PEDALARE

Montesilvano, pista ciclabile contestata: «costa 120mila euro a chilometro»

Polemiche per la riduzione dei marciapiedi. Appalto a Cardinale sas di Rosciano

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

562

Montesilvano, pista ciclabile contestata: «costa 120mila euro a chilometro»

Pista ciclabile

 

MONTESILVANO. Ad alcuni il progetto non piace, anzi sarebbe pieno di falle se non irregolarità. La Provincia di Pescara invece oggi è scesa in trincea a difendere il progetto Bike to Cost che dovrebbe collegare nel tratto pescarese l’intera costa.  

Con determinazione n. 165 del 02/02/2015 è stato approvato il progetto esecutivo dell’importo complessivo di € 1.100.000,00 di cui 715.526,16 per lavori a base di appalto e successivamente, con determinazione 1436/2015 i lavori sono stati definitivamente aggiudicati alla ditta Cardinale sas di Rosciano per l’importo netto di € 671.17,77.

 

Nel tratto di Montesilvano preso di mira dall’architetto Giuseppe Di Giampietro, sperto urbanista, l’intervento pubblico sarebbe «inadeguato, fuori norma, incoerente, dannoso o immotivatamente costoso per la comunità».

Secondo Giampietro la sola Via (la valutazione di impatto ambientale) non «può garantire da errori e sviste costose per la comunità, essendo riservata a limitate categorie di opere».

Secondo l’architetto occorrerebbe una nuova norma regionale che prescrivesse che per le opere al di sopra dei 100mila euro che  modificano le caratteristiche fisiche e funzionali dell'ambiente esistente (per includere, ad esempio, il taglio di alberi importanti), finanziata da fondi pubblici o che comunque gode di contributi e agevolazioni pubbliche, «il progetto o documento autorizzativo deve essere pubblicato on line almeno 30 giorni prima dell'approvazione del progetto definitivo, e l'avviso di pubblicazione notificato sulla stampa locale, per ricevere osservazioni, proposte di modifica o miglioramento da parte di cittadini e portatori di interesse locali».

 Le osservazioni e controdeduzioni dell'ente approvante, obbligatorie e motivate,   dovrebbero essere inserite nell'atto di approvazione e pubblicate insieme al progetto.

 

Nel tratto di Montesilvano si parla di 2,3 km di piste di nuova realizzazione e 3km di adeguamenti dell'esistente, per un totale di 5,3km.

 La larghezza complessiva minima della pista ciclabile, con due corsie contigue dello stesso od opposto senso di marcia, è di 2,50 ml. La larghezza dello spartitraffico fisicamente invalicabile che separa la pista ciclabile in sede propria dalla carreggiata destinata ai veicoli a motore, non è inferiore a 0,50 ml.

Per quanto riguarda i costi si parla di 120mila euro a chilometro per i detrattori un costo troppo elevato per il tipo di opera che tra l’altro nel tratto appena realizzato a Pescara inizia già a sentire il peso dei cedimenti con il cemento scrostato e buche in più punti a meno di due anni dalla inaugurazione.

 

I lavori che la Provincia di Pescara ha da poco avviato sul cantiere del tratto costiero nord di “Bike to Coast” relativi al territorio del Comune di Montesilvano, sono stati oggetto di approfondimento nel corso di una conferenza stampa che si è svolta oggi in Provincia di Pescara, alla presenza del presidente Antonio Di Marco, dell’ing. Paolo D’Incecco, dirigente lavori pubblici, degli assessori di Montesilvano Valter Cozzi (lavori pubblici) e Fabio Vaccaro (mobilità e ambiente), e del responsabile del procedimento della Provincia, Mario Lattanzio.

Nel corso dell’incontro, sono state ripercorse tutte le tappe che hanno partato all’esecutività del progetto e all’inizio dei lavori.

«La pista ciclabile – ha esordito il Presidente Pd, Antonio Di Marco - è stata progettata conformemente al "Regolamento recante norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili" (D.M. LL.PP. n. 557 del 30/11/1999). Con il finanziamento reso disponibile dalla regione di 1.100,00 euro, a valere sui fondi PAR/FAS 2007/2013 per i tratti mancanti di Bike to Coast si sta effettuando, a Montesilvano, l’adeguamento di un tratto di pista ciclabile in sede propria a doppio senso di marcia, la cui sede sarà fisicamente separata da quella dei veicoli a motore e dei pedoni attraverso gli spartitraffico fisicamente invalicabili (come è attualmente) ed un tratto di nuova realizzazione della pista ciclabile sia in sede propria che di tipo promiscuo pedonale e ciclabile».

 

 

La discussione si è incentrata soprattutto sulle scelte progettuali, contestate nei giorni scorsi.

