IL DECRETO

Ecco il piano per salvare l’Aca approvato dal tribunale

Nel decreto che approva il concordato tutti gli impegni futuri della società pubblica

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

629

Ecco il piano per salvare l’Aca approvato dal tribunale

Vincenzo Di Baldassarre

PESCARA. Gli obiettivi scritti nero su bianco e approvati dal tribunale. Una strada tortuosa e in salita che, però, per Vincenzo Di Baldassarre, amministratore unico dell’Aca si può percorrere. Della stessa opinione anche il collegio del tribunale di Pescara che, con la omologazione del concordato preventivo, di fatto ha creduto nel risanamento della società che gestisce il servizio acquedottistico.

Si tratta di un piano industriale che prevede numerosi sacrifici e non tutti da parte dell’Aca, anzi, una buona parte dovrà accollarsela un folto gruppo di creditori ammessi che riceveranno solo il 60% del loro credito. Come dire che anche il tessuto sociale imprenditoriale locale ne pagherà le conseguenze.

Significa che l’Aca, a causa delle gestioni dissennate e davvero scellerate del passato, in passato ha deciso di non pagare determinati creditori per ragioni spesso legate anche ad incuria o disorganizzazione, mentre le imprese continuavano a prestare servizi, facendo affidamento sulla infallibilità e sulla “credibilità” della società composta da 64 Comuni.

Alla fine i consigli di amministrazione negli ultimi dieci anni sono riusciti a produrre un cumulo di debiti pari a 107mln di euro ed oggi l’Aca si impegna a pagarne circa 70mln.

La salvezza dell’Aca per alcuni è un prezzo, forse, troppo alto ma tutto questo implica che la società continuerà a gestire il servizio ma con criteri e logiche diverse. Solo tra qualche anno si capirà se i sacrifici di tante imprese (esserci ‘accontentati’ del 60%), in un momento peraltro così critico, sia davvero valso la pena.

L’alternativa, tuttavia, sarebbe stata, invece, -secondo alcune fonti- drammatica: i creditori avrebbero potuto rifarsi sulla società e a caduta sui 64 Comuni gestiti con ripercussioni sui bilanci locali. Inoltre con il fallimento ci sarebbe stato un blocco pressocchè immediato di tutto il servizio che avrebbe creato davvero il panico ed una emergenza senza precedenti per oltre 500mila persone. Il tribunale di Pescara si è trovato a decidere tra queste alternative e tra queste conseguenze.


IL PERCORSO GIURIDICO

Anche il percorso giuridico non è stato semplice perchè di fatto l’omologazione del concordato è stato un primato in Italia poi confermato dal decreto Madia che ha stabilito per legge la fallibilità delle partecipate (l’Aca è la maggiore in Abruzzo ma una tra le più piccole in Italia).

Su questa innovazione un folto gruppo di creditori si è opposto strenuamente (tra cui alcune banche e moltissime aziende e cooperative) ma hanno dovuto soccombere davanti al giudizio del collegio presieduto dal giudice Anna Fortieri.


GLI IMPEGNI DELL’ACA DAL 2014 AL 2020

Tra le condizioni imprescindibili per la prosecuzione della gestione del servizio c’è la stipula di convenzione con l’Ato. In altre parole l’Ato (l’ente d’ambito di riferimento ma anche il “controllore” dell’Aca) si impegna a mantenere la gestione in capo alla società.

L’Aca si è poi impegnata a pagare tutte le spese correnti necessarie per assicurare la continuità aziendale, questo di pari passo con la ristrutturazione aziendale e le sforbiciate a costi inutili che appesantivano e indebitavano la società. Sono stati rimodulati costi di produzioni che hanno creato anche economie fino ad arrivare ad avere in cassa 31 mln di euro, cosa senza precedenti.

Nel piano industriale figura anche una completa ristrutturazione del servizio di fatturazione che ha generato non pochi problemi e forse la causa primaria dell’indebitamento perchè l’Aca non riscuoteva gran parte dei suoi crediti derivanti da bollette per vari motivi, tra cui anche incapacità e “poca volontà”.

