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Bufera su monsignor Cipollone: «con legge Cirinnà i delitti diventano diritti»

Arcigay Chieti protesta: «parole orribili»

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Bufera su monsignor Cipollone: «con legge Cirinnà i delitti diventano diritti»

Emidio Cipollone

LANCIANO. «Oggi, anche per responsabilità di alcune leggi, ci metto la Cirinnà, i delitti sono diventati diritti».

La dichiarazione dell’Arcivescovo di Lanciano-Ortona, monsignor Emidio Cipollone, sulla legge che prevede l’introduzione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in Italia hanno scatenato la reazione dell’Arcigay di Chieti che contesta le «parole orribili» utilizzate dal prelato.

«Cipollone addirittura osa paragonare i delitti ai diritti», protesta il presidente dell’Arcigay Chieti, Adelio Iezzi, «intendendo per delitti l'orientamento sessuale di milioni di persone le quali hanno la “colpa” di desiderare riconosciuti, in uno Stato Laico, il proprio status e il proprio diritto a realizzarsi come persone umane. Questo il Vescovo-pensiero che ci lascia amareggiati e stupiti».

In una intervista a ‘La Fede quotidiana’ Cipollone attacca anche il premier Renzi definendolo «presuntuoso e prepotente» quando sostiene di voler andare nelle parrocchie per illustrare le unioni civili. «Noi cristiani non siamo dei bifolchi e comunque nelle parrocchie troverà pane per i suoi denti, se decide di venire», sottolinea il monsignore.

E poi rincara la dose sui gay e legge Cirinnà: «questo provvedimento stravolge la natura ed è dunque contro la ecologia dell’ uomo quando arriva alla sostanziale equiparazione delle unioni tra persone dello stesso sesso alla famiglia naturale composta da un uomo e una donna aperti alla vita. Sino a prova contraria solo da un uomo e una donna si genera vita. Pertanto considerare famiglia due uomini o due donne che per forza di cose non sono in grado di generare, è contro la natura». Anche sull’utero in affitto l’idea è chiara: «una pratica anti umana, è vergognoso sfruttare il corpo della donna».

CONTRO NATURA?

«Caro Arcivescovo», insiste Iezzi, «ancorché si può essere contrari ad una legge, non tolleriamo l'accostamento dei sostantivi “delitti” e “diritti”; sono ben altri i delitti, peraltro commessi anche da uomini della Chiesa Cattolica – e qui stendiamo un velo pietoso. In questi giorni mentre milioni di persone vivono il dramma della guerra e della fuga per evitare morte certa, mentre si scoprono continuamente delitti (questi davvero odiosi delitti!) contro la Natura costituiti da gravissimi reati ambientali che avvelenano la vita e la salute di milioni di cittadini, l'Arcivescovo non trova di meglio che tirare fuori il solito slogan del “contro natura” riferendosi alla vita di milioni di persone che non chiedono nulla se non di vivere la propria vita con quel minimo di tutele che tutti i cittadini meritano».

Secondo Iezzi «con una manipolazione e una mistificazione perfino delle parole del Pontefice, Mons. Cipollone tramuta il tema importantissimo dell'ambiente e della salute in una sua battaglia personale ossessiva contro coloro che non rispondono alla sua visione della vita e degli affetti; caro Arcivescovo se ne faccia una ragione: gli omosessuali ci sono sempre stati e sempre ci saranno, ed ignorarne la presenza come famiglie già costituite non fa altro che aumentare la sofferenza di uomini e donne che come tutti lavorano, amano e sono alle prese con la vita di tutti i giorni».

«Ci piacerebbe chiedere al Monsignore», continua il presidente dell’Arcigay di Chieti, «la sua opinione su quale potrebbe essere lo stato d'animo di un giovane studente o studentessa omosessuali nel leggere parole di tale violenza e aggressività: venire paragonati a delinquenti e contro natura, mentre sono ben altri i delitti contro la Natura che ogni giorno vengono compiuti avvelenando cielo, acqua e terra».