«Tali scelte – ha detto Mario Lattanzio – sono derivate dalle disposizioni e dalle indicazioni intervenute nella Conferenza di Servizi  del 21/11/2014 e condizionate – ovviamente - dal contesto urbano esistente e dalle risorse economiche disponibili. Per la tratta interessante il Comune di Montesilvano – ha spiegato - le soluzioni sulle quali si è ampiamente dibattuto, erano due: La prima propendeva a ricolmare l’attuale pista ciclabile in modo da creare un’unica sezione ciclopedonale a egual quota con spazi distinti e definiti da segnaletica orizzontale e diversa colorazione bituminosa; La seconda mirava invece a mantenere lo “status quo” con interventi di adeguamento alla normativa sul Codice della Strada e a quella di cui al DPR 539/1996 in materia di barriere architettoniche».

Dal confronto con il Comune di Montesilvano, è prevalsa la seconda soluzione incardinata principalmente sulla questione della sicurezza dei pedoni (ritenuti soggetti “deboli”), molto rilevante specie nella stagione estiva.

Infatti lo spazio a disposizione – attualmente occupato dal marciapiedi e dalla pista ciclabile – misura mediamente  ml. 6.00 e risulta insufficiente per l’elaborazione di una progettazione più articolata (come ad esempio quella realizzata lungo la riviera nord di Pescara), ove lo spazio adibito ai pedoni, convive alla stessa quota di quella adibita ai ciclisti con disegni e prospettive diversificate.

 

«Il confinamento della pista ciclabile nello spazio esistente, ad una quota di m. - 0,15  - 0,18 rispetto a quello dei pedoni, – ha spiegato nel dettaglio Emanuele Ucci, uno dei progettisti dell’intervento - è parso più sicuro e meno sconvolgente anche dal punto di vista urbanistico.  Tale scelta è stata totalmente ed ugualmente rispettata anche nella tratta tra Via Isonzo e Via Marinelli realizzata in proprio dal Comune di Montesilvano».

 

In conclusione, osservando le tavole del progetto, la riduzione dei marciapiedi ammonta mediamente a 30 cm circa e, comunque, la larghezza rimanente del marciapiede è mediamente pari a 3,40/3,50 - «di gran lunga superiore al minimo consentito dalle norme (larghezza minima,  maggiore o uguale a 1,50 ml».

 

Nel ripercorrere tutti gli aspetti legati alla presentazione dell’intero progetto, è stato fatto notare che l’impresa appaltatrice, nell’offerta migliorativa, ha proposto di mettere a dimora, all’interno del cordolo spartitraffico, le palme e la siepe in continuità con il verde esistente.

Il progetto e l’offerta migliorativa dell’impresa prevedono anche una colorazione della pista ciclabile che la distingue dagli altri percorsi pedonali e veicolari ed una segnaletica stradale conforme alle norme ed alla individuazione precisa delle prescrizioni.

Infine è prevista anche la posa in opera di panchine e portabici lungo tutto il percorso.


IL “CONTESTATORE” E LE DOMANDE

Di Giampietro che era presente alla conferenza stampa ha chiesto spiegazioni sulla scelta di creare un cordolo da 18 cm «che crea molti problemi di sicurezza per i ciclisti e per i pedoni, invece di una soluzione ciclopedonale a raso in quota, più flessibile, ampia, dotabile di siepe e alberi?»

«E' stata una scelta dei progettisti» ha replicato il Rup.

«Ma perchè? Con quali criteri».

«Secondo noi è più sicura per i pedoni che sono protetti dalle biciclette che viaggiamo in trincea». «Anche se si riduce lo spazio pedonale fino a 1,50 m di fronte al Tortuga? Anche se si continua ad avere una trincea binario in cui non è possibile muoversi o schivare un bambino che attraversa la pista? o un pedone che attraversa la strada? Anche se c'è un cordolo lato strada di nudo cemento largo 50 cm e alto quasi 20 cm, con il rischio per un ciclista che cade di ritrovarsi in mezzo ad una strada con veicoli in transito ?».

«Ma fare un percorso ciclopedonale in quota sarebbe costato troppo», ha replicato uno dei progettisti.

«Ma perché, demolire il marciapiede esistente per allargare la pista ciclabile non costa niente ? E a che cosa serve avere una pista ciclabile allargata se continua a stare dentro un fosso o trincea (un velodromo)? se si riduce il già modesto percorso pedonale (variabile da 3,20 m a 1,50 m, a fronte dei 6 m di Silvi e dei 9 m di Pescara) ? e se è affiancato da un baratro ciclabile che contraddice le norme sulle barriere architettoniche per altezza eccessiva dei cordoli, senza verde, senza siepi?»

 

E’ poi emersa l’ulteriore verità che in un ampio tratto la pista ciclopedonale è stata costruita al posto dei parcheggi e quelli non verranno recuperati. Un problema per quanti per esempio vorranno fermarsi nella zona per andare al mare o altro.

«Alle molte altre domande», ha spiegato l’architetto Di Giampietro, «i responsabili della Provincia non hanno voluto rispondere. Non se ne parla nemmeno di rivedere il progetto ed evitare gli errori più grossolani. Così è, se vi pare. E' il senso della risposta data in Conferenza Stampa.

 

 In totale da Martinsicuto a San Salvo la pista ciclopedonale costerà 33mln di euro.