LA SENTENZA

Asl Pescara condannata a versare 100 mila euro agli infermieri

Corte appello L'Aquila dà ragione a ricorsi di 70 infermieri

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Asl Pescara condannata a versare 100 mila euro agli infermieri

L’AQUILA. La Corte d'Appello dell'Aquila ha accolto i ricorsi presentati da 70 infermieri della Asl di Pescara i quali chiedevano che i tempi della vestizione e la svestizione prima del turno di lavoro siano retribuiti a parte e quindi non vengano ricompresi nel normale orario.

I giudici hanno condannato la Asl di Pescara a pagare circa 100mila euro. Ne dà notizia il sindacato Nursind.

Il legale del sindacato, l'avvocato Carmine Ciofani, spiega che la sentenza emessa dalla Corte d'Appello dell'Aquila è coerente «con l'orientamento ormai lineare tracciato dalla Suprema Corte e dalla giurisprudenza di merito ad eccezione di isolate ed eccentriche decisioni».

I giudici, nelle sentenze, riconoscono “lavoro effettivo” il semplice essere a disposizione costante del datore di lavoro.

Nei mesi scorsi anche a Chieti gli infermieri si erano visti riconoscere i 20 minuti per turno come orario di lavoro per tutti coloro che devono indossare una divisa per lavorare in ospedale.

In quel caso la sentenza affermava che: «non è contestabile che il personale infermieristico deve necessariamente indossare e dismettere la divisa di lavoro (camice), per intuibili ragioni di igiene, negli stessi ambienti dell’Azienda - e non ovviamente da casa - prima dell’entrata e dopo l’uscita dai relativi reparti, rispettivamente, prima e dopo i relativi turni di lavoro».

Anche la Cassazione ha avuto modo di chiarire che, ove sia data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo ove indossare la divisa stessa (e quindi anche presso la propria abitazione, prima di recarsi al lavoro) la relativa attività fa parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento dell’attività lavorativa, «e come tale non deve essere retribuita, mentre se tale operazione è diretta dal datore di lavoro, che ne disciplina il tempo ed il luogo di esecuzione, rientra nel lavoro effettivo e di conseguenza il tempo ad essa necessario deve essere retribuito».

«Sono particolarmente soddisfatto per l'esito della causa - spiega il segretario Nursind Pescara, Antonio Argentini - che ha visto riaffermato un principio ormai consolidato anche attraverso altri ricorsi vittoriosi per gli infermieri. Il Nursind dimostra di voler parlare con i fatti muovendosi a tutela dei lavoratori, che sempre più numerosi capiscono l'importanza di affidarsi a un sindacato serio che va fino in fondo nelle questioni che interessano gli infermieri. Sappiamo che è sempre più difficile, e spesso è l'estrema ratio - continua Argentini - trovare giustizia nelle aule del tribunale, ma in una situazione patologica di blocco della contrattazione e depotenziamento delle relazioni sindacali spesso non ci resta altra strada».

Adesso il sindacato è impegnato nel supportare i colleghi per un importante ricorso presso la Corte Europea dei diritti dell'Uomo che punta a recuperare il mancato aumento contrattuale dal 2010 ad oggi causato dal blocco contrattuale dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale.

Per il segretario nazionale, Andrea Bottega, «la battaglia per il giusto riconoscimento economico e la tutela dei diritti dei lavoratori non ha confini e con i fatti dimostriamo concretamente ancora una volta l'impegno di Nursind ad andare fino in fondo».