INCOMPETENZA PER MATERIA

Dk15, fogne e scarichi nel fiume: quanti pasticci nel passato

Il nuovo appalto ha un problema imprevisto

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Dk15, fogne e scarichi nel fiume: quanti pasticci nel passato

PESCARA. Non si riesce ad emergere dalla marea di melma che ormai sta inondando la cronaca locale. L’inquinamento è un argomento che più ci si avvicina all’estate più diventa importante. Ma proprio questa scarsa lungimiranza ha caratterizzato l’azione amministrativa degli ultimi dieci anni.

Da un decennio si parla di collettori rivieraschi, di appalti che possono risolvere ogni problema di inquinamento ma l’impressione è che i pasticci del passato si ripercuotano con vigore oggi.

Ed il prezzo che si paga è comprensivo di interessi usurari…

Così nel 2016 si scopre che uno tra gli appalti più importanti ha grosse carenze di procedura: errore e sviste che minano la realizzazione.

Ieri c’è stato un a L’Aquila, presso la Soprintendenza, un incontro tra Comune di Pescara e Aca «per risolvere i problemi relativi all’iter dei lavori del DK15».

Dk15 è l’acronimo di un maxi appalto che si trascina da quasi un decennio e che non vede la fine tra lievitazione di prezzi ed interruzioni a più riprese. Dovrebbe portare al convogliamento di tutti gli scarichi per portarli al depuratore di Pescara ed impedire dunque scarichi diretti.

«Com’è noto a tutti», spiega il vice sindaco Enzo Del Vecchio, «la realizzazione del Dk15 ha un valore fondamentale per quanto attiene la questione ambientale del fiume, con riflessi determinanti anche sulla balneabilità del mare ed è per questo che l’Amministrazione ha sempre con vigore sostenuto il progetto dell’Aca, finanziato con fondi regionali, che punta a captare gli scarichi per convogliarli verso il depuratore. Ciò nondimeno in questi giorni abbiamo avuto contezza del fatto che il progetto mancava di un fondamentale passaggio, il parere vincolante della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo sulle lavorazioni in corso nell’area golenale. Un “vulnus” dell’iter procedurale per risolvere il quale ci siamo attivati subito, al fine di consentire il proseguimento e la definizione degli interventi nel più breve tempo possibile».


LA GRAVE MANCANZA

Dunque dopo anni ci si accorge di una «grave mancanza». Ci sarebbe anche da chiedersi come sia possibile che appalti così importanti vengano approntati con tale superficialità da parte di enti pubblici. Ma chi deve controllare che tutto sia in regola?

Proprio per cercare di chiarire e magari ricucire i rapporti con la Soprintendenza che lo stesso Comune di Pescara ha richiesto e ottenuto l’incontro con l’architetto Maria Giulia Picchione, a capo della Soprintendenza d’Abruzzo, la quale, sia telefonicamente nei giorni prima dell’appuntamento di ieri, «ha assicurato tutta la disponibilità al buon fine del problema, richiedendo che gli atti abbiano una procedura non dell’ultimo minuto, com’è accaduto nel caso del Dk15, in quanto, diversamente da come riportato dagli organi di stampa, la ditta appaltante ha prodotto solo in data 23 aprile la richiesta del previsto parere, una richiesta che il Comune ha trasmesso a L’Aquila quel giorno stesso».

E dopo l’incontro Del Vecchio sembra sollevato: «da parte della Soprintendenza abbiamo riscontrato la massima disponibilità ad evadere la richiesta nei tempi necessari e nell’ottica di una corretta e proficua collaborazione, mirata a consentire il completamento dell’opera citata. Va precisato che la procedura adesso comprende due distinte fasi: la prima sarà di sanatoria rispetto alla mancanza della richiesta di parere per le opere già effettuate sulle golene e la seconda è quella del rilascio del parere riguardante le parti non ancora interessate dai lavori e che ci preme portare a termine al fine di favorire l’entrata in funzione del sistema nel più breve tempo possibile».


LA FINTA GUERRA

Ma da giorni si assiste ad una finta guerra tra Comune e Aca che cercano di palleggiarsi responsabilità che dovrebbero essere distribuite equamente per quanto fatto e non fatto in passato.

Così i una nota stizzita la società pubblica che gestisce il servizio idrico e fognario dice che «l'Aca, è bene ricordarlo, è subentrata nei lavori in corso d'opera nel 2015, e dopo che l'Ato aveva concluso l'iter per l'approvazione del progetto sette anni prima. E' sorprendente essere costretti, nel 2016, a risolvere un problema ereditato da chi ha omesso di coinvolgere nell'approvazione del progetto l'amministrazione preposta alla tutela ambientale. Il ritardo comporterà sicuramente un aggravio dei costi di cui dovrà farsi carico il responsabile di questo errore. Siamo certi che la Sovrintendenza, alla luce dell'importanza strategica dell'opera, non farà mancare il proprio impegno alla soluzione del problema».

Sorprendente è una parola che ritorna spesso ultimamente così come errori palesi che ricadono sulla collettività. Altrettanto spesso (praticamente sempre) a mancare sono sempre i responsabili che riescono a farla sempre franca e che visto che hanno commesso errori gravi andrebbero quantomeno allontanati per evitare ulteriori danni.

Invece è la collettività tutta che dovrà pagare ma solo perché in realtà non c’è una vera volontà di risolvere i problemi una volta per tutte.

E in questi giorni ritorna alla mente un altro momento fondamentale del rapporto Comune, Ato e Aca e cioè il 2004 quando il Comune cedette le reti idriche e le fogne al’Ato che poi le trasferì a sua volta all’Aca.

Nella delibera del Comune (eravamo in piena era "D’Alfonso 1") firmata dall’allora dirigente Giampiero Leombroni a mancare è il dettaglio analitico di quello che si cede. In pratica con la dicitura generica di rete idrica e di rete fognaria si cede un bene che in realtà non viene né valutato nel suo valore né indicato nello specifico. Questo comporta una spoliazione per l’ente pubblico ed un arricchimento per la società che non viene quantificato nella determina comunale.

Il problema ulteriore è che non essendoci elenchi analitici e mappe il Comune non indica le zone coperte dalla rete e di conseguenza quelle ancora scoperte e dopo dieci anni la cronaca è costretta a registrare palazzi che si scopre non essere allacciati alla rete fognaria.

Inoltre sempre per la mancanza di mappe analitiche (si presume) si scoprono ogni giorno scarichi abusivi alcuni anche molto datati di cui non si comprende l’esistenza visto che per realizzare uno scarico abusivo c’è bisogno di fare lavori, chiedere autorizzazioni e sottostare ai controlli del Comune.

Già "controlli", questi sconosciuti....