LIBERTA' DI STAMPA

«Il giornalista Patricelli non diffamò il questore Passamonti»

Il pm ha chiesto l’archiviazione e il gip ha accolto

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Marco Patricelli

Marco Patricelli

 

PESCARA Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma ha archiviato il procedimento per diffamazione nei confronti del giornalista abruzzese Marco Patricelli.

La causa era stata intentata dal questore di Pescara, Paolo Passamonti.

Passamonti contestava quattro articoli, scritti fra il 31 marzo e il 4 aprile scorso, in cui Patricelli aveva ricostruito la vicenda di una multa ricevuta dal questore. Il Tempo scoprì, infatti, che Passamonti venne multato nel dicembre del 2011 per divieto di sosta e la sua auto rimossa con il carroattrezzi. La sua berlina gli venne poi restituita direttamente al comando dei vigili urbani. Il giornalista scoprì anche che nè la multa nè la ricevuta di pagamento del carroattrezzi sarebbero state annullate, come prevederebbe la procedura e chiese al questore di spiegare cosa fosse accaduto. 
Qualche giorno dopo la Procura di Pescara dispose una perquisizione ai danni del giornalista, sia presso la redazione che nell’abitazione e il giornalista si è ritrovato indagato per violazione del segreto istruttorio. 

Il pm di Roma Nicola Maiorano che ha chiesto l’archiviazione sottolinea che «a prescindere dalle conclusioni tratte dalla Procura della Repubblica di Pescara», le «puntuali e articolate indagini dei carabinieri del Roni di Pescara hanno messo in luce condotte quantomeno “opache” da parte di alcuni soggetti istituzionali coinvolti nella vicenda che giornalisticamente (ed efficacemente) è stata ribattezzata “contravvenzione fantasma”».

Il gip ha accolto la richiesta del pubblico ministero  sottolineando che il redattore dell’articolo ha narrato «solo fatti di cronaca giudiziaria emersi nell’ambito di indagini svolte dai carabinieri» e che nell’espressione dei giudizi critici Patricelli non ha superato, annota sempre il gip, «il limite della continenza (poiché non ha inteso aggredire gratuitamente l’altrui reputazione) e abbia comunque scritto di un oggetto di rilevanza sociale. Non può dubitarsi infatti dell’interesse per i cittadini di conoscere di indagini giudiziarie della specie di quella in esame».

Il provvedimento è stato emesso un anno fa ma la notifica è avvenuta solo alla parte offesa mentre l'accesso agli atti del  giornalista è stato soddisfatto solo dopo alcuni mesi.

«Ho semplicemente esercitato il diritto-dovere deontologico di informare, scrivendo di un fatto vero e documentato in tutti i suoi passaggi - commenta Patricelli -. Anche il questore ha esercitato un diritto, sentendosi diffamato; contrariamente alla mia inchiesta, però, quel che sosteneva lui era infondato in fatto e in diritto. Ho già dato mandato ai miei legali di valutare gli estremi della querela temeraria e di agire per il risarcimento del danno, considerando che l'iscrizione sul registro degli indagati mi ha cagionato una grave ricaduta negativa tanto sull'attività professionale giornalistica quanto su quella accademica di storico, con pubblicazioni rilevanti in Italia e all'estero. Sono certo che la Procura di Pescara, attentissima a ogni sfumatura, (evocò persino un Regio Decreto del 1904), saprà ben valutare i fatti, con equilibrio e serenità».

Resta però senza risposta e senza alcun tipo di sanzione nei confronti di chi l’ha disposto il provvedimento di perquisizione domiciliare, vietato da tre pronunce vincolanti della Corte di Strasburgo, ribadite anche dalla Cassazione per violazione dei diritti dell'uomo legati alla libertà di stampa.

 

LA MULTA

E’ l’8 dicembre 2011. Dopo le multe il vigile chiama il carro attrezzi per la rimozione.

La Mercedes era intestata al questore e non era l’auto di servizio anche se il Questore ha sempre detto di «essere in servizio».

 Gli agenti  hanno raccontato che il comandante dei vigili, Carlo Maggitti, chiamò la sera stessa l’ufficiale di turno per avvisarlo che sarebbe passato il questore a riprendere l’auto rimossa.

Il vigile Di Sabatino ha sempre spiegato che altre volte sono state rimosse auto civetta delle autorità ma che esiste una procedura apposita per la restituzione.

  Il questore la sera stessa andò a riprendere l’auto e la storia sembrava finire lì.

Invece la vicenda è finita sul giornale nell’edizione locale de Il Tempo con notizie pubblicate da Marco Patricelli che è finito querelato per diffamazione dal questore.

Circa un anno dopo la multa, però, una manina mise nell’armadietto di servizio del vigile Di Sabatino due fotocopie: una è il verbale della multa al questore e l’altra è la fotocopia del registro delle auto rimosse che riportano il numero del verbale, la cifra da pagare e l’avvenuta restituzione.

E’ un foglio con molte caselle tutte compilate a mano: le uniche caselle rimaste bianche sono proprio quelle relative alla multa del questore dove non compaiono le cifre del pagamento che non è infatti mai avvenuto.

Angelo Volpe si è poi messo in contatto con il suo ex comandante Ernesto Grippo e gli chiese un consiglio su cosa fare  e come procedere.

Grippo si mise a disposizione e preparò la denuncia.

Il caso è stato portato alla ribalta dalla trasmissione Le Iene che più volte si è occupata della vicenda.

 

LA SOSPENSIONE

La scorsa estate tre dei vigili intervistati dalle Iene sono stati condannati. L’ufficio procedimenti disciplinari del Comune, presieduto dal vice segretario generale Guido Dezio, ha sospeso dal servizio e dalla retribuzione, da 9 a 12 giorni, Angelo Volpe, Claudio Di Sabatino e Donato Antonicelli. I tre vigili sono stati puniti «perché», si legge nel provvedimento disciplinare di 4 pagine, «le dichiarazioni rese nell’intervista, che ha avuto un’ampia risonanza mediatica in campo nazionale, sono tati da ingenerare sfiducia nella capacità dell’ente di operare con efficienza e trasparenza nel rispetto delle regole e in favore della collettività, influendo negativamente sulla reputazione dell’ente».

 

LA RIVELAZIONE DEL SEGRETO

 I quattro vigili vennero accusati anche di aver divulgato notizie riservate, ma solo Volpe è finito sotto processo con l’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio. Accusa dalla quale è stato assolto il 25 maggio 2015.

 

MAGGITTI

Anche il comandante Carlo Maggitti è finito sotto accusa per l’intervista rilasciata alla trasmissione Le Iene e per il demansionamento di Volpe. Ma il capo della polizia municipale è stato scagionato il 21 marzo 2015.

Lo stesso Maggitti querelò la trasmissione tv 'Le Iene' per diffamazione e richiesto il sequestro del servizio.

Il comandante si è sentito diffamato dal servizio, sarebbero state lese la sua immagine e la sua onorabilità perché, secondo la difesa, la trasmissione avrebbe dato un’idea “suggestiva” dei fatti, avrebbe suggerito – sempre secondo la difesa di Maggitti – l’idea che il comandante abbia illegittimamente restituito l’auto al questore e illegittimamente annullato la multa al questore. E, invece, per i legali non è andata così: Maggitti avrebbe agito in maniera legittima richiamando il regio decreto del 1907 secondo cui il questore «è permanentemente in servizio» e avrebbe dato disposizioni orali al personale della municipale a riconsegnare la macchina al questore.