto permesso l’aggravamento dell’inquinamento del fiume Pescara.

Questo è accaduto perchè il depuratore è da moltissimi anni inadeguato, cioè non riesce a depurare tutto quello che gli arriva (acqua piovana e fogna) quando piove e così i tecnici per preservare il delicatissimo meccanismo biologico dell’impianto deviano direttamente nel fiume acque bianche e nere.

Di Baldassarre, sempre molto disponibile a rispondere alle domande di PrimaDaNoi.it scende nel dettaglio e spiega, spiega anche questo delicatissimo aspetto del servizio idrico gestito dall’Aca.

 

  Ci spiega allora bene come stanno le cose? Il depuratore è vero che non è sufficiente?

DI BALDASSARRE: «L’inadeguatezza del depuratore di Pescara non è una scoperta di oggi, risale almeno a 10 anni fa…  non lo scopriamo noi tanto che nel 2006 fu stipulato un contratto che avrebbe dovuto portare ad un adeguamento delle capacità depurative e quantitative dell’impianto»


Poi che è successso?

DI BALDASSARRE: «Intanto bisogna dire che il rapporto contrattuale del project financing è stipulato tra l’Ato, l’ente d’ambito e l’Ati Biofert- Di Vincenzo. L’Aca era solo riscossore e pagatore, dunque, non si può imputare ad Aca la responsabilità di aver stipulato un contratto che non ci è piaciuto dal primo momento e credo nemmeno a chi mi ha preceduto perchè molto oneroso e per noi insostenibile per questo la prima cosa che abbiamo cercato di fare è stato chiuderlo. Forse poteva avere una ragione quando è stato stipulato ma non oggi».


Dunque Di Vincenzo non gestisce più il depuratore?

DI BALDASSARRE: «Con l’avallo del tribunale fallimentare di Pescara abbiamo avviato lunghe trattative con i privati per la risoluzione consensuale e anticipata del contratto. La gestione è ancora affidata a Di Vincenzo in via provvisoria fino al 31 dicembre 2016 al solo costo vivo circa 1,4mln di euro poi ritornerà in capo all’Aca. Andiamo molto fieri per la chiusura di questo brutto contratto che aveva aperto un arbitrato da 20mln di euro che Di Vincenzo chiedeva ad Ato e Aca e ai quali si sarebbero aggiunte di certo altre richieste per la chiusura anticipata di più dieci anni. Invece siamo riusciti a chiudere eliminando ogni altra pretesa e inserendo il credito vantato da Di Vincenzo pari a 9mln di euro nel concordato e, dunque, sarà pagato al 60%. Non mi permetto di commentare il contratto che ci siamo ritrovati ma sicuramente possiamo dire che Di Vincenzo ha depurato a spese sue e non ha ricevuto soldi. Convincerlo allo scioglimento non è stato facile specie rinunciando a tutta una serie di danni».



Perchè Aca non ha pagato?

DI BALDASSARRE: «Questo non glielo so dire ma in conferenza stampa ho detto che, quando sono arrivato, ho trovato una  società senza dignità a 360 gradi… noi ci siamo costituiti parte civile in tutti i processi aperti e alla Corte dei Conti c’è un faldone alto così. Pensi che l’Aca ha un debito di 22 mln di euro con quattro società fornitrici di energia elettrica e, solo per una norma di legge che vieta di staccare la spina, la società è riuscita a fornire comunque i suoi servizi. Non si pagava nemmeno l’elettricità che serviva per far funzionare gli impianti...»


Insomma non c’erano soldi, bisognava utilizzarli per fare altro... magari per dare premi a presidente e consiglio di amministrazioni bravi ad accumulare debiti. Sta di fatto che quei soldi non furono pagati e da qui nacque il contenzioso?

