PRONTO IL FALSO

Inquinamento Pescara, al telefono Del Vecchio ammise: «fatto fare il bagno con mare inquinato»

L’intercettazione tra i protagonisti dello scandalo estivo

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Ordinanza retrodatata, indagato anche Enzo Del Vecchio. Alessandrini rischia

Alessandrini e Del Vecchio

PESCARA. I primi di agosto del 2015 scoppia il caos e la città scopre di aver fatto il bagno nei giorni precedenti nel mare inquinato.

 Ma già da diversi giorni prima, in realtà, il vice sindaco Enzo Del Vecchio e il dirigente Tommaso Vespasiano, sapevano tutto. E’ quanto emerso nei mesi scorsi a seguito dell’inchiesta aperta e in parte archiviata (il falso ma non l’omissione di atti d’ufficio) ed è quanto emerge con ancora più chiarezza da una intercettazione pubblicata ieri da Il Messaggero.

I due al telefono parlano dei dati dell’acqua di via Balilla, da sempre una delle zone più critiche. E le notizie non sono buone perché Vespasiano racconta che il valore «si è raddoppiato rispetto al minimo».

Il 31 luglio arrivano poi altri dati dell’Arta e il 3 agosto Del Vecchio sollecita Vespasiano perché la polemica politica incalza.

«Io faccio preparare l’ordinanza di divieto di balneazione», dice il dirigente. E il vice sindaco concorda: «dobbiamo metterla subito, se riusciamo a metterla vediamo che data dargli». Vespasiano sostiene che «la data è di oggi, per forza» anche se le segnalazioni sono di qualche giorno prima.

«Vediamo di rintuzzare la polemica», continua Del Vecchio, «dato che sabato e domenica abbiamo consentito il bagno con il mare così inquinato».  

Poi arrivano i nuovi dati, migliori dei precedenti. A quel punto si capisce che l’emergenza è superata e che l’ordinanza non va firmata subito, come si pensava, ma modificata.

«Le analisi sono buone quindi l’ordinanza va bloccata e anche i cartelli», conferma Del Vecchio.  «La R. (così nel testo) mi ha detto: ‘vabbè, stando così le cose potete rimuovere il divieto’. Ma noi non lo abbiamo mai messo, quindi figuriamoci».

Il dirigente però si domanda come superare il «problema» di quello che è successo il 30, ovvero alcuni giorni prima quando il mare era risultato inquinato ma il Comune non lo aveva segnalato inducendo dunque migliaia di bagnanti di tuffarsi nelle acque sporche. Ma il vice sindaco lo rassicura: «quello ormai Tommà… è certificato che gli vuoi fare? Ormai lì abbiamo omesso e neanche tanto perché purtroppo la comunicazione al sindaco è arrivata alla sua segreteria non a lui e l’ha vista il 3. Però a quel punto è arrivata la nuova comunicazione per cui abbiamo fatto la doppia ordinanza».  

Se all’inizio i pm Annarita Mantini e Mirvana di Serio avevano contestato ad Alessandrini, Del Vecchio e Vespasiano i reati di falso e omissioni d’atti d’ufficio, in realtà al momento resta in piedi solo la seconda accusa dal momento che la prima è stata archiviata.  

La tesi accolta pienamente dal gip Maria Michela Di Fine, che ha archiviato definitivamente questa parte della vicenda, in sintesi si può riassumere con il fatto che l’ordinanza falsa che disponeva il divieto di balneazione (redatta il 3 agosto ma recante la data del 1° agosto) non è mai stata pubblicata pur essendo in realtà divulgata ad alcuni enti.

Il fatto che non sia stata pubblicata per «chiara volontà degli indagati» (integrando il reato di omissione di atti d’ufficio) ha di fatto salvato gli stessi accusati poiché avrebbero dimostrato la mancanza di volontà di procurare effetti negativi al pubblico che così non è stato “ingannato” dalla falsità ideologica perché non ne è mai venuto a conoscenza.

Si tratta di una decisione comunque controversa perché i fatti sono chiari e confermati anche dagli stessi indagati ma la pubblica accusa ha ritenuto di non dover perseguire.

I fatti relativi a questa vicenda hanno  tenuto banco per diversi mesi ma la storia sarebbe stata diversa se si fosse aperto un processo su questi fatti.

Forse persino l’esistenza oggi della amministrazione Alessandrini è legata a questi fatti.