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Scandalo Eni, gli incontri al bar vicino l’Arta tra Damiani e il perito dell’Eni

I due sono indagati per falso e corruzione giudiziaria. I carabinieri li hanno pedinati. «Troppi contatti», sostiene l’accusa

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Scandalo Eni, gli incontri al bar vicino l’Arta tra Damiani e il perito dell’Eni

Giovanni Damiani

PESCARA. «Spesso in contatto». Si incontrano, parlano, discutono.

Giovanni Damiani, attuale direttore tecnico dell’Arta e Lorenzo Giammattei, biologo abruzzese, già membro della commissione VIA del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e consulente per aziende private ed Enti pubblici, sono entrambi indagati nell’inchiesta sullo scandalo Eni della Procura di Potenza.

Il primo era il perito della Procura di Potenza, il secondo il perito incaricato del cane a sei zampe. Adesso sono tutti e due accusati di aver redatto e consegnato alla procura di Potenza una falsa perizia sul centro Eni di Viggiano. Più che falsa, omissiva, riporta il Fatto Quotidiano.

Damiani, come emerso già nei giorni scorsi, secondo l’accusa avrebbe favorito il colosso petrolifero con una perizia che toccava la nocività dei rifiuti.

 Il direttore dell’Arta, sarebbe stato avvicinato, secondo l’accusa, da periti dell’Eni affinchè i risultati fossero favorevoli per l’azienda. Damiani, ricostruisce il quotidiano diretto da Marco Travaglio, avrebbe ceduto alle richieste e per questo è indagato.

«So di aver fatto il mio dovere con scrupolo e rigore», ha replicato il diretto interessato.

Ma adesso emergono nuovi dettagli. Già perché i carabinieri di Potenza avrebbero pedinato il direttore tecnico dell’Arta ed i perito dell’Eni.

Giammattei è professionista molto attivo in Abruzzo e spesso chiamato da amministrazioni Pd a collaborare su argomenti anche importantissimi come per esempio l’estate scorsa –momento dello scandalo sull’inquinamento che ha travolto il sindaco di Pescara- quando venne incaricato dall’Aca per stanare gli scarichi abusivi in piena emergenza balneazione. Gli inquirenti sostengono che i rapporti tra i due fossero troppo stretti.

Mentre la procura sostiene di avere le prove per una incriminazione così grave come quella di voler falsificare le indagini in cambio di utilità (i giudici diranno se basteranno) il dato minimo non contestato è proprio la frequentazione tra i due i un momento in cui non solo l’opportunità avrebbe imposto maggiore distanza ed equilibrio visti i ruoli opposti, le consegne estreme del silenzio come professionisti e del segreto investigativo.

Secondo quanto rivelato da Il Fatto Damiani e Giammattei entrambi di Pescara si incontravano al bar Nuvola Rossa, di viale Marconi, a due passi dall’agenzia regionale di Tutela Ambientale.

Ad uno di questi incontri erano presenti anche i carabinieri ad osservarli: «è il 30 luglio 2014. L’Audi Q3 di Lorenzo Giammattei si ferma davanti a un distributore della Q8. L’uomo cammina fino al civico 178. Entra nel palazzo. È la sede dell’Arta. Pochi minuti dopo, Giammattei torna in strada, al fianco di Giovanni Damiani. Entrano nel “Nuvola rossa”. Singolare. In quelle ore i due si stanno occupando di analizzare le emissioni che l’Eni, nel centro oli di Viggiano, emette nell’aria. Devono occuparsi anche di analizzare gli scarichi, i rifiuti che finiscono nel sottosuolo».

Gli inquirenti hanno intercettato decine di conversazioni e sms tra i due.

«Ciao Giovanni, buongiorno», scrive Giammattei il 5 agosto 2104, «sei in ufficio? Devo vedere una persona e poi faccio un salto da te, ti devo parlare dieci minuti…». Il giorno prima Giammattei parla con i funzionari dell’Arta, colleghi di Damiani, per chiedere informazioni, sembra aver scoperto che la procura intende nominare dei nuovi periti: «Volevo parlare con Giovanni, se sapeva (…) praticamente hanno rifatto i prelievi (…) hanno nominato dei nuovi Ctu (…) non ho capito bene che è successo. Comunque mi sentirò con Giovanni appena è disponibile…».

 La procura poco dopo affida le perizie a due nuovi luminari: Mauro Sanna e Nazzareno Santilli.

«A leggere le carte dell’inchiesta, le istituzioni sembrano circondate», scrive Il Fatto. «C’è chi, come Egidio Giorgio, incaricato dall’Eni di analizzare i dati delle emissioni, in qualità di dipendente della società privata E.B.C., viene intercettato mentre dice «tanto io lavoro con voi e lavoro con l’Arpab». In effetti, scrive il Noe, Giorgi «intratteneva rapporti lavorativi sia con Arpab che con Eni. Lo stesso aveva accesso ai dati in possesso di Arpab, attinenti al monitoraggio sulla qualità dell’aria».

Insomma una commistione di ruoli impastata da amicizia e lucro che si scioglie in conflitti di interesse che, seppure sdoganati a più livelli e diventati ormai sempre più frequenti, non rasserenano gli animi di quei cittadini che dalle istituzioni pretendono terzietà, trasparenza e verità. Sempre.