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La "combriccola" del petrolio ed il pressing sul governo: presto nuovi interrogatori

Eni chiedere dissequestro impianti. Delrio, «io non ricattabile»

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La "combriccola" del petrolio ed il pressing sul governo: presto nuovi interrogatori

Graziano Delrio

POTENZA. Le intercettazioni "politiche" dell'inchiesta di Potenza sulle estrazioni petrolifere in Basilicata hanno, per il momento, guadagnato il centro del palcoscenico mediatico, relegando in secondo piano appalti e "oro nero": troppi i nomi altisonanti tirati in ballo dalla presunta "cricca" capeggiata da Gianluca Gemelli - dal ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, passando per il vertice dell'Arma dei Carabinieri - che portano a un'unica richiesta da parte dei palazzi romani, quella dei chiarimenti.

 

 

Secondo la ricostruzione degli investigatori, infatti, la cosiddetta "combriccola" del petrolio avrebbe fatto pressioni su Delrio affinché fosse confermato (come in realtà poi avvenuto, con una proroga di sei mesi) Alberto Cozzo alla guida dell'Autorità portuale di Augusta. Ma la Polizia ha riscontrato un «certo interesse» da parte degli indagati anche nella «gestione futura dei porti». In una conversazione registrata il 4 maggio, sempre Colicchi ed Enrico Vignola (della Marina militare) «discutevano quale strategia politico-operativa intraprendere per una forma di convenzione tra le Autorità portuali e la Marina militare, in relazione a tutta una serie di attività, tipo lo sminamento del porto di Napoli)».

 Vignola «chiedeva a Colicchi se il Capo (De Giorgi) ne fosse già al corrente; Colicchi rispondeva che in più occasioni lo stesso si era mostrato interessato alla cosa. Vignola domandava a quel punto chi avrebbe potuto fungere da 'gancio' (evidentemente col Ministro delle Infrastrutture), e Colicchi indicava Ivan Lo Bello (ex presidente di Confindustria Sicilia)», come successo per la nomina di Cozzo. Con Lo Bello, infatti, «si sarebbe arrivati direttamente alla persona del Ministro, essendo 'amicissimi'».

 
 

 

La replica di Delrio è giunta immediata: «Non ho mai ricevuto pressioni per appalti o nomine al Ministero. Non sono mai stato ricattato né mi ritengo ricattabile. Il fatto che un comitato di affari mi ritenga un pericolo mi onora, però credo che sia giusto accertare la verità dei fatti e per questo presenterò un esposto alla Procura perché voglio che gli italiani sappiano la verità così come io ho diritto di saperla».

 Il Ministro ha detto di voler sapere, attraverso le indagini che seguiranno all'esposto, «se vi sono realmente state attività dei Carabinieri o di altri organi investigativi che abbiano dato a comitati di affari elementi informativi contro un Ministro o un qualsiasi cittadino».

 

 Intanto sono stati presentati i primi ricorsi al Tribunale del Riesame, dai cinque dipendenti dell'Eni (ai domiciliari), da un ex dirigente della Regione Basilicata e dall'ex vicesindaco di Corleto Perticara (Potenza), entrambi colpiti da divieto di dimora. L'Eni, inoltre, chiederà al Riesame il dissequestro di due vasche del centro olio di Viggiano (Potenza) e del pozzo "Costa Molina 2" e "l'accertamento in campo e in contraddittorio, mediante un incidente probatorio - precisa l'Eni - della correttezza delle modalità di operatività dell'impianto e in particolare della mancanza di pericolosità delle acque reiniettate". I pm di Potenza sono quindi al lavoro per una prima valutazione complessiva degli atti raccolti, e sulla richiesta di Pietro Nocita, legale del Capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, iscritto nel registro degli indagati per abuso di ufficio nel "filone siciliano" dell'inchiesta: l'ammiraglio vuole essere ascoltato. I pubblici ministeri starebbero anche valutando l'ipotesi di sentire De Vincenti, anche in questo caso per alcune intercettazioni in cui viene tirato in ballo dalla "combriccola" di Gemelli. Il contenuto delle migliaia di intercettazioni del "quartierino" ha portato poi ad altre reazioni: all'annuncio di ieri di Delrio - che intende presentare un esposto alla Procura in relazione a un presunto dossier che la "cricca" di Gemelli (alla quale Paolo Quinto, collaboratore della senatrice Pd Anna Finocchiaro, ha escluso categoricamente di appartenere, spiegando di aver incontrato Gemelli "privatamente in una occasione, nel 2014, al Senato") avrebbe voluto usare contro di lui - si aggiunge la precisazione del Comando Generale dei Carabinieri. I vertici dell'Arma hanno "escluso qualsiasi rapporto" con Valter Pastena (indagato nel filone siciliano) "salvo quelli imposti da ragioni formali e istituzionali, in relazione al precedente incarico di questi quale direttore dell'Ufficio centrale del Bilancio presso il Ministero della Difesa".
In alcune conversazioni con Gemelli (che effettivamente era al Senato la mattina del 27 novembre 2014, data di una riunione, ma nel pomeriggio, della Commissione Affari Costituzionali), Pastena parla di un incontro con il "nuovo Capo di Stato Maggiore, che verrà a pranzo a casa mia... è grande amico mio...". Il Comando Generale dei Carabinieri ha inoltre "auspicato" che possa essere chiarito anche il passaggio su un presunto incontro tra lo stesso Pastena e un carabiniere, che avrebbe partecipato alle indagini svolte negli anni scorsi a Reggio Emilia sulla vicenda del presunto dossier contro Delrio.