LA REPLICA

Inchiesta petrolio. Damiani: «Ero obbligato dalla legge a contattare il consulente dell’Eni»

Il direttore tecnico dell’Arta e consulente della procura spiega i fatti che gli sono contestati

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Inchiesta petrolio. Damiani: «Ero obbligato dalla legge a contattare il consulente dell’Eni»

Giovanni Damiani

PESCARA. Respinge tutte le accuse Giovanni Damiani, direttore tecnico dell’Arta Abruzzo, indagato dalla procura di Potenza falso in corruzione giudiziaria nell’ambito dell’indagine sullo scandalo Eni in Basilicata.

Lui al momento non ha ancora ricevuto un avviso di garanzia e le accuse del pm della procura lucana le ha scoperte leggendo i giornali. Ma assicura che è tutto falso, chiede di essere ascoltato dai magistrati e annuncia querele verso chi ha scritto delle indagini a suo carico.

Secondo l’accusa avrebbe favorito il colosso petrolifero con una perizia che toccava la nocività dei rifiuti e avrebbe avuto rapporti frequenti con il perito di parte. Ma Damiani spiega che il consulente della procura (ovvero lui), nell’ambito degli accertamenti irripetibili, deve comunicare con la parte privata affinchè possa assistere, per esempio, alle analisi effettuate sui rifiuti oggetto di accertamento penale.

Damiani in regione è professionista stimato da tutti, dall’80 all’Arta con molteplici incarichi pubblici e presso università, al suo attivo ha una carriera politica e una lunghissima militanza ambientalista prima nei Verdi e poi in alcune associazioni ed è stato protagonista di molte battaglie locali.

Ha destato pertanto molto scalpore la vicenda e in moltissimi si sono detti sconcertati e increduli e sicuri di un errore o di approssimazione.

Ed i colleghi di quelle battaglie ci tengono a testimoniare che «aldilà di quanto da lui potrà essere dichiarato, ci teniamo a testimoniare che neanche per una frazione di secondo siamo stati sfiorati dall’idea che potesse esserci stato un comportamento men che rispettoso delle norme e dell’ambiente da parte di Giovanni Damiani. Altrettanta certezza ci viene testimoniata dalle centinaia di dichiarazioni in tal senso che continuano ad arrivare da amici, conoscenti, allievi, cittadini, uomini e donne… La passione che lo ha portato a divenire uno dei maggiori esperti europei sui temi della protezione delle acque e della natura in generale, si alimenta della pari determinazione a combattere contro le ingiustizie e le prepotenze dei poteri più forti nei confronti dei più deboli. Natura compresa.
Impensabile pertanto una lettura delle cose che lo vorrebbe a servizio di essi».

Le accuse nel frattempo non sono state ancora formalizzate e Damiani non ha ricevuto ancora l’avviso di garanzia così come egli stesso non conosce ancora ufficialmente né le accuse né le carte dell’inchiesta che lo riguarda.


«VI SPIEGO IL PERCHE’ DEI CONTATTI CON IL CONSULENTE ENI»

Damiani non si sottrae e spiega nel dettaglio ogni aspetto delle accuse filtrate su Il Fattoquotidiano.

Così esordisce Damiani:

«Così come la cosa è stata raccontata si gettano ombre sulla mia onorabilità ed onestà mentre invece si dovrebbero conoscere le cose e gli obblighi ai quali come consulente dovevo sottostare incaricato dalla Procura di Potenza, mi è stato chiesto di effettuare campionamenti ed analisi chimiche di rifiuti liquidi non meglio identificati. Mi reco quindi a Potenza con due collaboratori esperti dell’Arta: uno del Distretto dell’Aquila ed una collaboratrice del Distretto di Chieti. Venuto a conoscenza del lavoro da svolgere ho accettato, insieme agli altri, l’incarico divenendo immediatamente operativi. Il pool che entra in azione è composto quindi da quattro consulenti: tre dell’Arta che si aggiungono all’ingegnere super-esperto che poi ha redatto la perizia, che già era incaricato da tempo. L’oggetto del campionamento e il luogo ove effettuare i prelievi ci vengono illustrati al momento, in Procura. Recatici, accompagnati, al centro Olio, i campioni vengono raccolti sotto gli occhi della Pubblico Ministero presente all’operazione e dei militari del Noe, vengono sigillati (con sigilli controfirmati da tutte le parti), posti negli idonei contenitori per essere trasferiti ai Laboratori di Pescara per le analisi.
Trattandosi di analisi irripetibili, la giurisprudenza impone che debba essere data comunicazione alle parti investigate del giorno, del luogo e dell’ora d’inizio delle operazioni analitiche e della facoltà di poter assistere, con propri tecnici di parte, all’apertura dei campioni (verificandone l’integrità dei sigilli) e allo svolgimento delle operazioni analitiche.
Cosa che ho fatto puntualmente e pubblicamente inserendolo nel verbale di campionamento e che è stato ribadito nel successivo passaggio in Procura».

La mancata comunicazione avrebbe di fatto invalidato le prove irripetibili e dunque le analisi perché solo nel dibattimento gli avvocati avrebbero invocato la lesione del diritto di difesa

«Avvertire la parte avversa (come ho fatto) è quindi un obbligo….e per la per la parte privata è un diritto presenziare a tutte le operazioni di analisi».

