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Teramo, al via la fusione tra le Banche di credito cooperativo

Pomante: «certificato il fallimento della politica locale»

Redazione Pdn

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Banche. Ora si accelera sulla riforma delle Bcc entro anno

 

TERAMO. E’ ormai in dirittura d’arrivo  il percorso di integrazione della Banca di Teramo di Credito Cooperativo con la Banca di Credito Cooperativo di Castiglione Messer Raimondo e Pianella.

I cda delle due banche cooperative teramane hanno già approvato le linee essenziali del progetto di fusione per incorporazione che porterà alla nascita di una realtà radicata nel territorio, composta da oltre 7.300 soci e da ben 21 filiali distribuite nei territori provinciali di Teramo e Pescara. 

Dunque dopo le lusinghe romane si è virato su un istituto di credito locale che a qualcuno fa storcere il naso perché si perderebbe l'identità dell'Istituto teramano.
Sebbene possa apparire più interessante dell'unione con Banca di Roma (il cui capitale sociale, superiore ai 200 milioni di euro, avrebbe potuto determinare, con la riforma in itinere in Parlamento, la conversione in società per azioni e il conseguente azzeramento delle quote dei risparmiatori teramani, gravate dai crediti inesigibili), la nuova operazione non consente ancora di dormire sonni tranquilli in quanto non sono note le richieste formulate dall'altro Istituto per concedere il proprio assenso alla fusione.

«Sicuramente saranno gravose per i teramani», sostiene il consigliere comunale Arancione, Gianluca Pomante, «il cui capitale, per quanto è dato conoscere, risulta gravato da una consistente mole di crediti deteriorati (una svalutazione di 4 milioni di euro in occasione dell'approvazione dell'ultimo bilancio), con probabile tendenza all'aumento, complice la crisi economica e la stagnazione dei mercati locali, che determinano utili risibili (394mila  euro risultanti dall'ultimo bilancio)». 
Garantita la territorialità, che permetterà alle imprese e alle famiglie di mantenere almeno un rapporto di buon vicinato con il nuovo Istituto e di non essere semplici numeri su un terminale, Pomante avanza una serie di interrogativi al consiglio di amministrazione di Banca di Teramo.

Arriveranno le risposte? E come mai solo qualche mese fa, venivano rassicurati i soci e i dipendenti sulla conservazione del valore delle azioni e, soprattutto, di tutti i posti di lavoro, mentre oggi tutto tace? 
Considerato il prossimo rinnovo del Consiglio di Amministrazione, per quale ragione è stato stilato un accordo con tale celerità?, chiede Pomante.

E poi ancora: «le condizioni finanziarie dell'Istituto sono ormai talmente precarie da non poter neppure attendere i nuovi consiglieri? Quali condizioni ha posto la BCC di Castiglione e Pianella per la fusione, oltre alla perdita del nome dell'Istituto teramano? Quale contropartita, in termini di rappresentanza nel nuovo CDA ha offerto e chi saranno i beneficiari di tali nomine? Quali conseguenze vi saranno per gli sportelli di BCC Teramo e, soprattutto, per il personale dipendente? Saranno garantiti il valore delle azioni e, soprattutto, i posti di lavoro?»
Secondo il consigliere arancione comunque vadano le cose, si appaleserebbe all'orizzonte un altro «clamoroso fallimento della politica teramana degli ultimi anni, che, dopo aver perso il suo ultimo protagonista, perde ora anche la sua ultima banca. Castiglione non è lontana, ma non è Teramo. Due sole certezze: non siamo più capoluogo di provincia, e si vede; gli attuali politici teramani hanno indiscutibili capacità, e si vede».