IL CORTOCIRCUITO

Attacco al poliziotto che indaga su La City: trasferimento, anzi no. Forse però…

Tonelli sindacalista del Sap difende collega e interrompe sciopero della fame

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Giancarlo Pavone

Giancarlo Pavone

ABRUZZO. Come tutte le vicende misteriose, non limpide e, forse, non del tutto regolari, anche quella del trasferimento del poliziotto Giancarlo Pavone della Squadra Mobile di Pescara  -che ha indagato anche su La City- è un brutto episodio che nessuna delle istituzioni coinvolte ha sentito il dovere di chiarire.

Pavone si è scoperto poi essere l’investigatore criticato più volte da D’Alfonso in una violenta invettiva in Consiglio regionale arrivando a dire che si sarebbero fabbricate prove false.

Questa mattina presso la questura di Pescara, nel corso di una affollatissima assemblea, Gianni Tonelli del sindacato di polizia Sap ha annunciato di aver interrotto lo sciopero della fame dopo aver perso 24 chili per protestare contro la situazione di estrema precarietà in cui i governi hanno lasciato le forze dell’ordine.

In questo incontro Tonelli ha preso le difese di Pavone che avrebbe ricevuto pressioni per essere trasferito o per presentare una propria richiesta di trasferimento ad altro incarico. Il provvedimento poi sarebbe stato congelato ma non annullato.

Il poliziotto è stato poi messo in ferie forzate dalla questura.

Sulla vicenda la Questura non ha commentato ufficialmente ma ha smentito ogni intervento esterno o pressione politica.

CHI E’ PAVONE

Pavone è ispettore della Squadra Mobile e responsabile delle più importanti inchieste sulla pubblica amministrazione, da Ciclone ad Housework. E’ stato dietro ogni inchiesta degli ultimi dieci anni condotta dalla polizia di Pescara oltre che aver collaborato gomito a gomito con i pm nei diversi processi.  

Non è la prima volta che Pavone è nel mirino dei “suoi” indagati che più volte hanno individuato proprio in lui il pericolo maggiore e la mente investigativa più fine e preparata. Addirittura durante il processo Ciclone emerse che era proprio lui un possibile obiettivo di un attentato. Il fatto emerse nel corso di una indagine aperta per falsa testimonianza nel processo Ciclone e durante alcune perquisizioni furono trovate notizie e foto della abitazione dell’ispettore nel pc di Guglielmo Di Febo, ex assessore che inviava via mail il materiale a Paolo DI Blasio . Queste accuse poi sarebbero cadute in seguito all’archiviazione del gip.

Nello stesso processo lo stesso Cantagallo attaccò e accusò l’ispettore e nel dibattimento emersero verità diverse ed inconciliabili.

Fu sempre Pavone a scoprire fughe di notizie in molte inchieste che riguardavano la pubblica amministrazione persino alcuni fiancheggiatori dei politici accusati in magistrati, cancellieri e poliziotti che sembravano risentire troppo dell’influenza politica.

CORTINA FUMOGENA, MURO DI GOMMA E FACEBOOK

Su quanto accaduto di recente, però, come detto, non ci sono versioni ufficiali, anzi si è alzata una spessa cortina di vero e proprio depistaggio per cui la certezza di quanto accaduto non c’è.

Secondo una delle ricostruzioni più verosimili Pavone avrebbe postato per pochi minuti un commento amaro su vicende pubbliche legate in qualche modo ad un sentimento di sfiducia verso la politica e lo avrebbe fatto commentando sulla pagina del consigliere Domenico Pettinari che, tra l’altro, è stato anche autore della denuncia che ha fatto partire l’inchiesta su La City.

Il post che è rimasto on line pochi minuti ha però continuato ad avere una vita propria, tramandato via social ed email fino ad arrivare al presidente della Regione, provocando la reazione pubblica nello scorso consiglio regionale e la forte invettiva contro un investigatore e rivolgendosi a Pettinari affermando «lei conosce il nome, lei sa a chi mi riferisco».

«Si era ipotizzato il trasferimento di un collega della Squadra Mobile, ma voglio sperare che questo non accada perche' e' inaccettabile. Il collega ha fatto riferimento alle sue indagini? No. Ha fatto riferimento al presidente della Regione? No. Allora e' inutile che qualcuno si sia sentito colpito o offeso», ha detto oggi Tonelli del Sindacato autonomo di polizia (Sap), «penso - ha aggiunto - che se il mio collega avesse fatto riferimento alle sue indagini o avesse fatto dei nomi, sarebbe sicuramente in corso una responsabilita' disciplinare. Ma cosi' non e' stato: ha condiviso un sentimento di forte sfiducia verso la politica e credo sia un sentimento diffuso. Siamo cittadini, viviamo in un contesto sociale e condividiamo gli umori di quella che e' la societa' in cui viviamo. Il questore e l'amministrazione - ha proseguito - dovrebbero farsi scivolare questa vicenda, poi valutare dopo, a bocce ferme, se ci sono i margini o gli elementi per un provvedimento disciplinare, ma siccome i margini non ci sono non possono punire il dipendente. Non possiamo sanzionare quando non esiste».

Una decina di giorni dopo l’invettiva del presidente D’Alfonso, e precisamente venerdì scorso, Pavone è stato messo in ferie “forzate” mentre sarebbe stato sospeso il provvedimento di trasferimento del poliziotto.

Secondo i suoi detrattori però l’investigatore avrebbe espresso opinioni pesanti sulle persone sulle quali indaga, del resto lo stesso presidente della Regione ha minacciato una denuncia ed affermato che quel poliziotto avrebbe fabbricato prove false.     Di certo lo stesso D’Alfonso ha manifestato il suo malumore per l’accaduto in molte sedi istituzionali e presso diversi rappresentanti pubblici. 

Su una vicenda del genere il silenzio assoluto è un silenzio che urla e racconta molto degli animatori della vita pubblica abruzzese e ci si dovrebbe interrogare sul perché nessuno abbia avuto il coraggio di esprimere un qualsivoglia commento sulla vicenda a favore o contro.

Così dopo la furiosa invettiva di D’Alfonso è calato il gelo ma non l’imbarazzo.

E’ dovuto arrivare da fuori un poliziotto dimagrito 24 chili per registrare il primo commento su questa ennesima oscura vicenda (se si esclude il Coisp che ha immeditamente stigmatizzato l'accaduto) e che sembra aver creato un cortocircuito molto delicato nelle istituzioni di questa democrazia.

Ma nell’Abruzzo di oggi è tutto normale.