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Commercio a Pescara: «il 70% dei prodotti in vendita sia abruzzese»

Proposta di Confartigianato: «Il Comune adotti delibera come a Firenze. Pronti a scendere in piazza».

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Commercio a Pescara: «il 70% dei prodotti in vendita sia abruzzese»

Massimiliano Pisani

PESCARA. «Pescara negli ultimi anni è stata letteralmente invasa da multinazionali straniere e da piccoli e pseudo imprenditori i quali, approfittando dell'attuale legge sul commercio ormai vecchia e fuori dalla realtà, aprono attività che prendono il posto delle imprese locali, facendo perdere così di vista le tradizioni e la storia del piccolo artigianato che ha fatto grande il tessuto economico abruzzese».

E’ quanto denuncia il presidente di Confartigianato Commercio Pescara, Massimiliano Pisani, che chiede al Comune di Pescara di adottare una delibera che «impedisca l'apertura di nuove attività in centro ed obblighi quelle esistenti a far sì che almeno il 70% dei prodotti in vendita sia abruzzese».

Lo spunto, secondo Confartigianato Pescara, potrebbe essere «la delibera di gennaio del Comune di Firenze che, finalizzata a difendere i prodotti toscani, ha imposto che il 70% dei prodotti in vendita sia di 'filiera corta' (massimo due passaggi) o del territorio». Da qui l'invito dell'associazione al Comune di Pescara: «Una delibera - spiega Pisani - che, sulla falsa riga di quella di Firenze, impedisca l'apertura di nuove attività in centro, anche in caso di trasferimento di attività precedenti, e che obblighi, entro massimo un anno, gli attuali operatori, di qualunque genere, ad adeguarsi, affinché almeno il 70 per cento dei prodotti venduti sia a 'filiera corta' e del territorio».

«Riteniamo fondamentale un provvedimento di questo tipo - aggiunge il presidente di Confartigianato Commercio Pescara - perché, come già dimostrato e ribadito dal Centro studi di Mestre, l'Abruzzo non è affatto uscito dalla crisi, ma al contrario la difficile situazione è acuita da attività improvvisate che aprono e chiudono nell'arco di pochi mesi, facendo solo perdere fatturato e lavoro».

«I nostri negozi stanno chiudendo - prosegue Pisani - i bar simbolo di Pescara sono stati spazzati via da multinazionali americane, c'è un'invasione di attività che sotto l'insegna di 'minimarket' promuovono di fatto la somministrazione di superalcolici, ci sono paninoteche straniere che prendono il posto di locali storici: questa è la fotografia attuale di una città la cui storia inizia con Gabriele D'Annunzio. Adesso basta - afferma il presidente - siamo anche pronti a promuovere uno sciopero dei nostri associati e a scendere in piazza per difendere Pescara e l'Abruzzo».

«La nostra storia, i nostri artigiani del tessuto, del settore dolciario e alimentare, che hanno sempre seguito le regole creando delle opere d'arte come il parrozzo, i gelati artigianali e i capi di abbigliamento - va avanti Pisani - devono essere tutelati. Di conseguenza deve essere tutelato il consumatore finale che deve poter godere di prodotti tipici abruzzesi e non deve certamente ricordare Pescara per un hamburger straniero».

Confartigianato Pescara chiede anche alla Regione Abruzzo di «mettere un freno a questa invasione, accelerando l'iter per una nuova legge regionale sul commercio. Una legge - conclude Pisani – che coinvolga, in fase di stesura, le maggiori associazioni di categoria e che tuteli innanzitutto l'Abruzzo, mandando definitivamente in pensione la vecchia legge degli anni '70 che poco ha a che vedere con la realtà odierna».