IL CASO

Caso Pavone, il procuratore smentisce il questore: «fiducia al poliziotto»

I sindacati oggi da De Siervo per il caso del poliziotto della Mobile

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1210

 Federico De Siervo

Federico De Siervo

PESCARA. I sindacati di polizia Siulp Sap Siap Silp Cgil Ugl Polizia Coisp Uil Polizia

chiedono un confronto interno alla questura perché sulla vicenda dell’ispettore Giancarlo Pavone finito nell’occhio del ciclone per un post contro un certo modo di fare politica scritto su Facebook (e subito rimosso) c’è qualcosa che non quadra.

Versioni discordanti, attestati di stima e fiducia in sede pubblica ma provvedimenti disciplinari e segnalazioni al Ministero dietro le quinte.

A scoprirlo sono stati proprio i sindacati che contestano al Questore Paolo Passamonti «evidenti contraddizioni» e versioni discordanti.

Il questore il 1° aprile scorso in un incontro con i sindacati ha assicurato che non ci sarebbe stato alcun trasferimento né provvedimento disciplinare a carico di Pavone.

Ma sarà vero?

Solo il tempo potrà dirlo. Per il momento le sigle sindacali non comprendono l’accelerazione con la quale, già il 21 marzo scorso, dopo l’incontro con lo stesso procuratore Federico De Siervo del 17 marzo 2016, il questore segnalò al Ministero dell’Interno la necessità di trasferire Pavone ad attività non investigative e poi in data 22 marzo avviò il relativo procedimento disciplinare.

Nove giorni dopo, poi, nella riunione con i sindacati disse che non era sua intenzione attivare alcun procedimento amministrativo volto al trasferimento di sede di servizio o di ufficio di Pavone.

E qui la prima contraddizione. Ma c’è qualcos’altro che non quadra.

La segnalazione al Ministero dell’Interno, infatti, è stata rappresentata nella grave incompatibilità tra il noto “post” pubblicato su Facebook ed il settore specifico investigativo della lotta ai reati contro la Pubblica Amministrazione, tanto che, secondo quanto appuntato dal questore, «...lo stesso Procuratore (De Siervo, ndr) ha auspicato l’assegnazione del Pavone ad un incarico che non comporti lo svolgimento di funzioni di Polizia Giudiziaria...».

Ma oggi i sindacati hanno incontrato il procuratore e riferiscono che il capo della procura di Pescara «con serenità ha invece ribadito la fiducia riservata alla Polizia di Stato in generale ed a Pavone in particolare, puntualizzando che il richiamato appunto del Questore è stato frutto di una probabile incomprensione di chi ha espresso male un fatto e ha recepito male un concetto».

Dunque i due non si sono capiti?

I sindacati hanno anche evidenziato al procuratore capo il loro disappunto per il fatto che, per un caso così eclatante, il questore non abbia usato la stessa solerzia per riferire al prefetto dell’importante attestato di fiducia del procuratore capo del 7 aprile scorso, come riscontrato in occasione dell’ ultimo incontro con il prefetto del 13 aprile, che immediatamente ha richiesto il fascicolo alla Questura.

De Siervo, infatti, il 7 aprile con una nota indirizzata proprio al questore si era espresso personalmente e formalmente, dopo aver attentamente vagliato i fatti e sulla scorta dei pareri espressi da tutti i Sostituti della Procura.

«È per noi motivo di soddisfazione aver appreso che Giancarlo Pavone e la Squadra Mobile sono al di sopra di ogni possibile dubbio ed imparzialità nella propria attività», sottolineano oggi i sindacati. «È altresì motivo di soddisfazione aver constatato che per la Procura della Repubblica di Pescara è necessario continuare ad avvalersi dell’attività investigativa del Pavone all’interno della Squadra Mobile, in quanto consolidato bagaglio di conoscenze, necessarie per il completamento di investigazioni delegate alla stessa Squadra Mobile».

Pavone nei giorni scorsi era stato preso pesantemente di mira anche dal presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che durante un Consiglio regionale (senza mai farne il nome) gli aveva addebitato gravi colpe investigative.