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Sisma L'Aquila. La Cassazione assolve il primo condannato per i crolli

Nel cedimento palazzina morirono 17 persone,anche la figlia

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Terremoto L’Aquila. Crollo Convitto: la Cassazione conferma condanne




L'AQUILA. Era stato condannato in primo grado a 3 anni di carcere e in secondo grado ad un anno e 11 mesi per il crollo della palazzina in via Francesco Rossi, uno dei casi più dolorosi del terremoto del 6 aprile 2009, dove morirono 17 persone, tra cui la figlia 26enne, Jenny. In serata Diego De Angelis, unico imputato nella sua triplice posizione di ingegnere, direttore dei lavori di rifacimento del tetto di copertura ed amministratore del condominio, è stato assolto dalla Corte di Cassazione con formula piena «perché il fatto non sussiste».

«I miei assistiti non si sono mai accaniti contro De Angelis perché hanno sempre detto che ha pagato il prezzo più alto, quello della perdita della figlia», ha spiegato l'avvocato Paolo Vecchioli, difensori di due parti civili, proprietari di alloggi nella palazzina che si sono presentati parti civili per tutelarsi e non contro De Angelis. Per il legale, «stiamo assistendo a sentenze più equilibrate perché è finito il momento emotivo, a prescindere dalle vittime del terremoto che ci procureranno sempre dolore».

De Angelis, difeso dall'avvocato Franco Coppi, non ha commentato l'epilogo ma secondo quanto si è appreso è molto provato dalla drammatica vicenda. La condanna in primo grado per De Angelis era stata storica, la prima in assoluto tra gli oltre 200 filoni di indagine della maxi inchiesta aperta subito dopo la tragedia dell'Aquila dall'allora procuratore della Repubblica Alfredo Rossini, scomparso circa un mese prima della condanna, e condotta dal sostituto Fabio Picuti.

Di questi filoni, 19 erano approdati alla fase dibattimentale e il processo per via Generale Rossi era stato il primo a cominciare, alla fine del marzo 2011. A parziale riforma della sentenza di primo grado (3 anni di carcere) emessa dal giudice del tribunale dell'Aquila, Giuseppe Romano Gargarella nell'ottobre 2012, il 10 febbraio 2015 i giudici d'Appello avevano condannato De Angelis ad un anno e 11 mesi di reclusione per i reati di disastro colposo, crollo di edificio, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime.

Il sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione Aldo Policastro nell'udienza decisiva di oggi ha chiesto la conferma della sentenza d'Appello.

Il dibattimento nel "Palazzaccio" di piazza Cavour, si è concluso intorno alle 14, dopo di che i giudici si sono riuniti in camera di Consiglio. In serata è arrivata la sentenza di assoluzione del collegio presieduto da Claudio D'Isa con Andrea Montagni come relatore, quest'ultimo già parte del collegio che ha sentenziato sul processo alla commissione Grandi rischi.

Nel corso dell'udienza di oggi, il legale di De Angelis, Franco Coppi, aveva chiesto l'annullamento della sentenza e l'assoluzione per il suo assistito. Coppi ha contestato, inoltre, una presunta discrepanza tra le risultanze tecniche della perizia svolta in primo grado da Ezio Giuriani ed Enzo Siviero, entrambi docenti presso la facoltà di Architettura di Venezia, e le argomentazioni del giudice Grieco. Sempre in primo grado altri 2 imputati erano stati assolti con formula piena, assoluzioni sulle quali non c'era stato appello. Tra i legali di parte civile presenti in aula, Wania Della Vigna e Guido De Luca che assistono una studentessa sopravvissuta.