LA PROTESTA

L’Aquila, tafferugli durante visita Renzi: 10 denunciati

Manifestanti respingono accuse: «agente spintonata da suo collega»

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L’Aquila, tafferugli durante visita Renzi: 10 denunciati

L’AQUILA. Resistenza, lesioni a pubblico ufficiale e manifestazione non autorizzata.

Sono queste le accuse rivolte a dieci manifestanti, a nove mesi dalla protesta in occasione della visita del premier Matteo Renzi.

I denunciati fanno parte del coordinamento No Ombrina e 3e32.

Le contestazioni erano partite dalla nuova sede comunale di Palazzo Fibbioni e sono proseguite poco distante alla Villa Comunale, davanti al Gran Sasso Institute. Circa in 500 hanno presidiato la piazza.

Per 10 di loro è scattata la segnalazione da parte della Digos di L’Aquila alla Procura.  

Il reato di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, contestato solo ad alcuni dei manifestanti, si riferisce alla presunta aggressione ad un'agente di polizia nei pressi della sede comunale di Palazzo Fibbioni.

Qualche giorno dopo, però, i comitati aquilani, in una conferenza stampa, mostrarono foto e video nei quali si mostra come l'agente fosse stata spintonata involontariamente da un proprio collega .

Per altri manifestanti il reato contestato è la manifestazione non autorizzata, essendo stato permesso inizialmente solo un presidio nella zona della Fontana Luminosa, nella parte opposta del centro storico rispetto alla visita del premier.

Incredulo il Coordinamento No Ombrina che ha scoperto dalla stampa che vi sarebbero dei denunciati: «riteniamo le accuse del tutto prive di fondamento, per le più gravi basta guardare i video girati da testate locali e nazionali. Abbiamo già espresso rincrescimento per la poliziotta ferita ma fu a causa di un contatto tra lei e un collega. In generale non si può certo scaricare sui manifestanti l'approssimativa, caotica ed inadeguata gestione dell'ordine pubblico di quella giornata, addirittura con cariche a freddo tra i giornalisti. In questi anni abbiamo organizzato decine di eventi e diverse manifestazioni con migliaia o decine di migliaia di partecipanti senza che rimanesse a terra neanche una carta. Ci siamo presentati a L'Aquila con poche centinaia di persone, a volto scoperto e solo la bandiera No Ombrina tra le mani. Diversi manifestanti superavano la sessantina. Infine ricordiamo che le nostre istanze nel frattempo sono diventate leggi dello Stato votate dal Parlamento. Evidentemente avevamo ragione a contestare chi, come Renzi, non voleva ascoltare il popolo e le istituzioni abruzzesi».


«VENDETTA DI RENZI CONTRO IL MOVIMENTO NO OMBRINA»

«Sarà casuale ma è molto inquietante che il giorno dopo il risultato del referendum giunga la notizia che la Questura dell'Aquila ha denunciato una decina di attivisti abruzzesi per aver partecipato alla sacrosanta protesta No Ombrina in occasione della visita del Presidente del Consiglio Renzi lo scorso agosto», commenta Maurizio Acerbo (Rc).

«Ricordo che furono i manifestanti a ricevere manganellate e spinte a causa di una folle decisione di interdire ai cittadini la possibilità di avvicinarsi ai luoghi della visita. La protesta era talmente sacrosanta che anche a seguito dei quesiti referendari lo stesso governo ha dovuto bloccare Ombrina - il progetto di raffineria galleggiante davanti al Parco della Costa Teatina - e reintrodurre il divieto entro le 12 miglia dalla costa».

Intanto il Movimento 5 Stelle ha annunciato che presenterà sul caso una interrogazione parlamentare.


«PROTESTA PACIFICA»

«Inaccettabili le denunce del tutto prive di fondamento per i pacifici partecipanti alla manifestazione», contesta invece Nuovo Senso Civico.

«Dopo la manifestazione di lanciano del 23 maggio 2015 alla quale hanno partecipato 60 mila persone provenienti da tutta Italia, compresi anche diversi centri sociali, le forze dell’ordine e in particolare la questura di Chieti e il commissario capo di Lanciano si sono complimentati con Nuovo Senso Civico e con tutti gli organizzatori per la perfetta gestione dell’evento che date le sue enormi dimensioni in un contesto così piccolo avrebbe potuto creare degli inconvenienti e invece ci siamo potuti vantare con orgoglio che non ci sia stato nemmeno un segno di pennarello sui muri. Alle nostre manifestazioni hanno sempre partecipato famiglie intere con bambini e anziani e persone delle più svariate estrazioni sociali e dai differenti orientamenti politici e culturali», continua l’associazione.

Quello aquilano «è stato l’unico episodio in tanti anni in cui si sono verificati dei fatti incresciosi (come alcune cariche a freddo tra gli inermi giornalisti) che potevano essere tranquillamente evitati se non ci fosse stata una gestione dell’ordine pubblico approssimativa, caotica, inadeguata e non collaborativa con i manifestanti.  Tutti i filmati della giornata dimostrano come non vi sia stato alcuno sfondamento o atto violento nei confronti delle forze dell’ordine e che l’unico infortunio accaduto, il ferimento della poliziotta, sia stato causato da uno scontro involontario con un collega.