L'INCHIESTA

Arresto sindaco Tagliacozzo: il primo cittadino incastrato dal suo ex assessore

Di Marco Testa avrebbe tentato di bloccare inchiesta

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Arresto sindaco Tagliacozzo: il primo cittadino incastrato dal suo ex assessore

TAGLIACOZZO.  Una lobby affaristica che gestiva gli appalti nell' amministrazione comunale ed aveva come figura di riferimento il sindaco di Tagliacozzo, Maurizio Di Marco Testa.

È quanto contenuto nell'ordinanza di arresto emessa dal gip del tribunale di Avezzano nei confronti del sindaco di Tagliacozzo e di altri componenti dell'amministrazione.

«Quijo che ssì ditto il maresciallo, non saccio come si chiama... jo pijesse, se potesse, a fa pjà alla recchia da uno più grosso de isso, dici, ma tu che sei messo 'n capo'?»', si legge nelle intercettazioni ambientali contenute nell'ordinanza e riferite al sindaco Di Marco Testa.

«Mo vediamo se serve, se c'ha qualche generale dei carabinieri», prosegue il sindaco in riferimento al fatto di poter contattare un ex parlamentare abruzzese per bloccare le indagini a suo carico. Sempre nell'ordinanza di custodia cautelare si legge che il sindaco, maresciallo della Guardia di Finanza, aveva l'attitudine alla minaccia, all'intimidazione e alla spregiudicatezza dimostrata nel tentativo di bloccare le indagini.

LA DENUNCIA DELL’EX ASSESSORE

Da quanto si è appreso l’indagine sarebbe partita dopo una denuncia dell’ex assessore ai lavori pubblici Alfonso Gargano, poi  escluso dalla giunta. E’ stato lui a svelare agli inquirenti  che dopo la sua nomina aveva presentato in giunta lo stato dei lavori della parte nuova del cimitero per un valore di circa 1 milione di euro.

Era l’estate del 2011 e l’ex assessore ha ricordato davanti ai giudici che il sindaco lo avvicinò  dicendogli «che quella progettazione doveva essere data a Tellone. Di fronte al mio netto rifiuto lui mi ha detto che non mi dovevo mettere contro di lui e, da quel momento, ha iniziato a farmi la guerra, arrivando a revocarmi l’incarico con atto non motivato».

E la Procura ha intercettato proprio il sindaco e Tellone mentre palesano i dubbi circa un possibile ascolto ambientale della loro azione criminosa, a loro dire svolta «a fin di bene»: Tellone:  «se non si intrallazzato non si fatto niente… se si fatto una forzatura spesso e volentieri la semo fatta…»

Sindaco: «ma a fin di bene…». Tellone: «sempre e solo a fin di bene».


IL FESTIVAL DI MEZZA ESTATE

Ma il cimitero è solo uno dei lavori finiti nel mirino degli investigatori che avrebbero anche raccolto prove che dimostrerebbero come l’assessore alla Cultura Gabriele Venturini avrebbe «turbato il procedimento diretto all’affidamento degli incarichi per ‘realizzazione di un progetto grafico e di comunicazione’» in occasione del Festival internazionale di Mezza estate. Secondo l’accusa l’assessore «avrebbe concordato  le realizzazioni da effettuare prima ancora di proporre in Giunta comunale l’affidamento diretto degli incarichi».


L’URGENZA… CHE NON C’ERA

Come spiegato in conferenza stampa dagli inquirenti il meccanismo rodato sarebbe stato quello di attribuire l’urgenza anche ad interventi che in realtà non ne avevano.

Il gip sottolinea nell’ordinanza di custodia cautelare «l’incredibile determinazione criminosa» del sindaco «volta a favorire nel più breve tempo possibile la procedura arrivando al punto di minacciare e maltrattare i funzionari il funzionario Torrelli e un altro tecnico al fine di fargli predisporre celermente gli atti necessari alla gara».

Ma l’attenzione del giudice si focalizza anche sull’imprenditore Angelo Di Marco che «sebbene esterno all’amministrazione, arriva al punto di predisporre un elenco di ditte da inviare alla procedura fittizia che d’accordo con il sindaco consegna agli uffici».