IL REFERENDUM

Palazzaccio Bucchianico, i cittadini decideranno la sua sorte

L’idea è del presidente D’Alfonso

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Palazzacchio Bucchianico, i cittadini decideranno la sua sorte

PESCARA. Promuovere una consultazione popolare per individuare la destinazione d'uso dell'ex Palazzo Caracciolo.

L'antico immobile, abbandonato da 40 anni, è ubicato nel cuore del centro storico di Bucchianico. È l'idea che ha lanciato il presidente della Giunta regionale, Luciano D'Alfonso, nel corso di un incontro che si è svolto ieri mattina nella sede di Pescara della Regione Abruzzo, alla presenza del sindaco Gianluca De Leonardis e degli amministratori comunali, per la riqualificazione strutturale dell'ex palazzo Caracciolo.

«Una volta che i cittadini avranno scelto la destinazione d'uso dell'immobile e valutate tutte le ipotesi tecniche - ha detto il presidente D'Alfonso - potremmo avviare la programmazione mirata a individuare i fondi per la demolizione e ricostruzione o per l'adeguamento dell'intero palazzo».

Secondo il Movimento 5 Stelle l’unica via percorribile è quella della demolizione: «qualsiasi intervento di mascheramento porterà solamente a rimandare il problema che andrebbe affrontato con celerità e determinazione. La decisione di cosa fare tocca ai bucchianichesi con referendum e consultazioni partecipate, no domande a trabocchetto come già fatto nei decenni passati (si al palazzaccio e a nuovi posti di lavoro) con l’ausilio di un laboratorio di esperti o attraverso un concorso di idee internazionale visto il tema tanto difficile da affrontare».

L’ecomostro domina il paesaggio dal colle bucchianichese, là dove fino a circa 40 anni fa sorgeva un castello dei Caracciolo.

La demolizione iniziò agli inizi degli anni ’70 ad opera della Provincia romana dei Camilliani con l’intento di aprire un centro di riabilitazione. Alla fine del decennio la nuova struttura dominava sul colle più alta del previsto, ci fu un processo di illecito edilizio.

Negli anni ’80 fu Vincenzo Angelini, l’ex re della sanità privata, a prendere in affitto la struttura: nessuna attività socio-assistenziale riuscì a decollare. Chiuso il contratto con Angelini, si presenta la possibilità di ristrutturare l’ecomostro con l’architetto teatino Settimi che proponeva con l’impresa Sangro Invest un centro di residenza assistita per anziani. Con il cambio dell’amministrazione nel 2004, dal sindaco Tracanna a Di Paolo, saltò l’accordo e il Comune, qualche anno dopo, acquisto l’obbrobrio per la circa 300 mila euro. Il palazzo è ancora chiuso.

Incuranti degli appelli rivolti fino a qualche anno dal Fai, che aveva chiesto di demolire il palazzaccio, amministratori di maggioranza e minoranza hanno discusso per anni su come valorizzare l’edificio.

Ora la parola potrebbe andare ai cittadini.