AMBIENTE

Cava Rapino. il sindaco Micucci contro gli ambientalisti: «hanno già fatto troppi danni»

Comitati: forza del denaro hanno massacrato territorio»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

325

Cava Rapino. il sindaco Micucci contro gli ambientalisti: «hanno già fatto troppi danni»

La cava

RAPINO. La cava di Rapino la si scorge da decine e decine di chilometri a dimostrazione della sua maestosità. Mentre gli altri hanno monumenti o costruzioni, in Abruzzo ci si accontenta della decostruzione di una cava che per anni ha ingurgitato la montagna e che poi, solo molto poi, si è scoperto essere anche non esattamente rispettosa oltre che dell’ambiente anche delle leggi.

La denuncia dell’Archeoclub di Pescara ha fatto innescare una inchiesta che è poi sfociata in un sequestro.

Ma si tratterebbe di una storia esemplare di distrazione totale di vari enti che avrebbero potuto fare molto di più invece che attendere l’intervento estremo della procura.

Secondo l’Archeoclub ed il Comitato abruzzese del paesaggio si tratterebbe di un «esempio di come la forza del denaro ed interessi di vario genere possano massacrare impunemente per decenni un territorio senza incontrare ostacoli».

La vicenda non è piaciuta al sindaco Rocco Micucci che da anni amministra il comune e conosce molto bene i lati positivi e quelli negativi di una attività così importante per il territorio.

Con gli ambientalisti però proprio non va d’accordo: «la cultura del no porta alla desertificazione del territorio. L'approccio demagogico solo apparentemente ambientalista ha già fatto troppi danni a questo paese, soprattutto al Sud».

«Bisogna fare molta attenzione», aggiunge Micucci, «ad alimentare una ingiustificata demonizzazione delle attività di cava, derivanti spesso da giudizi preconcetti, poichè si incide sulla economia delle aziende e delle famiglie di chi ci lavora, già provate da una crisi che ha colpito duramente un settore trainante come l'edilizia.  L'attività estrattiva, e la filiera ad essa collegata,  è sempre stata per questo territorio una risorsa economica importante. Generazioni di cittadini di Rapino e dei comuni limitrofi hanno trovato occupazione e reddito nel settore lapideo.  Pertanto parlare di estrazione abusiva, per il mancato rispetto delle prescrizioni di progetto, non rappresenta la realtà effettiva essendo le cave lì da oltre cinquant'anni e ormai in fase di ultimazione».

Insomma tra l’ambiente e l’impresa il sindaco è decisamente dalla parte dell’impresa che va tutelata anche per i risvolti lavorativi del piccolo paese.

«In questo momento dieci famiglie, e presto seguiranno la loro sorte altre dieci, sono fortemente preoccupate per essere rimaste  senza la loro unica fonte di reddito».

Micucci esprime preoccupazione anche per i risvolti economici della situazione: «il Comune di Rapino, che dalle cave percepisce un ristoro economico importante, sarà costretto ad aumentare le tasse su cittadini, soprattutto anziani e con un reddito sotto la media, per continuare ad assicurare i servizi e soprattutto il presidio di un territorio. Inoltre i danni ambientali, se non vengono portati a termine i progetti di risanamento e ripristino, resteranno ferite aperte sul territorio».

Si vedrà come andrà a finire l’eventuale processo dopo il sequestro della cava. Di certo Micucci può nutrire una certa riconoscenza nei confronti della Edilcave e del suo titolare, Donato Colasante, la ditta che per anni ha scavato a Rapino in quanto nel 2008 proprio quella ditta ha comprato i terreni del sindaco di contrada Sterparo: qualche rudere, un deposito e terreno senza… terra. Si tratta infatti di circa 60 ettari che in passato sono stati sfruttai proprio per l’attività della cava e che non possono essere più coltivati e che sono passati di mano per 41mila euro.

Si parlò di una certa «urgenza» della compravendita ma non se ne conoscono le ragioni visto che dopo 8 anni quei terreni sembrano rimasti congelati.

Archeoclub e Comitato per il paesaggio non convinti della risposta del sindaco continuano a parlare di «scempio immane con violazioni continue che hanno trovato troppo spesso connivenze e silenzi». Le contestazioni delle associazioni si basano sul fatto che l’attività estrattiva è caratterizzata da bassi rischi di impresa a fronte di un impattante consumo del territorio.

«Nel caso di Rapino si è passato di gran lunga ogni limite e non è più possibile andare oltre in ogni caso».