LE CARTE

Le falle nella procedura de La City: sviste, approssimazioni e forzature

Anche gli “errori” sembrano favorire gli imprenditori e la politica che vuole l’investimento

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Le falle nella procedura de La City: sviste, approssimazioni e forzature

Riunione tecnica su La City

ABRUZZO. Nelle centinaia di carte dell’inchiesta su La City, il complesso immobiliare che la Regione Abruzzo vuole comprare a tutti i costi per razionalizzare le sedi dell’ente a Pescara, c’è anche una consulenza tecnica che mette in luce una serie di criticità della procedura amministrativa che si dipana tra molti anni e diversi enti.

E’ la consulenza alla quale lo stesso D’Alfonso si riferisce nella sua invettiva contro la Squadra Mobile accennando alla volontà di fare tesoro delle criticità emerse per migliorare e sanare la procedura amministrativa arrivata fino ai giorni nostri con una delibera di impegno di acquisto per 42 mln di euro.

Una volontà che da un lato certifica da parte dell’’acerrimo contestatore’ dell’inchiesta la bontà di quanto scritto nella perizia tecnica e, dall’altra, dimostra come per il presidente tutto possa essere sanato anche a posteriori.

Ne esce fuori una fotografia precisa che mette in luce la qualità del lavoro delle pubbliche amministrazioni e la professionalità di certe figure.

La storia de La City nasce con un mistero: la fine della vicenda della società Cielo Alto srl che fa capo a Luigi Pierangeli, il ras della sanità abruzzese, che già dai primi anni 2000 premeva affinchè la Regione si decidesse a creare il polo direzionale unico all’interno della immensa area della dismessa fonderia Camplone a ridosso dell’inizio della Tiburtina. Il progetto era già pronto e tre torri dovevano svettare esattamente sul sentiero di atterraggio degli aerei.

Eppure, nonostante l’evidente pericolo, per molti anni il Comune di Pescara, all’epoca di D’Alfonso, spinse verso questa direzione. Fu invece la Regione, all’epoca di Ottaviano Del Turco, a smorzare ogni velleità urbanistica in quell’area e anche all’interno del Pd si disse che era questo uno sgarbo nei confronti dell’allora sindaco.

E qui si innesta il primo mistero: a fronte di una richiesta giunta in Comune nel 2004, di una delibera di consiglio comunale favorevole del 2007, solo nel 2011 lo stesso Comune di Pescara comunicò il diniego alla società di Pierangeli chiudendo definitivamente ogni possibilità di costruire i tre Grattaerei e rimangiandosi tutto quanto stabilito prima.

Che cosa è cambiato nel frattempo? Erano cadute per via giudiziaria le giunte di Pescara e della Regione e nel 2011 al comune c’era il centrodestra che, da una parte, tagliò le gambe a Pierangeli e, dall’altra, avviava contemporaneamente l’operazione City in sinergia con il governo dello stesso colore regionale.

Dunque non è sbagliato dire che tutta la vicenda City nasce sulle ceneri dell’altro progetto di Pierangeli fatto naufragare e realmente non realizzabile per ragioni di sicurezza.

Il complotto presunto denunciato da D’Alfonso in consiglio regionale potrebbe anche avere a che fare con queste vicende remote che potrebbero far pensare a guerre sotterranei tra poteri forti?

LA CONSULENZA TECNICA SULLE CARTE

Tra le migliaia di carte dell’intera procedura amministrativa il consulente tecnico, l’ingegnere architetto Fabio Corsi di Torino evidenzia stranezze, criticità e dubbi sviscerati in un centinaio di pagine inviate al pm Annarita Mantini.

Tra le prime “particolarità” il consulente segnala che:

«Iniziative Immobiliari Abruzzesi S.p.a., tramite il suo Presidente Marco Sciarra, dichiarò al comune di Pescara con lettera del 01.08.2013 relativamente all'Edificio B che l'ampliamento della destinazione d'uso a uffici pubblici così come disposto dal Verbale di 24 Delibera della G.C. n. 569 del 12.07.2013, non modificava il carico antropico dell'edificio, il tutto senza giustificazioni tecniche»

Come è poi emerso, proprio il carico antropico è stata una degli ostacoli che si sono frapposti alla realizzabilità dell’operazione, un ostacolo poi superato come si vedrà.

Quando arriva il permesso di costruire i vari edifici de La City è il 2011 ma all’epoca non esisteva il piano di rischio aeroportuale, documento importantissimo e fondamentale senza il quale il Comune non avrebbe potuto rilasciare alcun permesso di costruire in quella zona così vicina alla pista di atterraggio.

Poi il Comune di Pescara con delibera di Consiglio comunale n 26 del 07 febbraio 2014 approvò il Piano di Rischio Aeroportuale Integrato e poco dopo il Rup della Regione (avvocato Gianluca Caruso) inviò l’attestazione di «indispensabilità e Indilazionabilità» dell'acquisto dell'Edificio B del Complesso "La City".

IL DUBBIO DELLA BONIFICA

Dal punto di vista del rispetto della normativa urbanistica non sembrano esserci irregolarità, sostiene il consulente, ma avanza comunque dubbi in ordine all’avvenuta bonifica del sito sul quale sorgeva un vecchio complesso industriale.

Si parla di dubbi in ordine al «mancato rispetto della prescrizione in materia di tutela ambientale richiesta fin dalla fase iniziale di Conferenza dei Servizi per l’approvazione del Piano attuativo».