DI BALDASSARRE: «Il progetto di finanza prevedeva una serie di opere divise in due fasi per un totale di 18mln di euro mentre il canone per la gestione si aggirava intorno a 3,5 mln di euro all’anno fino al 2027. Di queste opere ne sono state realizzate solo una minima parte ma non saprei con precisione quanto ma non oltre un paio di milioni. Poichè l’Aca non pagava, Di Vincenzo si è fermato e non ha continuato a realizzare le opere nel contratto. Ma ricordiamoci anche che nel frattempo intorno al 2008 ci fu l’inchiesta della Forestale che portò al sequestro del depuratore per oltre un anno e mezzo...»


E l’Aca non ha contestato nulla a Di Vincenzo?   

DI BALDASSARRE: «L’Aca non aveva nulla da contestare perchè non ha pagato. Chiarisco che tra i lavori da fare per 18mln di euro c’era una prima fase che riguardava interventi di tipo qualitativo e quelli di seconda fase erano di tipo quantitativo e ampliavano la capacità depuratore. Di Vincenzo ha fatto solo una parte dei lavori di prima fascia e non ha fatto seconda fascia.


Dunque tra le opere non eseguite ci sono proprio quelle inerenti l’ampliamento della portata del depuratore… Vuol dire che con i lavori l’impianto avrebbe potuto depurare quantità più elevate anche quando pioveva in abbondanza? Se quei lavori fossero stati eseguiti non ci sarebbe l’inquinamento?

DI BALDASSARRE: «Diciamo che se l’Aca avesse pagato e Di Vincenzo avesse fatto i lavori previsti dal contratto sicuramente la situazione oggi sarebbe migliore ed è quello che stiamo facendo adesso con dieci anni di ritardo.  La vicenda però è complessa e non può essere semplificata troppo.



Può spiegarci semplicemente  e brevemente come funziona il depuratore di Pescara?

DI BALDASSARRE: «E’ un impianto delicatissimo e complesso e riesce a depurare grazie a cariche batteriche e organismi viventi che devono essere preservati altrimenti non depurano. In poche parole, però, possiamo dire che se non piove l’impianto è appena sufficiente al carico attuale che riguarda grossomodo 180mila persone. Il problema si pone quando piove e normalmente arrivano carichi di acqua che non dovrebbero arrivare. L’impianto deve essere sempre in equilibrio e un carico improvviso e massiccio di reflui lo metterebbe fuori uso per molti mesi. Per questo le  acque non vengono mandate al depuratore ma deviate e scaricate nel fiume come succede in tutta Europa per tutti i depuratori. Ripeto: è un problema di sopravvivenza del depuratore.   Ma il problema si risolverà quando acque e reflui verranno separati oggi viaggiano ancora insieme. L’acqua della pioggia mischiata alla fogna… questa è una disfunzione e l’Aca non ha nemmeno competenza sull’acqua di pioggia. La soluzione comunque la stiamo predisponendo sotto il profilo qualitativo e quantitativo per ridurre fattori di sversamento. Il Dk15 per esempio ci dà una mano ma non basta. Se non si faranno lavori subito, il depuratore di Pescara avrà problemi.


Dal 2017 come funzionerà la gestione?

DI BALDASSARRE: «A dicembre finirà la gestione transitoria poi assumeremo in proprio. Ci sono dei finanziamenti e sarà fatto tutto internamente.


Niente affidamento?

DI BALDASSARRE: «Unico motivo per un affidamento nuovamente ai privati è la complessità del depuratore che prevede professionalità specifiche ma non è escluso che non ci si possa affidare alle stesse persone che lo hanno gestito fino ad oggi. Ricordo che a DI Vincenzo tutto si può dire ma non che non l’abbia gestito bene visto che i valori del depuratore sono tra i più bassi in assoluto».



I rapporti con il Comune sono buoni?

DI BALDASSARRE: «Io non ho buoni rapporti con la politica... sono fuori…. ho difficoltà a confrontarmi. Tutti quanti sono buoni a parlare ma qualcuno che lavora c’è? Abbiamo più controllori che controllati. Tuttavia a me non risulta che il Comune abbia speso un euro per i lavori…»


Alessandro Biancardi