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Powercrop. Mazzocca: «la Giunta Regionale decreta il game over»

Domani prevista la Conferenza dei Servizi

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Ambiente: inquinamento aria, arriva un comitato istituzionali

Mario Mazzocca




ABRUZZO. Nella giornata di ieri il sottosegretario con delega all’ambiente Mario Mazzocca, ha proposto l'adozione di un atto idoneo a recedere dall'accordo di riconversione produttiva sottoscritto il 19 settembre 2007 ritenuto dall'esecutivo "non più di pubblico interesse".
Dunque domani, giornata decisiva in cui è in programma la conferenza di servizi, il destino dell’impianto sembra quasi segnato.
Nell'atto di indirizzo adottato il 22 marzo scorso l'Esecutivo Regionale disponeva di procedere alla verifica della sussistenza delle condizioni per la recessione dall'accordo. Nella deliberazione di ieri la Giunta Regionale, a conclusione delle operazioni di verifica e nella consapevolezza della rilevanza di livello regionale della questione in argomento, ha deliberato la recessione dall'accordo.
«Il lavoro certosino condotto in questi ultimi mesi dagli uffici in collaborazione con esperti, istituzioni locali, organizzazioni di categoria, associazioni e comitati», ha detto Mazzocca, «ci ha permesso di approfondire tutti i temi della questione, in buona parte evidenziati un mese fa da 16 Sindaci del territorio, grazie all’attività svolta dal gruppo di lavoro appositamente istituito».
«Dalla relazione del Gruppo di Lavoro, che ringrazio per l’importante e significativa attività di approfondimento svolta», continua il sottosegretario, «è chiaramente emerso che i proponenti hanno apportato modifiche al contenuto dell’Accordo stipulato in data 19.09.2007 in modo arbitrale e unilaterale; modifiche che, oltre a non rispettare i termini dell’Accordo medesimo, impattano su interessi regionali non negoziabili e aventi carattere di assoluta rilevanza, quali lo sviluppo dell’economia agricola del territorio interessato dal progetto e le ricadute in termini sociali ed occupazionali perseguite. Si è, dunque, ritenuto l’Accordo in parola non solo non attuato nelle modalità in esso previste non più aderente alle finalità strategiche previste per il Fucino e per l’intera Regione, ma anche non più praticabile per lo sviluppo dell’economia agricola anche in virtù dei numerosi aspetti disattesi e delle inesistenti ricadute socio-economiche. Ragion per cui, ritenendo non più sussistente l’interesse pubblico alla prosecuzione dello stesso, in relazione alla inosservanza degli impegni assunti dai proponenti (che costituisce, di fatto, inadempimento ad obblighi vincolanti), l’Esecutivo Regionale si è espresso favorevolmente in ordine all’esercizio del recesso».


Per questi motivi e per una serie di considerazioni aggiuntive (il ritiro della firma dall’accordo da parte delle Organizzazioni dei Produttori Agricoli in data 5 marzo 2009, la decisione del Consiglio Regionale d’Abruzzo del 9 aprile 2015, la nota dei Sindaci Marsicani del 16 marzo scorso i quali, con dettagliate argomentazioni, chiedono alla Regione di "prendere atto delle rilevanti inadempienze amministrative e delle significative criticità tecniche del progetto"), la Giunta Regionale ha oggi deliberato di: condividere e fare propria la valutazione effettuata dal Gruppo di Lavoro costituito a seguito della Delibazione di Giunta Regionale del 22.03.2016; di ritenere sussistenti le condizioni per la risoluzione per inadempimento dell’Accordo di Riconversione Produttiva; di recedere dall’Accordo ritenendolo decaduto al pari dell’intero progetto integrato; infine, di valutare l’opportunità della sottoscrizione di un innovato Accordo, conforme a quanto definito dal citato Programma Nazionale per la ristrutturazione del settore bieticolo-saccarifero, oltre che in grado di valorizzare effettivamente il territorio fucense e abruzzese in risposta alla perdita subita con la chiusura dello zuccherificio di Celano.
«La Regione - conclude Mazzocca - ha mantenuto il proprio impegno nell’interesse esclusivo dei territori e delle comunità locali. Mentre altri (pochi) si dilettavano a dissertare sul significato semantico di alcuni termini o ad urlare un tanto paventato quanto inesistente processo alle intenzioni, noi eravamo da un anno impegnati in un lavoro assiduo, meticoloso ed oggi finalmente produttivo. Alle polemiche noi siamo soliti rispondere con i fatti, comunicandoli correttamente e conseguentemente, consapevoli che sulla base dei fatti saremo poi giudicati dalla comunità abruzzese. Gli allarmistici post sui social, invece, li lasciamo ad altri».


Scettico però il Wwf Abruzzo secondo cui quello della Regione sarebbe un bluff.
«Dopo il rinvio di fine marzo – spiega Walter Delle Coste, Presidente del WWF Abruzzo Montano – sembra sia calato il silenzio sulla vicenda. Nel dibattito televisivo del 01 aprile 2016, sul canale TV6, la Regione Abruzzo, per bocca del Sottosegretario con delega all’Ambiente Mario Mazzocca, si era mostrata nettamente contraria all’insediamento per ragioni ambientali e socio-economiche e confidente nella possibilità di fermare il progetto, arrivando a preannunciare delle azioni politiche e amministrative addirittura prima della Conferenza di Servizi; a due giorni, però, da tale appuntamento, si è costretti a rilevare come nessuna iniziativa in tal senso sia stata intrapresa. A questo punto, bisogna prendere atto che quelle parole erano solo di circostanza e che, come al solito, la politica non è degna di fiducia, sapendo solamente fare promesse senza far seguire ad esse i fatti».

WWF SODDISFATTO

Il WWF Abruzzo Montano si ritiene soddisfatto: «siamo rimasti piacevolmente impressionati dalla competenza e meticolosità, con le quali è stata condotta l’istruttoria procedimentale da parte della responsabile del procedimento, che è andata ad analizzare ogni aspetto della vicenda: dalle titolarità e disponibilità delle aree all’approvvigionamento della biomassa, dagli aspetti urbanistici alle ricadute occupazionali nel settore agricolo, dagli aspetti dei beni ambientali e culturali agli impatti socio-sanitari sulla popolazione».

«Questa vittoria è frutto del lavoro articolato svolto dalle parti in causa e dell’amore per il Fucino che tutti hanno dimostrato. La politica ha fatto la sua parte, dimostrando di saper incidere sulle dinamiche economiche e sociali dei territori che amministra, i cittadini marsicani sono scesi in campo e hanno fatto sentire la loro voce contraria allo scellerato progetto».