L'INCHIESTA

Truffa e associazione a delinquere, chiusa l’inchiesta su Di Lorenzo

Indagati anche la moglie e i figli

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Truffa e associazione a delinquere, chiusa l’inchiesta su Di Lorenzo

Silvio Di Lorenzo

LANCIANO. La Procura di Lanciano ha chiuso l’inchiesta per presunta associazione a delinquere finalizzata alla truffa alla Honda di Atessa che coinvolge l’ex manager Silvio Di Lorenzo, per 30 anni direttore dello stabilimento, nonché vice presidente di Honda Italia.

Il provvedimento è stato firmato nei giorni scorsi dal procuratore Francesco Menditto prima del suo trasferimento alla procura di Tivoli, dove ieri ha cominciato la sua nuova avventura professionale.

Insieme a Di Lorenzo sono indagati la moglie, due figli e un imprenditore della zona.

L’inchiesta penale è nata a seguito di un esposto di 70 pagine presentata dalla Honda al tribunale delle Imprese de L’Aquila con foto, lettere, visure, email e relazioni tecniche.

L’azienda per cui Di Lorenzo ha lavorato per 30 anni lo ha accusato di aver creato danni per 10 milioni di euro.

E le accuse mosse nei suoi confronti dai suoi superiori sono pesantissime: sarebbe stato un «amministratore infedele», avrebbe messo in piedi «un sistema che scredita gravemente la società all'interno dell'azienda (presso i dipendenti), all'interno del gruppo Honda (con relativi vertici), all'esterno, con riguardo tanto ai fornitori che alle banche, ai concorrenti, ai clienti e distributori e anche agli organismi ed enti collettivi del territorio di Chieti, come sindacati, Confindustria, Camera di commercio».

La Honda dopo la fine del rapporto di lavoro dell'ex manager Honda ha reperito due lettere in cui si evince che Di Lorenzo si sarebbe aumentato autonomamente la sua retribuzione. Le lettere erano inviate a se stesso e firmate dallo stesso Di Lorenzo per accettazione. In un caso, sostiene l'accusa, l'ex manager avrebbe perfino agito «con scherno»: alla proposta a se stesso di un aumento di 2.581 euro mensili, Di Lorenzo avrebbe risposto con le parole “Grazie di cuore”.

«Il signor Di Lorenzo» scrive l'accusa «ha illecitamente impegnato Honda Italia per costi aziendali pari a 311.060 euro: a tanto ammontano le somme effettivamente corrisposte ... per questi due aumenti di retribuzione».

Secondo l'accusa i familiari di Di Lorenzo, la moglie, Giovanna e i figli Matteo e Francesco, avrebbero «consapevolmente permesso la creazione di complesse strutture societarie funzionali al disegno illecito del signor Di Lorenzo e anche a loro beneficio, attraverso le società Isola e Sirefid, oltre che, nel caso dei figli, attraverso ulteriori e specifiche condotte».

Di Lorenzo ha sempre respinto le accuse sostenendo che non fosse da solo a prendere le decisioni: «dopo 64 anni di lavoro, di impegno, di ostacoli superati e di obiettivi raggiunti», disse amareggiato quando scoppiò l’inchiesta, «non immaginavo di diventare oggetto di articoli di cronaca giudiziaria».

Adesso, dopo la chiusura delle indagini, gli indagati hanno 30 giorni di tempo per produrre memorie o chiedere di essere ascoltati. Poi la palla passerà nuovamente al pm che dovrà formulare la richiesta di rinvio a giudizio o di proscioglimento.