IL VERDETTO

Sisma L'Aquila: casa studente, Cassazione conferma condanne

Morirono 8 ragazzi

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Sisma L'Aquila: casa studente, Cassazione conferma condanne

        

L’AQUILA. La quarta sezione penale della corte di Cassazione ha confermato le quattro condanne per il crollo della casa dello studente avvenuto il 6 aprile 2009 in cui ci furono otto vittime.

Quattro anni per Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone e Berardino Pace, tecnici del restauro alla struttura eseguito nel 2000, e due anni e sei mesi per Pietro Sebastiani, tecnico dell'Adsu e presidente della commissione di collaudo.

Le accuse nei confronti degli imputati erano di omicidio colposo, disastro e lesioni.

   Alla lettura della sentenza da parte del presidente del collegio giudicante Rocco Blaiotta scene di commozione tra i numerosi famigliari delle vittime e i legali di parte civile presenti in aula.

Stamattina si era chiusa la fase dibattimentale del processo: il sostituto procuratore Oscar Cedrangolo aveva chiesto la conferma delle quattro condanne per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni, ma con la rideterminazione della pena per la concessione delle attenuanti generiche.

   Le difese avevano chiesto, tra le altre cose, di dichiarare il reato estinto per prescrizione dal momento che secondo loro i termini sarebbero scattati da quando sono avvenuti i lavori contestati nelle accuse, quindi dal 2000.

«Conosciamo perfettamente il processo e tutti i motivi di ricorso, quindi è inutile che ci ripetiate cose che già conosciamo», aveva cominciato in mattinata il presidente del collegio della quarta sezione penale della Cassazione, Rocco Blaiotta, alle ore 12.20 ha dato il via al processo, concluso in circa due ore e mezzo. In aula c'erano presenti numerosi famigliari delle otto vittime del crollo e i tanti legali di parte civile.

Nella casa dello studente morirono Luca Lunari, Marco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Francesco Esposito, Hussein Hamade (detto Michelone), Alessio Di Simone.


LA SENTENZA DI SECONDO GRADO

Secondo i giudici di secondo grado, «i profili di colpa contestati concernono proprio il mancato espletamento di quelle verifiche, necessarie a fronte dell’invasività degli interventi edilizi progettati e realizzati, che avrebbero consentito di valutarne le conseguenze».

La responsabilità specifica di Sebastiani sarebbe stata invece quella di «aver presieduto alle operazioni di collaudo senza verificare opportunamente se le prescrizioni previste dai titoli autorizzativi fossero state ottemperate».

Un collaudo che, secondo la Corte, «doveva valutare la regolarità delle opere realizzate non sotto il profilo formale, ma in relazione alle ripercussioni sulla staticità dell’edificio, considerata anche la sismicità della zona».

Il suo ruolo, insomma, imponeva a Sebastiani «una valutazione obiettiva delle opere, indipendentemente dalla denominazione utilizzata” e soprattutto il responsabile Adsu “non poteva ‘fidarsi’ delle asseverazioni e della documentazione proveniente dai progettisti e direttori dei lavori, il cui operato doveva essere, invece, l’oggetto del controllo».

Nelle prossime settimane arriveranno invece le motivazioni della Cassazione.