Dunque Eni nomina un proprio consulente di parte.

«Si tratta di un ingegnere chimico di Pescara (Lorenzo Giammattei, ndr), incaricato di venire in Arta per seguire, nel tempo, tutto l’iter delle analisi. Questo è “il mistero” per cui tale consulente di parte ha “avvicinato” l’Arta ed il sottoscritto. Il Consulente è peraltro persona nota (a Pescara, che non è una metropoli, sono pochissime le persone che fanno questo mestiere specialistico e ci si conosce tutti per aver avuto innumerevoli occasioni di lavoro in cui ci si è incontrati nelle conferenze dei servizi, nelle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale, per le Autorizzazioni Ambientali, per contenziosi ecc… Succede pure comunemente che consulenti di parte, per motivi di lavoro, vengano in Arta a chiedere lo stato di pratiche in corso, su svariate questioni ambientali in cui Arta è chiamata a fornire alle provincie, all’Ispra ed alla Regione pareri tecnici endoprocedimentali o chiarimenti su prescrizioni tecniche o procedure da seguire). Con taluni c’è pure, nel rispetto dei ruoli, un rapporto di stima professionale come accade tra magistrati ed avvocati…senza che per loro si sospetti che, per aver preso un caffè insieme, si colluda e si trucchino le udienze.

Per quanto riguarda l’episodio del bar del 30 luglio 2014 il consulente dell’Eni viene negli uffici amministrativi dell’Arta in viale Marconi 178 in Pescara, dove presto servizio, e sotto gli occhi di tutti, andiamo a prendere un caffè al bar più vicino alla sede, il Nuvola Rossa, appunto! E’ falso che “S’incontravano al Nuvola Rossa”, come se fosse un fatto ripetuto nel tempo: avrebbe dovuto essere scritto che “si sono incontrati in ufficio e poco dopo si sono recati al Nuvola Rossa.

Questi i fatti dei presunti ed enfatizzati “rapporti” professionali oscuri tra lo scrivente e “emissari” dell’ENI».


«ERRORI E FALSITA’»

Damiani poi precisa alcune notizie false contenute negli articoli de Il Fattoquotidiano e che anche PrimaDaNoi.it ha ripreso

Damiani dice:

«E’ assolutamente falso, ancora, quanto riportato nell’articolo, secondo cui “in quelle ore i due si stanno occupando di analizzare le emissioni che l’Eni, nel centro olio di Viggiano, emette nell’aria”. Infatti non mi sono mai occupato di analizzare le emissioni immesse nell’aria nel Centro Olio, semplicemente perché non sono mai state oggetto di incarico conferito dalla Procura in quella Perizia Tecnica d’Ufficio.

E’ falso altresì che i due “devono occuparsi anche di analizzare gli scarichi (idrici n.d.r.), rifiuti che finiscono nel sottosuolo”. Questo perché non ho mai svolto personalmente quelle analisi (da anni non sono addetto all’esecuzione delle analisi di Laboratorio), che sono state affidate alla Sezione di Chimica Ambientale del Distretto ARTA di Pescara, a professionalità elevatissime, e i cui laboratori non si trovano presso la Sede amministrativa dell’Agenzia da cui si è usciti in quella data per prendere il caffè. Preciso che non ho mai partecipato di persona a quelle analisi né ho mai interferito in esse in alcun modo. Né tantomeno il tecnico di parte di una azienda può analizzare campioni in un Ente Pubblico, ma solo assistere alle analisi che l’Ente svolge. Infine preciso che i risultati delle analisi vengono alla fine esternati dal Laboratorio in automatico dal sistema informatico interno LIMS che impedisce qualsivoglia successiva “falsificazione” esterna da parte di terzi!.

E’ falso ed altamente offensivo della mia onorabilità che il sottoscritto assieme (!) al consulente dell’ENI abbiano redatto e consegnato alla Procura una falsa perizia o…”più che falsa, omissiva “ (quale delle due? Cosa mai sarebbe stato omesso?). Non riesco proprio neppure ad immaginare come possa aver avuto origine tale ipotesi. E’ nei fatti e posso dimostrare nelle sedi opportune che non ho mai redatto quella perizia, né ho mai cambiato un rigo della stessa, che è stata redatta dal solo Consulente del pool di Periti che ne aveva competenza in quanto Ingegnere Chimico, anch’egli pubblico dipendente, esperto di AIA (Autorizzazione Unica Integrata ) e in cicli produttivi complessi come quello di Viggiano. Il mio ruolo nella stessa è stato, in definitiva, quello di aver garantito unicamente prelievi ed analisi richieste dalla Procura sulle sole acque di rifiuto. E di averne trasmesso i risultati all’estensore della perizia. E di aver richiesto la fatturazione all’ARTA e non per me e per le altre persone nominate come Consulenti Tecnici d’Ufficio dalla Procura».

Giovanni Damiani si dice certo che potrà tranquillamente dimostrare tutti i fatti realmente accaduti e per questo ha chiesto di essere ascoltato dalla procura cosa che non è ancora stata concessa mentre valuta l’opportunità di sporgere querela.