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Autismo, la gara della Asl de L’Aquila fa arrabbiare anche l’arcivescovo che va al Tar

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Il vescovo Valentinetti

Il vescovo Valentinetti

L'AQUILA.  L'arcivescovo di Pescara, monsignor Tommaso Valentinetti, come presidente della Fondazione Paolo VI, ha presentato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale d'Abruzzo contro l'Azienda sanitaria locale numero Avezzano-Sulmona-L'Aquila chiedendo la revoca della gara pubblica per l'affidamento della gestione dei servizi psicoeducativi del Centro per adulti con autismo in apertura a Pratola Peligna (L'Aquila) e delle relative risorse (400 mila euro all'anno per 2 anni più 2).

Sul caso, l'associazione dei familiari Autismo Abruzzo Onlus ha scritto addirittura a Papa Francesco, per informarlo dell'incredibile vicenda: «Niente affari sulla pelle delle persone con autismo», hanno detto i genitori.

Un settore, quello dell'autismo, molto delicato che ha già visto scontrarsi due assessori regionali, con la "invasione di campo" di Donato Di Matteo nelle deleghe di Silvio Paolucci nella stesura della revisione della legge regionale sull'autismo: un fatto che ha creato un incidente diplomatico non ancora ricucito.

La procedura europea contestata è stata bandita dalla delibera numero 2273 del 30 dicembre 2015 firmata dal direttore generale uscente, Giancarlo Silveri, agli ultimi atti prima del suo addio di fine anno. L'arcivescovo Valentinetti ha agito nel ricorso insieme con un'altra Fondazione privata del vastese, "Il Cireneo", presieduta da Germana Sorge, ente che, secondo quanto si è appreso, è molto vicino agli ambienti ecclesiastici e in particolare a monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto. I ricorrenti, assistiti dall'avvocato Tommaso Marchese di Pescara, legale storico dell'ospedalità privata abruzzese, e dalla collega Alessandra Rulli, contestano alla Asl l'utilizzo in quota pubblica dei posti di riabilitazione, rivendicando, invece, un loro presunto diritto in quanto privati accreditati. In particolare, nel ricorso le due fondazioni si dicono «titolari di una specifica posizione concessoria e contrattuale, con la Regione Abruzzo e il servizio sanitario, per l'erogazione, in regime di 'accreditamento', di prestazioni sanitarie riabilitative». Sempre da quanto appreso, ambienti amministrativi aziendali ritengono il ricorso privo di fondamento, tanto che la gara non è stata neanche sospesa, essendo palese, secondo queste fonti, che la Asl abbia pieno titolo a coprire, con proprie risorse pubbliche, le esigenze riabilitative.

 “NON SPECULIAMO SULLA SOFFERENZA”

«Non speculiamo sull’Autismo e su nessun’altra sofferenza». Interviene così monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne per chiarire la sua posizione in riferimento al ricorso presentato dalla Fondazione Paolo VI, onlus di cui il vescovo pro-tempore è Presidente, al Tribunale Amministrativo Regionale d’Abruzzo contro la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila.

«Non siamo interessati specificatamente alla struttura di Pratola, come riferito dalla stampa locale – risponde, meravigliato, il presule – ma come Fondazione abbiamo scelto, non da soli, di ricorrere alla Magistratura amministrativa non per ottenere l’affidamento diretto del centro peligno, ma affinché, nel rispetto delle leggi nazionali e regionali poste a presidio dell’attività sanitaria, lo stesso possa essere affidato a soggetti accreditati pubblici o privati e non a Cooperative prive del presupposto necessario per esercitare qualsiasi attività sanitaria, ossia l’accreditamento». Questa la replica di monsignor Valentinetti che approfitta del momento per spiegare definitivamente la posizione della Fondazione correlata all’arcidiocesi di Pescara-Penne.  «L’unico interesse che ci riguarda – afferma con forza il vescovo - è il benessere di chi si rivolge alle nostre strutture e tanto abbiamo investito in questi anni, in risorse umane, tecnologiche ed economiche, per prestare servizi riabilitativi adeguati e per rispondere sempre ai requisiti richiesti per l’accreditamento. Nonostante le difficoltà, lavoriamo sempre per l’eccellenza, cercando di formare i dipendenti alla professionalità e all’attenzione umana e non capisco per quale motivo dovremmo rinunciare ad offrire il nostro servizio specialistico. Non si può insinuare, sempre e per di più senza motivo, che dietro la gestione di fondi e di denaro ci possano essere interessi personali o guadagni facili».

L’arcivescovo, che da qualche mese ha “preso in mano” la fondazione Paolo VI, specificando la volontà di essere sempre più «un’attività sociale ispirata dalla carità» è amareggiato dalla situazione, ma «continueremo ad operare nel settore con lealtà e con attenzione – conclude Valentinetti - senza lasciarci abbattere da giudizi infondati e, talvolta, deontologicamente discutibili».