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Sanitopoli: Paolucci diffamò i pm? A luglio la sentenza

A processo anche giornalista del Tg3

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Sanitopoli: Paolucci diffamò i pm? A luglio la sentenza

CAMPOBASSO.  Sarà emessa il prossimo 7 luglio la sentenza per diffamazione a danno dei pm Giampiero Di Florio, Giuseppe Bellelli e Nicola Trifuoggi del novembre 2011 che vede imputati Silvio Paolucci, all'epoca dei fatti segretario regionale del Pd, e il giornalista Silvano Barone della Tgr Abruzzo della Rai.

Negli ultimi 5 anni lo scenario è completamente cambiato: oggi Paolucci è assessore regionale alla Sanità, Trifuoggi ha lasciato la magistratura ed è diventato vice sindaco de L’Aquila al fianco del sindaco del Pd, Massimo Cialente, i due pm sono entrambi procuratori capo, Di Florio a Vasto e  Bellelli a Sulmona mentre Del Turco è ancora fuori dalla politica con sulle spalle una condanna in secondo grado proprio per quella maxi inchiesta sulla sanità regionale.

Ma questo processo ha il potere di far riassaporare gli umori del quel periodo, un periodo difficile, con il Pd sventrato dalle inchieste della Magistratura (D’Alfonso, Cantagallo, Del Turco…) e il giovane Silvio Paolucci chiamato a prendere le redini di un partito praticamente distrutto.

In un comunicato stampa l'allora segretario del Pd aveva accusato il pool dei magistrati, che aveva dato vita all'inchiesta sulla Sanitopoli abruzzese con all'arresto dell'allora capo della Giunta regionale Ottaviano Del Turco, di continuare «ad usare due pesi e due misure nei confronti di sinistra e destra».

Il giornalista aveva riportato le frasi del comunicato.

In udienza Barone ha spiegato di aver fatto il proprio mestiere di cronista senza mai aver voluto diffamare

nessuno.

   Di Florio e Bellelli hanno ritirato la denuncia ai danni di entrambi, mentre è rimasta la querela di Trifuoggi.

 

Quelli furono anni molto caldi: da un lato l’inchiesta che sconvolse la giunta regionale dell’epoca, bruscamente interrotta dall’arresto del presidente Del Turco, dall’altro la procura di Pescara finita nel mirino della stampa, soprattutto nazionale, che in più modi tentò di demolire le ipotesi accusatorie dei magistrati.

In quegli stessi mesi, infatti, l’allora procuratore capo e i due pm denunciarono anche il Tg5, ovvero il direttore Clemente J. Mimun e il giornalista Alberto Cappato.

I due erano finiti nel mirino della procura della Repubblica di Campobasso, con l'ipotesi di reato di diffamazione aggravata perché in un servizio veniva detto che nel «Caso Del Turco una perizia della difesa fa crollare la prova regina dell'accusa». Secondo il Pm si sarebbe voluta creare «une suggestione dell'opinione degli ascoltatori, indotti a valutare assai negativamente l'operato e lo stesso profilo professionale e morale degli stessi».

Ma in quel caso il Gip ha assolto i due giornalisti, con la formula "il fatto non sussiste".