LA RICHIESTA

Condanna Ivri, dipendenti contro giudice chiedono verifica: «sentenza frettolosa?»

Chiesto l’intervento del presidente del Tribunale di Chieti

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Condanna Ivri, dipendenti contro giudice chiedono verifica: «sentenza frettolosa?»

ABRUZZO. Tornano a protestare i dipendenti dell’Ivri dopo la sentenza che nelle scorse settimane ha visto la società di vigilanza di San Giovanni Teatino condannata dal tribunale di Chieti per attività antisindacale.

Una quarantina di lavoratori cerca da settimane di ricomporre la situazione e racconta che le cose non stanno così come emerso nel corso del procedimento che ha portato alla condanna dell’istituto.

E per questo rivolgono un appello al presidente del Tribunale di Chieti affinchè faccia «tutti gli accertamenti necessari a  verificare il corretto giudizio nel contenzioso» e che la sentenza  «non sia stata viziata da una frettolosa valutazione della vicenda».

Tutto è iniziato con la denuncia della UilTucs secondo cui alcuni dipendenti avrebbero subito «vessazioni e pressioni» da parte della società per indurli a cambiare sigla sindacale, vessazioni, racconta il sindacato, che si sarebbero  trasformate gradualmente in sanzioni disciplinari.

La tesi è stata accolta dal giudice del lavoro Ilaria Prozzo secondo cui «la pressione esercitata dalla società resistente al fine di ottenere una revoca dell’iscrizione dei lavoratori dall’organizzazione sindacale, è stata finalizzata, con tutta evidenza, ad indebolire la posizione della Uil e a limitare la sua azione di tutela nei confronti dei lavoratori, impedendo l’esercizio della libertà e dell’attività sindacale». 

Alcuni dipendenti avevano già protestato con forza dopo la pronuncia del giudice assicurando di non aver mai subito pressioni.

E oggi tornano nuovamente a ribadirlo: «non si può sottacere l'indignazione che si prova nel vedersi considerati come esseri “non pensanti” tanto da non essere in grado di fare scelte relative all'iscrizione ad uno piuttosto che ad un altro sindacato autonomamente, e così facilmente condizionabili, come invece lamentato a gran voce dalla UIL Tucs locale. Ed infatti, la cancellazione degli scriventi lavoratori dalla UIL Tucs di Chieti è stata presa in piena autonomia da ciascuno senza che nessuno abbia in alcun modo fatto pressioni in tal senso, come si evince chiaramente dalla documentazione che si allega in copia».

Oltre all’intervento del presidente del Tribunale di Chieti i dipendenti chiedono anche l’aiuto del prefetto. Da lui vorrebbero un intervento «formale e diretto» nella vicenda per «pacificare la situazione in essere, trovandosi, in difetto, nella necessità di indire uno stato di agitazione/mobilità (che non sarà uno sciopero, ma magari una giornata di protesta domenicale), al fine quanto meno di rendere edotta la  cittadinanza su quanto sta accadendo e nella quale chiedere a gran voce di cessare le attività vessatorie nei confronti della dirigenza Ivri, e di gran parte dei suoi lavoratori, da parte di una sparuta minoranza di  dipendenti, evidentemente non soddisfatti di lavorare per un'azienda leader nel settore che garantisce un congruo e puntuale stipendio a tutti i suoi operatori».