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Bussi, tensioni alle stelle tra riunioni, querele e il solito dubbio: chi paga?

Lagatta accusa Mazzocca di voler rallentare l’iter

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Ambiente: inquinamento aria, arriva un comitato istituzionali

Mario Mazzocca

BUSSI. Alta tensione alla vigilia della riunione convocata dalla Regione per questa mattina a Pescara per la firma dell’accordo necessario ad avviare la reindustrializzazione del sito di Bussi.

Il sindaco Salvatore Lagatta sostiene che ci sia in atto un piano per far saltare l’accordo con la Filippo e il primo cittadino cita una lettera del sottosegretario all’Ambiente Mario Mazzocca che avrebbe scritto al Ministero indicando una serie di carenze che la bozza di accordo presenta.

Criticità, sostiene sempre il primo cittadino, non risolvibili in pochi giorni. Tra queste la non accertata e dichiarata capacità del nuovo imprenditore Filippi di far funzionare gli impianti esistenti.

Mancherebbe poi la garanzia finanziaria da parte del gruppo imprenditoriale rispetto alla bonifica e messa in sicurezza dell’area «a fronte di una gara d’appalto già svolta e sostenuta dalle somme detenute dall’ex commissario Goio», dice sempre Lagatta.

Ma Mazzocca smentisce la versione del sindaco («ennesimo tentativo di mistificazione della realtà»), annuncia querele e assicura che ha sempre lavorato perché la questione si chiuda nel più breve tempo possibile.

Per il sottosegretario le affermazioni di Lagatta sarebbero «di una gravità inaudita» e dice chiaramente che «saranno poste all’attenzione dei competenti organi giudiziari».

Mazzocca assicura di non aver inviato lettera alcuna a chicchessia: «ho costantemente lavorato per contribuire alla soluzione dei problemi. Tanto in passato quanto nel presente».

Il sottosegretario spiega di aver fornito una serie di considerazioni e valutazioni oggettive, sia nel merito che nella sostanza, proprio per definirne tutti i contenuti.
E se sono state sollevate talune perplessità, Insiste Mazzocca, ciò è avvenuto a tempo debito, ovvero due settimane or sono circa (non due giorni fa), direttamente ed esclusivamente al presidente D’Alfonso.

Sulle stesse si è continuato, insieme ai preposti uffici regionali, racconta ancora il sottosegretario, a lavorare «alacremente e costantemente» nella direzione del superamento delle problematiche, anche solo potenzialmente rilevanti, nell’intento di correggere alcune incongruenze "che, se meglio e puntualmente declinate" avrebbero contribuito "ad evitare possibili fraintendimenti e quindi ipotetici e non augurabili ulteriori ritardi".
Tant’è che lo stesso presidente D’Alfonso, per stamattina, fa notare il sottosegretario, ha convocato una riunione (non una 'Conferenza dei Servizi') ' per agevolare ed accelerare i processi decisori relativi all’accordo da sottoscrivere': «l’occasione, dunque, non è (non è mai stata) finalizzata alla immediata materiale stipula dell’atto», sottolinea Mazzocca.
A conferma di ciò c’è anche la nota della Direzione Generale del Ministero dell’Ambiente che, nel comunicare la sua partecipazione a mezzo di video-conferenza, informa la Regione circa il permanere di alcune criticità.

Comunica, fra l’altro ed a titolo di esempio, come «il trasferimento a titolo gratuito delle aree di proprietà Solvay (ricadenti nel SIN, ma non solo …) al Comune di Bussi sul Tirino e/o a società di trasformazione urbana promossa dallo stesso Ente - con conseguente assunzione di responsabilità da parte del Comune» sia «poco sostenibile e non valutata all'interno dell'Accordo». Inoltre, il Ministero sostiene come non emerga «con chiarezza chi eseguirà gli interventi di "messa in sicurezza operativa" nell’area ex Medavox» e che, in ordine alla «cessione a prezzo di mercato del diritto reale di superficie sugli impianti, immobili e beni aziendali al gruppo Uniholding-Unichimica», risulterebbero «quanto meno dubbi i presupposti dell'accordo … senza che, ad oggi, i potenziali sottoscrittori abbiano avuto contezza di un atto di compravendita tra Solvay e Unichimica-Uniholding SpA».
«Ritengo che le questioni sollevate dal Ministero, in larga parte derivanti dall’applicazione della vigente normativa, siano risolvibili con un ulteriore sforzo da parte di tutti gli attori in campo», commenta Mazzocca. «Non certo, però, in un clima da caccia alle streghe, bensì in condizioni di serenità e chiarezza, sostantivi che hanno sempre contraddistinto il nostro operato».


CHI PAGA

Intanto nell’aria c’è sempre la solita domanda: chi pagherà la bonifica di Bussi?

«Il timore è che si stia andando verso una direzione che rischia di scaricare i costi veri sui cittadini», sottolineano Legambiente, Wwf, Arci, Bussi ci riguarda, Ecoistituto Abruzzo, Italia Nostra, Lipu, Marevivo, Mila Donnambiente e Pro Natura che evidenziano le criticità dell'accordo e sottolineano che «il progetto di bonifica non risolve il problema della discarica Tremonti e dell'area industriale che continuano ad inquinare. Neanche convince - dicono - la mera 'messa in sicurezza' ai fini della reindustralizzazione dell'area di proprietà di Solvay ed oggetto dell'accordo di programma».

«Questo - aggiungono gli ambientalisti - non significa essere contro l'azione la riconversione industriale e lo sviluppo economico produttivo dell'area in questione che noi ci auspichiamo vada nella direzione di insediamento di nuove industrie green ma su 'come' questo sta avvenendo o dovrà avvenire. Quello che Bussi aspetta da anni è innanzitutto un vero e serio progetto di bonifica totale delle aree inquinate e non le 'tombature' ad oggi proposte. L'accordo di programma deve scongiurare ulteriori potenziali aggravi per il pubblico legati all'azione di bonifica, perché il danno causato da chi ha inquinato non può sempre essere scaricato sui cittadini, prassi ormai tutta italiana».

A Ministero, Regione e Comune le associazioni chiedono di valutare con attenzione i contenuti dell'accordo in esame e di scongiurare azioni che possano ripercuotersi negativamente sul futuro di questo territorio già gravemente compromesso e di mettere a repentaglio il futuro delle nuove generazioni.

BUSSI Nota Mattm Prot.9311 20 Mag16