FALLIMENTO

Ex Carichieti, sentenza sul fallimento entro due mesi

Poi potrebbe aprirsi il procedimento penale

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CARICHIETI

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CHIETI. Parte oggi a Chieti il processo che dovrebbe portare alla dichiarazione di fallimento della vecchia Carichieti.

L’udienza si terrà davanti al giudice delegato Nicola Valletta e ovviamente non riguarderà  la Nuova Carichieti guidata oggi da Salvatore Immordino. Il responso che emergerà da questo procedimento non inciderà infatti sul destino della nuova realtà che si avvia verso l’acquisizione di un grande gruppo insieme alle altre tre banche finite nel “salva banche”.

L’istanza di fallimento è stata presentata nei mesi scorsi  dal commissario liquidatore che ha chiesto la dichiarazione dello stato di insolvenza per la vecchia banca. Un passo inevitabile.

Carichieti è stata commissariata nel settembre del 2014 dopo che un’ispezione condotta nella primavera dello stesso anno, definita decisiva da Banca d’Italia, fece emergere, oltre al marcato peggioramento dell’intero quadro economico-patrimoniale, irregolarità e violazioni normative di particolare gravità ovvero un persistente contesto di opacità informativa nei confronti della Vigilanza; incoerenza dei processi decisionali; gravi anomalie nell’amministrazione; assenza di autonomia di giudizio della banca rispetto alla Fondazione controllante; gestione non rigorosa dei rapporti con parti correlate.

Al 31 dicembre del 2013 la ‘vecchia’ Carichieti aveva sofferenze per 453,8 milioni e previsioni di perdite per 304,7 milioni.

L’avvocato di Roma, Massimo Bigerna, nominato commissario dalla Banca d’Italia si è occupato nei mesi scorsi di redigere la relazione sullo stato di salute della vecchia Carichieti, e questa mattina sarà affiancato dall’avvocato Pierluigi Tenaglia, presidente dell’Ordine degli avvocati di Chieti.

Dopo aver ottenuto il via libera da Bankitalia, il documento è stato consegnato ai giudici civili di Chieti. Bigerna, in un lavoro mastodontico, ha dovuto mettere la testa nei conti dell’istituto di credito teatino e cercare di raccogliere le fila per verificare fin dove si è spinta la mala gestio e quale è la sua situazione economica e patrimoniale.

Sul piano giuridico la strada è ancora lunga: qualora per la Carichieti in liquidazione sarà acclarato lo stato di insolvenza, gli atti verranno trasmessi alla Procura della Repubblica che, sulla base del fallimento, può aprire un' inchiesta per bancarotta e altri reati fallimentari e far luce sull' operato dei vecchi amministratori e dirigenti.

Parallelamente in mano alla procura della città ci sono già le denunce (circa una ventina) dei possessori di obbligazioni subordinate che nella vicenda Carichieti che si sentono truffati.

Intanto nelle scorse settimane è partita l’azione di responsabilità verso gli ex vertici delle quattro banche salvate dal governo e per le quali fino ad ora sono stati solo i clienti a pagare. Lo ha confermato in audizione alla commissione Finanze al Senato il presidente delle quattro “new” bank,  Roberto Nicastro.

Tremano 21 persone, ex amministratori, dai vertici, ai direttori, al consiglio di amministrazione ai revisori dei conti della “vecchia” Carichieti almeno degli ultimi dieci anni, tutti quelli insomma che in qualche modo hanno avallato scelte, gestioni, “voli pindarici”, investimenti rischiosi e fidi agli amici, cioè circa 800 mln di euro di prestiti oggi in sofferenza o incagliati, in pratica soldi regalati a chi non li ha più restituiti.

In totale Nicastro ha spiegato di aver chiesto 208 milioni ai 21 soggetti individuati.

 Ad inviare prima una diffida, poi la messa in mora e per chi non pagherà la citazione in giudizio è stata Bankitalia facendo recapitare raccomandate   agli ex direttori generali, Francesco Di Tizio e Roberto Sbrolli, e agli ex presidenti della banca, Tito Codagnone e Mario Falconio.

 Poi c’è il plotone di consiglieri e altre figure gestionali: Franco Caroli, Giuseppe Di Marzio, Fabrizio Fusco, Ennio Melena, Giuseppe Martino, gli eredi di Nino Silverio, Vincenzo Farina,  Sebastiano Nasuti, Filippo Achille Rosa, Antonio Della Pelle, Domenico Di Fabrizio, Giuseppe Marone, Lucio Raimondi, Giovanni Angelozzi, Angelo Iecco, Massimo Sargiacomo, Giovanni Smargiassi, Basilio Ruscetta.

Nella richiesta di pagamento si parla chiaramente di «mala gestio» e di «ingentissimi danni» provocati.


60 GIORNI PER PRONUNCIARSI

Stamattina si sono costituiti volontariamente nel giudizio l'ex direttore generale di Carichieti Roberto Sbrolli, in carica al momento del commissariamento nel settembre del 2014, e tre ex amministratori della Banca.

Il collegio giudicante ha 60 giorni di tempo per pronunciarsi. La banca in liquidazione in questo procedimento è rappresentata dall'avvocato Pierluigi Tenaglia del Foro di Chieti. Davanti al giudice sono anche intervenuti gli ex commissari straordinari di Carichieti, Salvatore Immordino, che nel frattempo è stato nominato amministratore delegato, e Francesco Bochicchio.

Mentre la Banca d'Italia ha rimesso un parare a firma del governatore Ignazio Visco. «Evidentemente quando ci sono certi presupposti c'è l'obbligo da parte del commissario di fare l'istanza per la dichiarazione di stato di insolvenza, dopo di che c'è l'obbligo della relazione al Pm e poi ci saranno le eventuali azioni di responsabilità, le azioni penali nei confronti di eventuali responsabili del dissesto della banca - ha detto Bigerna margine dell'udienza. Non sono tanti i presupposti che vanno verificati per questa dichiarazione di insolvenza: il presupposto è che la procedura di liquidazione coatta non abbia le disponibilità per poter pagare i creditori. La dichiarazione di stato di insolvenza è quando la procedura non ha disponibilità tali da far fronte ai propri impegni nei confronti dei creditori. La procedura della liquidazione coatta della Carichieti non ha nessuna disponibilità attività, e quindi non è in grado di pagare nessun creditore, all'attivo c'è zero».