Il Comune da una parte «prende atto che l’area interessata è considerata a rischio potenziale di inquinamento», e viene posta come condizione vincolante «che il rilascio di eventuali autorizzazioni edilizie sarà subordinato alla positiva conclusione del procedimento tecnico/amministrativo volto all’abbattimento del rischio di inquinamento ai fini insediativi».

Eppure il Comune una prima volta rigetta «un’autocertificazione di avvenuta conclusione del processo di bonifica ambientale inoltrato dalla società Iniziative Immobiliari Abruzzesi S.p.a.», come dire «sì abbiamo bonificato, lo diciamo noi!».

E qualche pezza d’appoggio poi è arrivata a certificare la bonifica?

«Il documento attestante il completamento a buon fine dell’analisi ambientale non è reperito né tra i documenti che sono stati consegnati allo scrivente né viene citato».

Niente carte, bonifica sulla fiducia tanto che poi tra i documenti presentati per il rilascio del Permesso di Costruire non vi è alcun riferimento al completamento di tale attività ma ci si limita a richiamare un generico parere del Servizio Sportello Unico Ambientale del comune di Pescara espresso in occasione della Conferenza dei Servizi tenutasi in data 11.02.2009, data antecedente a quella del rigetto dell’istanza da parte del Servizio Ecologia (25.02.2009)».

Insomma un pasticcio.

PERMESSO SENZA PIANO DI RISCHIO

Secondo le norme il permesso di costruire non sarebbe regolare in quanto in assenza del piano di rischio aeroportuale non si potevano autorizzare nuove costruzioni.

Eppure nella Relazione tecnica definitiva di istruttoria, redatta dal Responsabile del Procedimento (architetto Iacomini del 07.07.2010 e allegata al Permesso di Costruire rilasciato), «vi sia riportata l’indicazione dell’esistenza di un “Vincolo Aeroportuale” senza però specificare di che tipo».

Ma la cosa più “singolare” è che il nulla osta arriva proprio dall’Enac a firma del Responsabile dell’ufficio certificazione aeroporti (Ingegnere Dario Sitajolo), che scrive nero su bianco: «le opere stesse non sono ubicate all’interno delle aree soggette ai vincoli dei Piani di Rischio previsti dall’art. 707 comma 5 del Codice della Navigazione».

A questo punto il consulente della procura commenta:

«lo scrivente non comprende come questa affermazione possa essere fatta da un tecnico dell’ENAC, dato che era stato l’ENAC stessa, con l’emendamento 4 del 30.01.2008 a definire le linee guida per l’elaborazione dei piani di rischio e a fornire una prima identificazione delle aree da sottoporre a vincolo».

Mistero numero tre.

LA VARIANTE URBANISTICA

Il Comune di Pescara poi approva una variante urbanistica per ammettere la destinazione ad uso uffici pubblici per la City che prima d’ora aveva solo destinazione di uffici privati. E’ questo uno snodo fondamentale per permettere alla Regione di acquistare.

Il consulente però nota l’ennesima stranezza:

«lo scrivente fa notare preliminarmente che l’approvazione della variante è sempre avvenuta con delibera di giunta e non di consiglio: si lascia ogni giudizio su tale fatto essendo di carattere essenzialmente giuridico».

La delibera era la numero 271 del 29 marzo 2013, l’allora maggioranza di centrodestra non sapeva che la competenza era del consiglio?

Quarta stranezza…

Ma il “carico” deve ancora arrivare. Dice il consulente:

«In secondo luogo con l’approvazione della variante al Piano attuativo e l’ammissione della destinazione d'uso ad uffici pubblici avvenuta con la Delibera di G.C. n. 569 del 12.07.2013, viene rimesso al soggetto privato l’incarico di valutare se l’inserimento della destinazione d’uso a uffici pubblici comporti o meno un aumento del “carico antropico”. Allo scrivente appare davvero del tutto anomalo che la Pubblica Amministrazione deleghi al privato senza neppure riservarsi una funzione di controllo la valutazione di un indice così importante e delicato anche in virtù di quanto indicato dall’Enac nel rilascio del nulla osta al Piano di Rischio Integrato: “Si ricorda che il comune rimane responsabile della verifica dei livelli di carico antropico dichiarato sia in fase di autorizzazione che di realizzazione delle opere”. Si specifica che nella delibera non si da’ una definizione precisa di carico antropico».

A tal proposito il consulente aggiunge è «“bizzarro” da parte dell’ENAC richiedere una quantificazione di un dato ritenuto così importante per la valutazione dei Piani di Rischio Aeroportuali senza però specificarne con chiarezza e precisione la metodologia di calcolo da applicare per la sua Determinazione».

Così il calcolo definitivo del carico antropico viene fatto su parametri errati che caratterizzano una sottostima delle persone che effettivamente potrebbero frequentare gli edifici de La City così da rendere possibile il cambio di destinazione d’uso e l’acquisto da parte della Regione.

Questi in estrema sintesi i rilievi più importanti emersi dalla relazione tecnica del consulente della procura di Pescara che di fatto evidenziano stranezze in una procedura amministrativa che non risulta né perfetta né precisa e nemmeno obiettiva o esclusivamente volta all’interesse pubblico.

Di certo una volta emerse le incongruenze e non certo per merito dei controlli degli uffici o della politica i mille dubbi rimangono tali e nessuno sente il dovere di chiarire o fugarli.

Forse è per questo che la procura ha poi per ora ipotizzato un concerto ampio che abbraccia amministratori di centrodestra e centrosinistra uniti per il medesimo scopo.