L'ACCOGLIENZA

Migranti a Montesilvano. Aliano: «immigrati affetti da Aids, guerra agli hotel che li ospitano»

In Commissione Vigilanza si studiano «misure drastiche»

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Migranti a Montesilvano. Aliano: «immigrati affetti da Aids, guerra agli hotel che li ospitano»

Riviera di Montesilvano


MONTESILVANO. La stagione turistica di Montesilvano potrebbe essere a rischio dal momento che sono già diversi gli hotel della città che sono stati trasformati in centri per immigrati in attesa dello status di profughi?

Tralasciando il puro dato turistico la politica cittadina si concentra adesso su quelle strutture che hanno aperto le porte ai migranti e riconvertito le loro attività. E a quanto pare è pronta a dichiarare guerra agli imprenditori che hanno deciso di dire addio ai turisti per buttarsi sul settore ben più sicuro e remunerativo dell’accoglienza umanitaria.
Così succede che il binomio migranti hotels della riviera montesilvanese ha imposto al Consiglio Comunale, riunitosi ieri mattina in Commissione Vigilanza, una approfondita analisi da cui ne è discesa la volontà di approvare strumenti «drastici» per disincentivare il fenomeno, sempre più in forte espansione.

Alcuni titolari di hotel negli ultimi mesi hanno infatti deciso di riconvertire le loro attività in centri di accoglienza mettendo a disposizione l’intera struttura che ha di fatto cambiato finalità. In cambio un ritorno economico certo, ben più dell’incertezza turistica, dal momento che ogni immigrato ‘vale’ circa 35 euro al giorno.

Ma dal Comune arriva uno stop. «L’economia locale, già martoriata, necessita di essere tutelata da questo ennesimo trend innaturale a cui alcuni proprietari alberghieri sembrano voler confidare per risollevare con facilità le proprie malandate sorti», denuncia il consigliere comunale Anthony Aliano. Per questo, alla presenza del dirigente del settore finanze, Pietro Ventrella, è stata prospettata la possibilità di adottare misure specifiche.

In particolare si pensa all’inserimento, previo interpello da rivolgere alla Corte dei Conti e alla Agenzia delle Entrate, delle strutture alberghiere che perdono la propria connotazione turistica per aver assunto migrante, in altra categoria tra quelle previste per l’applicazione della quota variabile della tariffa Tari, e consequenziale aumento della relativa aliquota ai massimi previsti.
Richiesta formulata al sottosegretario alla giustizia, Federica Chiavaroli, di previsione di una esplicita categoria, ad oggi non contemplata, tra le varie formulate dal Ministero delle finanze, per l’applicazione dell’aliquota variabile Tari.
E poi ancora una istanza rivolta al Prefetto affinché, sin dalla prossima gara, proceda con l’inserimento di un limite di 50 migranti per struttura.

«Questo», spiega Aliano, «renderebbe diseconomica la partecipazione delle strutture alberghiere che giammai raggiungerebbero il completamento dei posti letto dovendo mantenere la struttura semi libera così non potendo lucrare appieno sul fenomeno».
Inoltre è allo studio una proposta di legge regionale per l’esclusione delle strutture che perdono la vocazione turistica dalle gare per l’accesso a contributi e fondi regionali ed europei destinati alle strutture alberghiere e ricettive, anche per interventi strutturali, per almeno tre anni successivi alla conclusione del rapporto con la Prefettura.
E poi ancora introduzione, previo interpello da rivolgere alla Corte dei Conti e alla Agenzia delle Entrate, della tassa di scopo per le strutture che ospitano i migranti, per consentire, con queste entrate tributarie, di costruire un consultorio polivalente destinato alle necessità medico - sanitarie dei migranti.

«E' fatto notorio di come molti immigrati giungano in Italia affetti, inoltre, da Aids», sostiene Aliano.
«Se difendere il proprio territorio e la propria economia locale significa essere razzisti, allora sono fiero di esserlo».