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Referendum trivelle, affluenza definitiva intorno al 30%. E' flop cocente

Tutti i dati delle regioni. Quorum troppo lontano

Redazione Pdn

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Referendum trivelle, affluenza alle 19 al 23,5%.  Abruzzo poco sopra

 

ABRUZZO. Affluenza bassa, forse anche al di sotto delle aspettative. Il seggio non rispecchia il mondo virtuale dei social dove invece il dibattito è stato presente e dilagante almeno nelle ultime due settimane.

Deludono anche le regioni che hanno proposto il quesito, vale a dire Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto.

Alle 19 l’affluenza totale si è attestata al 23,48%, mentre alle 12 era poco sopra l’8%.

 

In Abruzzo alle 12 aveva votato l’8,2% degli aventi diritto.

La percentuale più alta si è registrata in provincia di Chieti con il 9,8%. A seguire Teramo (8,2%), Pescara (7,6%) e L’Aquila (6,9%).

Stessa tendenza registrata anche al rilevamento delle 19 (25,5%) con la provincia di Chieti sempre al di sopra della media con un 29,8%. A seguire il Teramano con il 25,7%, Pescara con il 23,4% e L’Aquila con il 21,8%.

Tra i comuni più attivi c’è Lanciano che alle 19 era già ad un passo dal quorum con il 40,6% dei votanti al seggio.

 

Per quanto riguarda le altre regioni la BASILICATA ha segnato il 33,26%, il cui consiglio regionale è stato capofila tra i promotori del referendum. Tra le altre regioni che hanno promosso seguono il VENETO, con il 28,58%, la PUGLIA (28,28%), la LIGURIA (25,32%), le MARCHE (24,57%), il MOLISE (23,18%), la SARDEGNA (22,94%), la CALABRIA (18,15%) e la CAMPANIA (17,56).

Non hanno fatto di meglio, com'era prevedibile, le altre regioni.

In attesa dei dati definitivi delle 23 è da rimarcare quanto reso noto dal segretario provinciale del Pd di Potenza, Antonello Molinari, secondo il quale nel capoluogo lucano sarebbe stato «da poco superato il 50% dei votanti al referendum».

 Da ricordare inoltre che sempre a Potenza questa mattina ha espresso il suo voto anche il leader della sinistra dem Roberto Speranza.

Altro dato significativo è l'affluenza fatta registrare, sempre alle 19, nel paese toscano in cui risiede il premier Matteo Renzi, cioé Pontassieve (Firenze), dove la percentuale di votanti è stata del 25,7%, quindi oltre la media nazionale.

Allo stesso modo della vicina Rignano, paese di cui il presidente del consiglio è originario, con il 26,5%.

Riepilogando, dal dato complessivo si evidenzia che il PIEMONTE alle 19 ha archiviato un'affluenza del 24,74%, quindi superiore alla media complessiva, con una punta del 27% a Torino. Oltre il dato nazionale anche la VALLE D'AOSTA, con il 26,42%, come la LOMBARDIA, con il 23,97% (e un picco massimo del 24,98% a Bergamo).

Sotto la media il TRENTINO ALTO ADIGE, con 19,01% (affluenza più alta a Trento, con il 23,71%), diversamente da quanto fatto dal VENETO, che ha raggiunto il 28,58% (30,93% a Padova), dal FRIULI-VENEZIA GIULIA (25,21%, con il dato più alto a Gorizia, che ha registrato un'affluenza del 28,94%). Oltre la media delle 19 anche la LIGURIA (25,32%, con un picco a Savona, 26,57%) e l'EMILIA ROMAGNA (25,78%, con Ferrara al 27,89%). Affluenza inferiore alla media nazionale in Toscana, che ha archiviato il 22,73% (Livorno svetta con il 25,99%), allo stesso modo dell'Umbria (20,32%, con Perugia al 20,56%). Le MARCHE si sono fermate al 24,57% (Ancona 27,11%), il LAZIO al 22,91% (maggior numero di votanti a Roma, fotografata al 24,08%).

 

Il MOLISE si è fermato al 23,18% (24,11% Campobasso), la Campania ha fatto registrare il 17,56% (19,69% ad Avellino), la PUGLIA, come già detto, si è fermata al 28,28% (33,79 a Lecce), la BASILICATA - dato più alto - al 33,26 (con Matera al 34,20%), la CALABRIA al 18,15% (Catanzaro 20,62%), la SICILIA 19,50% (23,68% Trapani) e la SARDEGNA al 22,94% (25,39 Oristano).



AFFLUENZA DEFINITIVA INTORNO AL 30%

Secondo i primi rilevamenti l’affluenza totale sarebbe intorno al 29-30%.

 

Alla fine il dato dell’affluenza in Abruzzo è stato di 35,44% rispetto al 32,15% del dato complessivo del Paese.

La provincia che ha votato di più è di gran lunga la provincia di Chieti con il 40,56% che è quella anche maggiormente interessata dalle trivellazioni così come quella di Teramo che infatti si attesta a 35,41% seguita da Pescara che ha registrato una affluenza di 33,29 ed infine L’Aquila che ha dimostrato scarsissimo interesse per il referendum con 31,03% di votanti.

 

Tra le curiosità si registrano i paesi dove è stato superato il quorum e dunque dove è prevalsa la voglia di “democrazia” come Fallo 51,23%, Fossacesia 51,75%, Frisa 55,63%, Lanciano 53,17% che si conferma città sensibile ai problemi ambientali , Montebello sul Sangro 54,54%, ma anche Mozzagrogna, Pennadomo, Perano, Pietraferrazzana, Rocca San Giovanni, Santa Maria Imbaro che hanno superato il quorum.

Il record assoluto regionale per la percentuale di affluenza più alta però va a Treglio con il 57%.

