IL PASSATO CHE RITORNA

Bancarotta fraudolenta, indagati Di Tizio e De Nicola

Ma l’ex dg respinge le accuse

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Bancarotta fraudolenta, indagati Di Tizio e De Nicola

De Nicola

 

 

CHIETI. L’ex direttore generale della Carichieti, Francesco Di Tizio, e l’imprenditore di Francavilla (scuole private e sanità) Carmine De Nicola, sono indagati per bancarotta fraudolenta.

La notizia la riporta questa mattina il quotidiano Il Centro, secondo cui la Finanza starebbe indagando su un buco da ben 14 milioni di euro ovvero la cifra che l’istituto di credito teatino, commissariato, vicino al fallimento e rinato da pochi mesi sotto il nome di Nuova Carichieti, avrebbe concesso a Di Nicola nel 2007 per la sua società Sicof, poi fallita nel 2015. Ma quei denari non sono mai stati restituiti.  

Nella stessa indagine sono indagati -sempre per bancarotta fraudolenta- anche Luigi De Vitis, capoarea della filiale Carichieti di Pescara e due tecnici autori delle perizie su due terreni di Chieti e un immobile di Francavilla di De Nicola.

La procura sostiene che le perizie di Carlo Massimo Rabottini, perito di De Nicola, e il pescarese Franco De Donatis, perito della banca ed ex ufficiale dei carabinieri, siano state gonfiate.

Problemi anche per l’attuale consigliere di centrodestra Guerino Testa che è accusato di aver distratto, insieme De Nicola e Di Ianni, i 14 milioni del mutuo ottenuto dalla Carichieti «a vantaggio di un’altra società sempre di De Nicola: con l’accordo dei tre, i fondi ottenuti dalla Sicof sarebbero stati girati con un maxi bonifico a un’altra società, la Smc, con l’obiettivo di “incrementi patrimoniali”», riporta Il Centro.

Il teorema dell’accusa che si trascina da molti anni vede al centro proprio Di Tizio che avrebbe favorito, dice la Finanza, la pratica dell’«amico» imprenditore «indirizzando e orientando fraudolentemente il cda della banca». In cambio avrebbe ricevuto l’assunzione da parte di De Nicola di 2 parenti e alcune regalie (bottiglie di vino e un cellulare).

Ma Di Tizio, sempre sul Centro, smentisce tutto: non solo il fatto che possa aver pilotato la pratica («ero il direttore che portava al cda una proposta già vagliata dai tecnici, senza aggiungerci una virgola») ma anche che due suoi parenti siano stati assunti dall’imprenditore di Francavilla.

Il fratello e la cognata, racconta entrando nei dettagli, avevano contattato De Nicola perché lo conoscevano e in particolare la cognata aveva un contratto precario da 700 euro al Sund. Decisamente troppo poco, sottolinea Di Tizio, per poter immaginare che sia un favore a fronte del mutuo da 14 milioni di euro. L’ex direttore generale smentisce anche che lui e De Nicola fossero amici: solo rapporto cordiale tra direttore e cliente.

E queste sono per Di Tizio settimane particolarmente difficili. Alcuni giorni fa infatti è partita l’azione di responsabilità verso i vecchi vertici della Carichieti e dalle altre tre banche (Etruria, Banca Marche, Carife) commissariate dal Governo Renzi.

Ad inviare prima una diffida, poi la messa in mora e per chi non pagherà la citazione in giudizio è stata Bankitalia facendo recapitare raccomandate, tra gli altri,   agli ex direttori generali, Francesco Di Tizio e Roberto Sbrolli, e agli ex presidenti della banca, Tito Codagnone e Mario Falconio.

Nella richiesta di pagamento (208 milioni di euro) si parla chiaramente di «mala gestio» e di «ingentissimi danni» provocati.

Su De Nicola, invece, pende un’altra tegola ovvero l’inchiesta, già chiusa, della procura di Pescara che gira intorno ad una presunta evasione milionaria. Insieme a lui sono indagate altre 25 persone.

I reati contestati dalla Procura della repubblica di Pescara, che ha lavorato molto anche sull’ipotesi di associazione finalizzata ad evadere le tasse e di riciclaggio, traggono origine dall’evasione fiscale su Iva ed Imposte dirette per un importo accertato di 6 mln di euro a carico di De Nicola, cifra che negli anni con gli interessi e le sanzioni è lievitata fino ad almeno 12-15 mln.

In aggiunta mancano i contributi previdenziali non versati all’Inps per tutti i dipendenti delle varie società e cooperative che operavano in vari settori e che venivano create e poi sciolte rapidamente prima delle verifiche fiscali.

Tutto questo,  sommando tutti gli importi, fa lievitare l’evasione complessiva contestata ad oltre 20 mln di euro per i quali è stato proposto il sequestro per equivalente di beni, partecipazioni, conti correnti e quant’altro nella disponibilità di Carmine De Nicola.

Quella brutta stagione, per certi versi chiusa, torna come una ossessione a tormentare la vita locale, segno che quel passato ritorna.

La stessa ossessione che ha Di Tizio nei confronti proprio di quella stagione che cerca di far cancellare in tutti i modi. Già all’epoca scatenò la sua ira citando in giudizio PrimaDaNoi.it per un risarcimento danni milionario ma più di qualcuno consigliò di non perseverare nel passo falso. Un paio di anni fa sempre Di Tizio ha continuato con gli strali giudiziari chiedendo la cancellazione di alcun articoli che riportavano fatti veri sulle gesta della Carichieti ai suoi tempi ed a lui non graditi. Il giudice chiuse la causa ancor prima di affrontare il merito. Non contento è tornato nuovamente all’attacco, attraverso il suo avvocato, spiegando che quegli articoli (veri) sono oggi diffamatori e ledono la sua reputazione.

Ma a quanto pare non potremo dimenticarci facilmente di quella ancora oscura pagina locale.