VERGOGNE E VELENI

Sorpresa: dopo 4 anni si ammette che sotto la City ci sono veleni

Preoccupa il valore del manganese scoperto nel 2012 ma le analisi sono rimaste “congelate”

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Sorpresa: dopo 4 anni si ammette che sotto la City ci sono veleni

Il cantiere

PESCARA. Il dubbio diventa in un attimo certezza: il sito della City è contaminato e deve essere tenuto sotto controllo, bonificato e sottoposto ad una procedura amministrativa di monitoraggio e messa in sicurezza.

La scoperta salta fuori a cose fatte, a conferenza di servizi terminata, a cantiere iniziato e solo dopo l’inizio delle indagini della Squadra Mobile di Pescara, un dettaglio, questo, che non può essere trascurato. Proprio le indagini della polizia hanno evidenziato come tutta la procedura amministrativa che ha coinvolto vari enti pubblici sia stata viziata se non altro da profonda trascuratezza.

L’inchiesta penale è stata chiusa da qualche settimana con 15 indagati tra amministratori e tecnici ai quali vengono contestati i reati di abuso d’ufficio e abuso edilizio.

La perizia tecnica della procura ha evidenziato una miriade di dimenticanze e incongruenze che hanno fatto pensare alla procura ad una “misteriosa spinta occulta” della Regione all’acquisto proprio degli immobili de La City, spinta di cui si è avvertita l’esistenza già dal 2010 e che oggi è meno occulta ed ha le sembianze del presidente Luciano D’Alfonso che ogni volta che può ribadisce che il suo obiettivo principale è quello di portare a termine l’affare da oltre 42 mln di euro, il prezzo per l’acquisto degli immobili ancora in costruzione.

Ora, però, dopo i veleni generati dalla inchiesta che ha attirato su di sé gli strali dello stesso presidente (l’attacco all’investigatore Giancarlo Pavone rimarrà nella storia) e poi a ruota degli stessi imprenditori indagati, spuntano fuori i veleni veri della vecchia e dismessa fornace Tinaro, sparita da anni e dove la società proponente (Iniziative immobiliari abruzzesi spa con a capo Marco Sciarra) aveva assicurato di aver fatto opere di bonifica.

Il consulente della procura dopo aver analizzato le carte aveva espresso dubbi in ordine al «mancato rispetto della prescrizione in materia di tutela ambientale richiesta fin dalla fase iniziale di Conferenza dei Servizi per l’approvazione del Piano attuativo».

Il Comune da una parte «prende atto che l’area interessata è considerata a rischio potenziale di inquinamento», e viene posta come condizione vincolante «che il rilascio di eventuali autorizzazioni edilizie sarà subordinato alla positiva conclusione del procedimento tecnico/amministrativo volto all’abbattimento del rischio di inquinamento ai fini insediativi».

Eppure il Comune una prima volta rigetta «un’autocertificazione di avvenuta conclusione del processo di bonifica ambientale inoltrato dalla società Iniziative Immobiliari Abruzzesi S.p.a.», ma poi nel fascicolo non vi è traccia di alcun altro documento attestante il completamento a buon fine dell’analisi ambientale.

Dunque prima si conclude la procedura e poi si dà il permesso di costruire. La procedura non si è conclusa ma il cantiere è stato aperto lo stesso.

Fino a qualche giorno fa, dunque, c’era più di un sospetto sul versante ambientale , sospetto che è divenuto certezza quando a giugno 2015 -quasi in perfetta coincidenza con l’inizio delle indagini della procura su La City- il Comune di Pescara si ricorda della procedura iniziata nel 2010 che riguarda proprio lo stato dei luoghi e la bonifica e se lo ricorda grazie ad una missiva della stessa ditta.


2010 CONFERENZA DI SERVIZI E MONITORAGGIO

Il responsabile del servizio Geologia dei siti contaminati del Comune, Edgardo Scurti ed il dirigente Tommaso Vespasiano, scrivono a Regione, Asl, Arta e alla ditta per ricordare che nel 2010 la conferenza dei servizi aveva prescritto lo svolgimento di un programma di monitoraggio approvato il 19 gennaio 2011 mentre la prima campagna di misurazione è stata effettuato il 1 agosto 2011 che «non ha evidenziato superamenti dei parametri».

Poi un lungo silenzio durato 4 anni, fino ad aprile 2015, mentre i lavori iniziavano, quando la società invia al Comune i risultati di quei monitoraggi delle acque sotterranee del 2011 in cui si rileva «la conformità» delle concentrazione di diverse sostanze cercate ad eccezione «del manganese nel punto di prelievo S4 nel prelievo del 20 marzo 2012».

Dunque, ricapitolando, nel 2010 si stabilisce che è necessario un monitoraggio, nel 2011 si fanno le prime analisi, nel 2012 emerge un superamento relativo al manganese ma solo nel 2015, tre anni dopo , la ditta informa il Comune di questo dato.

A chiarire definitivamente la vicenda è una nota dell’Arta, ma solo il 12 aprile 2016 (mentre la stessa agenzia era al corrente dei superamenti appunto dal 2012…) nella quale si ricorda come ad aprile 2015 la società Iniziative immobiliari abruzzesi spa abbia richiesto il parere conclusivo del procedimento ambientale che però non può ottenere proprio a causa di quell’unico superamento, nonostante anche il Comune spinga per la chiusura della procedura ambientale.

Ma l’Arta ricorda a tutti che le analisi riportavano una concentrazione di 870 mg per litro di manganese nell’acqua che è un parametro molto al di sopra di quello stabilito dalla legge (50) e un pò meno rispetto a quello stabilito nel 2014 dalla Regione (154).

«Valori superiori a 154 stabiliscono la contaminazione del sito» come appunto nel caso del sito del cantiere de La City.

A questo punto, solo meno di un mese fa, l’Arta ordina misure di prevenzione e la messa in sicurezza della falda «che ad oggi non risultano».

“Un problema di poco conto che verrà subito risolto” diranno sicuramente all’unisono ditta e Regione, senza alcun tipo di imbarazzo per una vicenda che non rassicura e dove gli enti pubblici sembrano distratti, incapaci e per nulla garanti né di norme né dell’interesse pubblico. E magari senza commettere un solo reato.

a.b.