 

In provincia di Teramo nessuno ha superato il quorum del 50% più uno così come nelle province di Pescara e L’Aquila.

 

IL DATO FINALE

 

In Abruzzo, come nel resto d’Italia, ha prevalso di gran lunga il Sì con l’88,27% (325.025 votanti) contro il No che si è fermato all’11,73% (43.209 votanti).

Il dato nazionale invece riporta per il sì 86,44% e per il No il 13,56%.

 

GREENPEACE: «NON DA TUTTI GIOCO PULITO»

 «Non siamo riusciti a raggiungere il quorum, ma non tutti hanno giocato pulito in questa partita. L'invito all'astensione venuto dal governo rimane una brutta pagina nella storia della nostra democrazia». E' il commento di Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace. L'associazione ambientalista si appresta a «inviare un atto di denuncia alla Commissione Europea per segnalare» la violazione della Direttiva 94/22/CE, recepita dall'Italia con D.Lgsl. 625/96, secondo la quale «l'estensione delle aree costituenti oggetto di autorizzazioni e la durata di quest'ultime devono essere limitate».

 Questa e altre violazioni, spiega Greenpeace, «denotano sistematici aggiustamenti delle norme e dei principi del Diritto comunitario a favore degli interessi dei petrolieri».

 

 WWF, ORA CAMBIO POLITICA ENERGETICA

«Il quorum non è stato raggiunto ma dalle urne emerge una richiesta fortissima affinché vengano cambiate le politiche energetiche del nostro paese», ha detto il Wwf rilevando che «milioni di italiani oggi hanno chiesto che gli accordi sul clima sottoscritti a Parigi vengano applicati e vogliono per l'Italia un futuro rinnovabile».

 A conclusione di questa consultazione popolare «è bene dire che il governo ha la maggiore responsabilità per aver portato l'Italia al referendum rispetto a una norma sulla proroga delle concessioni delle piattaforme offshore, inserita all'ultimo momento nella Legge di Stabilità 2016, che sapeva sin dall'inizio essere in contrasto con la normativa comunitaria e che sarà obbligato a modificare per intervento dell'Europa».

 Secondo l'associazione ambientalista «si è fatto di tutto per far fallire questo referendum».

 

 

FALLIMENTO. POLEMICHE E TUTTI VINCITORI                  

 Il referendum sulle trivelle non raggiunge il quorum: i votanti si fermano attorno al 32% con i SI che sfiorano l'80% e i NO al 20%. Esulta Matteo Renzi che giudica il risultato una vittoria contro quei «pochissimi consiglieri regionali e qualche presidente di Regione» che volevano farne solo «una conta» politica. In parte, si dicono soddisfatti anche i sostenitori del comitato per il SI per aver «acceso un riflettore sulle lobby del petrolio in Italia e sulle scelte energetiche del Paese».

 Ma anche le opposizioni che mettono in cassa 15 milioni di votanti che potrebbero fare la differenza al prossimo referendum sulle riforme in autunno Ed è proprio sull'interpretazione del voto che si riaccende la polemica politica ( da un lato Minoranza Dem, Sinistra, FI e M5s; dall'altra il Pd dei renziani).

 Per il premier i numeri rappresentano un «risultato netto, chiaro, superiore alle aspettative»: «L'Italia ha parlato - spiega - Questo referendum è stato respinto».

 Il presidente del Consiglio prova ad anticipare gli avversari: «Ora ci sarà la solita triste esibizione dei politici vecchio stile che dichiarano di aver vinto anche quando hanno perso. In politica bisogna saper perdere».

 Il riferimento, neanche troppo velato, è al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che ha guidato la pattuglia degli amministratori ribelli nel Pd e si è schierato in prima linea contro le indicazioni dell'esecutivo e del partito. Emiliano non intende deporre le armi: «Abbiamo superato la soglia di 10 milioni di voti che consideravamo necessaria per poter parlare di un successo: il governo dovrà tenerne conto».

«E da presidente del Consiglio - dice tra l'altro - c'e' stata mancanza di rispetto».

 Probabilmente la battaglia si accenderà nuovamente quando si tornerà a discutere di royalties per le Regioni e delle politiche energetiche del Paese. All'opposizione il M5S, in prima linea nella campagna referendaria, ringrazia «i 15 milioni di votanti» con un post sul blog di Beppe Grillo e rilancia l'iniziativa di referendum senza l'obbligo del quorum. Forza Italia si affida alle parole di Renato Brunetta: il capogruppo azzurro alla Camera mette il voto sulle trivelle in relazione con il prossimo referendum di ottobre sulle riforme istituzionali affermando che per battere il governo basteranno «13 milioni di voti».

  Il tema dell'astensione ha fatto dibattere più dell'argomento dello stesso referendum, ovvero la possibilità di limitare le concessioni per le trivelle all'interno delle 12 miglia dalla costa. Renzi si dice dispiaciuto di aver dovuto «non votare», spiegando di averlo fatto per tutelare «11mila posti di lavoro» di operai e ingegneri del settore petrolifero. «Saremo il Paese più verde d'Europa», aggiunge spiegando che però le politiche per le rinnovabili non possono essere fatte sprecando l'energia che già abbiamo ma con il tempo.

Alle urne non si è recato neanche il leader di Fi Silvio Berlusconi, mentre le massime cariche dello Stato si sono presentate in giornata. Gli animi sono tesi tra e all'interno dei partiti. A sottolinearlo un tweet del deputato renziano del Pd Ernesto Carbone che, a urne aperte, salutava ironicamente con un "ciaone" tutti coloro che avevano confidato nel raggiungimento del quorum. Un'espressione che è valsa una serie di risposte piccate da parte di esponenti di maggioranza e opposizione.