TRANSAZIONE FINALE

Prestito Ifis, accordo da 3 mln di euro per il Comune di Francavilla

L’amministrazione pagherà in 8 rate fino al 2023

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Comune di Francavilla

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FRANCAVILLA AL MARE. Accordo transattivo tra il Comune di Francavilla e Banca Ifis. La storia dopo 10 anni difficili sembra conclusa.

L’amministrazione ha riconosciuto come crediti dovuti alla Banca Ifis 3.180.063 euro che si è detta disposta a versare in 8 rate annuali da 397 mila euro l’una entro il 31 gennaio 2023 rinunciando alla domanda riconvenzionale.

La Banca Ifis ha accettato la proposta rinunciando agli interessi maturati e ai danni. Secondo l’accordo transattivo un eventuale ritardo che superi i 15 giorni nel pagamento di ciascuna rata darà facoltà all’Ifis di intimare la decadenza del beneficio del termine del 2023 esigendo il versamento della somma in un’unica soluzione.

Cos'è il debito Ifis e a cosa è servito? Ce lo ricorda l’avvocato Davide Campli che ha difeso il Comune: «si tratta di un debito di oltre 10 milioni e mezzo di euro contratto dal Comune di Francavilla tra il 2005 e il 2007, mediante una operazione che prevedeva un'anticipazione di cassa all'amministrazione comunale dalla banca Ifis, in cambio della cessione delle future entrate della società comunale di riscossione Risco e della So.g.e.t.». Sette milioni sono già stati restituiti, mancavano i 3 per i quali si è arrivati all’accordo transattivo.

Negli anni scorsi per gli amministratori del Comune era arrivata anche una sanzione perché il prestito era stato chiesto e ottenuto nella forma di un factoring che la legge vieta agli Enti locali: al massimo infatti la Giunta può chiedere al Tesoriere del Comune un’anticipazione di cassa pari ai 3/12 delle entrate registrate nel penultimo esercizio precedente. In questo caso, invece, a fronte di un rifiuto del Tesoriere, la Giunta ha aggirato il divieto attraverso una serie di delibere che hanno fruttato un prestito di 10 milioni e 618 mila euro.

a Procura si era mossa a seguito di una denuncia dei revisori dei conti e della successiva indagine della Gdf di Chieti che avevano cristallizzato questa situazione: 10 milioni e 568 mila euro il totale erogato dall’Ifis, 7 mln e 875 mila restituiti, 913 mila euro di interessi, 409 mila di commissioni factoring e 4.500 euro di massimo scoperto.

Per il pm c’erano «elementi di illegittimità e chiari profili di danno erariale»: il factoring per il Comune è vietato, non si può finanziare così la spesa corrente, i crediti ceduti non erano né certi né liquidi e addirittura ancora da accertare, la cessione era avvenuta pro-solvendo e non pro soluto (cioè il rischio rimaneva a carico del Comune), la competenza sui debiti è del Consiglio e non della Giunta, infine non era stata indetta la gara per individuare la banca a cui chiedere il prestito.

In sostanza la “colpa grave” è consistita nel fatto che a fronte di un’operazione così complessa, nessuno della Giunta aveva approfondito gli aspetti tecnici di questo prestito.