LA SENTENZA

Cassazione, tre ville abusive da 700mq: condanna definitiva per i Taddei

Realizzate a Picenze, frazione di Barisciano, per gli imprenditori della Edimo

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Cassazione, tre ville abusive da 700mq: condanna definitiva per i Taddei

 

L'AQUILA. La Corte di Cassazione dopo aver esaminato i ricorsi ha confermato la condanna a un anno di reclusione e 40mila euro di multa per i tre imprenditori Danilo, Antonello e Valerio Taddei, appartenenti alla famiglia proprietaria del gruppo Edimo, con l'accusa di lottizzazione abusiva: i giudici hanno stabilito che la sospensione condizionale della condanna è subordinata alla demolizione, entro sei mesi, delle tre ville ritenute abusive iniziate a costruire a Picenze, frazione di Barisciano, sequestrate nel 2010 a seguito di un'indagine giudiziaria dell'Aquila.

La Cassazione ha confermato la sentenza dei giudici di primo grado, come aveva fatto la Corte d'appello dell'Aquila.

La famiglia Taddei è titolare del gruppo Edimo che ha sede nell'area industriale di Poggio Picenze  che, nonostante il fallimento di una delle numerose società, la Edimo spa, dà lavoro a centinaia di persone.

Il gruppo, specializzato nell'edilizia industriale e civile e impegnato nella ricostruzione, è gestito dal patron Carlo assieme ai tre figli. La costruzione delle abitazioni era comunque privata e slegata dalle attività aziendali.

Si tratta di una sentenza destinata a lasciare il segno perché sono diverse centinaia i manufatti provvisori autorizzati con delibere dei vari Comuni del cratere dopo il sisma sulle quali potrebbe pendere la stessa sorte.

 Secondo quanto si è appreso, le posizioni dei tre fratelli si sono differenziate nell'ultimo e decisivo grado di giudizio.

Antonello e Valerio avevano fatto ricorso in Cassazione proprio contro la sentenza di secondo grado; Danilo, invece, per chiedere la remissione in termini per poter presentare il ricorso di Appello che, nel suo solo caso, non era stato inoltrato entro i termini con i precedenti difensori.

In questo caso, se i primi due fossero stati assolti, lo sarebbe stato anche l'altro per effetto estensivo.

Le ville sono state costruite sulla scorta della normativa per le abitazioni provvisorie post-terremoto, note come "casette". Si tratta di abitazioni di 700 mq ciascuna.

Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Vincenzo Calderoni e Riccardo Lopardi. In primo grado erano stati assolti da ogni accusa il geometra comunale Giampiero Sigismondi e il progettista delle abitazioni Vincenzo Galeota. Nel febbraio 2011 il giudice per le indagini preliminari Marco Billi aveva disposto l'archiviazione del sindaco di Barisciano, Francesco Di Paolo, anch'egli inizialmente indagato.