LA RISPOSTA

Sansificio contro Alessandrini: «ha perso lucidità e ci farà fallire»

A rischio 20 posti di lavoro

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Comune di Pescara, due posti a tempo determinato. Alessandrini sceglierà a sua discrezione

Marco Alessandrini

PESCARA. «Grazie al sindaco Alessandrini e all’assurda burocrazia di questo paese la nostra azienda sta per fallire e 20 famiglie resteranno senza reddito».

Questo è il grido d’allarme lanciato da Rocco Schiavone, titolare della Schiavone Biocalore srl che gestisce l’impianto di sansificio di Pescara, bloccato una settimana fa dal primo cittadino a seguito della segnalazione di un malore di un dipendente della Attiva che lavorava nei pressi dell’azienda.

Schiavone racconta di averle provate tutte:; «abbiamo potenziato le strutture esistenti per abbattere le immissioni di fumo e in accordo con la Provincia e l’Arta abbiamo dotato l’impianto di un sistema di abbattimento di nuova concezione (il biofiltro) con un investimento di 100 mila euro ma non è servito a niente».

La Provincia di Pescara aveva autorizzato l’accensione dell’impianto a fine marzo disponendo che l’Arta andasse a rilevare i valori dopo 4 giorni di funzionamento. «Procedeva tutto per il meglio», racconta il titolare, «ma prima che l’Arta potesse effettuare i rilievi si è inspiegabilmente inserito il sindaco di Pescara che ha adottato un’ordinanza di sospensione della attività, basata solo sull’onda emotiva e sulle sensazioni soggettive».

«E’ bastato», contesta ancora Schiavone, «che un dipendente della Società Attiva che opera nelle vicinanze dello stabilimento accusasse un malore per far chiudere l’attività. Ma nel piazzale dove si trovava l’operaio vi erano altri 15 dipendenti dell’Attiva e nessuno ha accusato disturbi, come nessuno dei nostri 20 dipendenti che lavorano nella fabbrica di sansa si è mai sentito male».

Il processo di essiccazione della sansa, spiega ancora il titolare, è un processo naturale «e non produce immissioni nocive per l’ambiente e per la salute umana. Noi non effettuiamo procedimenti chimici né bruciamo sostanze, ma dall’essiccazione della sansa otteniamo combustibile ecologico e olio. Come possiamo controllare l’impianto se non possiamo accenderlo?»

Intanto la sansa non utilizzata sta fermentando, provocando cattivo odore.

Secondo Schiavone quella di Alessandrini sarebbe a tutti gli effetti una ordinanza che si pone «contro l’ambiente».

«Purtroppo Alessandrini ha perso lucidità a causa delle pressioni per le note questioni ambientali. Un sindaco che ha paura ed agisce frettolosamente non svolge bene il suo lavoro. Alessandrini ancora una volta non ha saputo gestire in modo ragionevole una situazione critica».

L’azienda lo ha anche sollecitato a rivedere l’ordinanza ma senza successo. A questo punto la decisione è quella di ricorrere al tar per far annullare quello che viene definito «un provvedimento assurdo». Saranno chiesti al Comune anche i danni per la forzata chiusura dello stabilimento.

L’azienda chiede anche l’intervento della Regione alla quale sono state trasferite le competenze in materia. La richiesta è quella di convocare un tavolo tecnico senza alcun indugio per risolvere la questione».