Con i nuovi sistemi tutti dovrebbero pagare l’acqua e questo garantirà maggiori entrate da convertire in investimenti. Molto affidamento si pone anche sul recupero crediti che ha toccato cifre incredibili. E questo lo si farà anche per via giudiziale ed esecutiva.

Vengono inoltre garantite tutta una serie di opere come la manutenzione ordinaria (circa 9mila interventi l’anno) e straordinaria ma anche tutti gli interventi previsti dall’Ato per ampliamenti, adeguamenti ammodernamento degli impianti per un importo di 60mln di euro.

Con questo tipo di gestione si ipotizzata di avere poi in cassa circa 69mln di euro da destinare al pagamento dei creditori concordatari nel 2020.


DIVORZIO CONSENSUALE CON DI VINCENZO

Altro punto nodale del nuovo corso di Aca è lo scioglimento del contratto di project financing del depuratore di Pescara affidato nel 2006 ad un’ Ati che fa capo a Di Vincenzo. Si trattò di un affidamento anomalo in quanto unico in tutta la provincia e che è costato una montagna di soldi: in media più di 3mln di euro all’anno e che, secondo le idee degli enti pubblici che l’hanno stipulato (l’Ato, dunque i sindaci), doveva portare anche benefici in termini di opere da realizzare, molte delle quali però sono rimaste sulla carta senza che nessuno ne reclamasse mai l’esecuzione.

Dal canto suo l’Aca non ha pagato circa 9mln di euro a Di Vincenzo innescando un contenzioso molto fastidioso ma terminato il 24 dicembre 2014 con la firma di un accordo con il quale si è stabilito che la società che ha gestito il depuratore vedrà il suo credito inserito tra quelli del concordato dunque pagato al 60%, che gestirà per 18/24 mesi il depuratore al solo costo vivo (cioè circa 1,2 mln di euro) gestione provvisoria che scade a dicembre 2016 e la definizione di tutte le pretese e dei contenziosi in atto con spese compensate.

Tra le altre condizioni imposte dal concordato anche la posticipazione dei crediti vantati da Comuni e Ato fino al 2020.

Dunque l’Aca si impegna a pagare tutti i debiti inseriti nel concordato tra i quali anche 200mila euro per la procedura giudiziale in atto e 150 mila euro al commissario giudiziale (Guglielmo Lancasteri).

I creditori privilegiati attendono 7,9mln di euro oltre interessi e di questi 828mila spettano a dipendenti. Poi ci sono 487mila per altri professionisti, circa 2mln di euro ad artigiani e cooperative che hanno eseguito lavori per Aca.

E ancora: 1,7mln di euro verso enti di previdenza e 1,2mln verso l’erario e 1,1 mln di euro verso Equitalia. Pagamento entro il 31 maggio 2017.

Sarà invece integralmente pagato il debito verso l’Ato pari a 2mln di euro.

I cosiddetti creditori chirografari, cioè quelli che hanno la precedenza, riceveranno circa 58mln di euro dei 96 che formavano il totale ad una percentuale di 60,38%. Soldi che saranno pagati in rate quadrimestrali a partire da giugno 2016.

Ma dove prenderà tutti questi soldi l’Aca?

Semplicemente dal risultato utile della continuità aziendale che è come dire: gestendo semplicemente e normalmente il servizio idrico, senza nemmeno troppi bizantinismi o colpi di genio, le risorse ci sono e si riesce pure ad accantonare soldi e senza incidere sulla tariffa che pagano i cittadini.

Insomma, davvero messa così una cosa talmente tanto normale da essere un caso più unico che raro e che riporta alla mente la domanda originaria: come è stato possibile spolpare così una società senza che nessun controllore se ne accorgesse (sindaci e Regione) e per così tanti anni. E farla franca fino ad ora.

a.b.

Concordato Aca