LA SENTENZA

Corte dei Conti, ex giunta condannata a versare 25 mila euro. «Sentenza orribile»

Rocco Cocciaglia amareggiato: «sono una persona onesta»

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Corte dei Conti, ex giunta condannata a versare 25 mila euro. «Sentenza orribile»

Rocco Cocciaglia

RAPINO. La Corte dei Conti ha condannato l’ex sindaco di Rapino, Rocco Cocciaglia, insieme ai componenti della sua giunta, l’assessore omonimo Rocco Cocciaglia, Sandrino Mascioli, Rosanna Mammarella e Andrea Oliva, al pagamento a favore del Comune di 25.000 euro, per aver arrecato all’Ente “una perdita di chances”.

La vicenda risale al periodo 2008/2010, quando ebbe inizio una controversia giudiziaria tra il Comune e la società Mammarosa funivie sul rinnovo del contratto di affitto dei terreni in località Majelletta, sui quali sorgono le piste da sci.

Una causa che vide soccombere la società Mammarosa nei primi due gradi di giudizio, ma restava pendente un ricorso fatta dalla stessa società alla Corte di Cassazione, con udienza fissata per l’anno 2014.

«La mia giunta insediatasi nel giugno 2009, si trovò di fronte due gravi emergenze da affrontare», ricorda oggi Cocciaglia. «il bilancio del Comune con una situazione di disavanzo tra entrate e uscite al limite del dissesto finanziario e la questione sciovie Mammarosa, con il rischio di chiusura degli impianti. Ad entrambe, con prudenza e senso di responsabilità, demmo priorità assoluta, ritenendo che le due questioni fossero di primaria importanza e fortemente connesse tra loro, il Comune con l’incasso delle somme derivanti dell’accordo avrebbe risolto, come risolse, i problemi di bilancio (ad oggi il comune di Rapino ha incassato oltre 570.000 euro) ed ha potuto continuare ad erogare servizi ai cittadini , pagare gli stipendi ai dipendenti e contenere la tassazione».

LA TRATTATIVA ESTENUANTE

Venne così portata avanti una trattativa estenuante con la controparte, durata 8 lunghi mesi, proprio con l’intento di arrivare ad una transazione che tutelasse sino in fondo gli interessi del Comune, ed allo stesso tempo, eliminasse il rischio della causa pendente in Cassazione e scongiurasse la chiusura degli impianti.

Con l’accordo transattivo, ricorda ancora l’ex sindaco, «stipulammo un nuovo contratto con il quale riuscimmo ad accollare il totale delle spese legali maturate alla Mammarosa funivie, ad incassare somme arretrate per oltre 200.000 euro, il canone di affitto dei terreni passò da 14.000 euro l’anno a circa 52.000 (9 centesimi al mq), come richiesto dall’allora amministrazione comunale (giunta Micucci) all’epoca dei fatti (2007) e sul cui disaccordo si instaurò la causa, lo stesso canone pagato al comune di Pretoro e di Roccamorice , territori confinanti».

PERDITA DI CHANCES

Si pensava così di aver ben operato (come scritto anche nella sentenza), e invece quella che il sindaco definisce «una “sentenza orrenda”», contesta agli amministratori una “perdita di chances”.

«In sintesi dice che, se avessimo tenuto conto di altre proposte avremmo potuto… “avere occasioni favorevoli che avrebbero potuto produrre per la comunità un maggior livello di utilità o se si preferisce di benessere” , questo scrivono testualmente i giudici nella sentenza. Senza però farci capire, come concretamente e non in astratto, avremmo potuto cogliere migliori occasioni favorevoli, visto che l’alternativa all’accordo sarebbe stata la chiusura della stazione sciistica dal 2010 al 2014 - data della udienza di Cassazione - 5 lunghissimi anni che avrebbero decretato la morte definitiva della nostra amata montagna , in cambio di cosa? Di nessuna certezza per il futuro e/o di una mera possibilità?»

Scrivono i giudici: «l’avere omesso di prevedere l’obbligo della società definire il programma di investimenti ha determinato la perdita dell’elevata probabilità di conseguire un risultato più vantaggioso con altre offerte, tra cui quella avanzata nel gennaio 2010 dalla cordata di imprese concorrenti».

PERCHE’ 50 MILA EURO?

«Quello che non mi fa dormire la notte», insiste il sindaco, «è il fatto di non riuscire a capire perché siamo stati condannati? Quali norme di legge avremmo violato? Perché 25.000 euro e non 50.000 o 100.000? come è stato calcolato il danno? Nella sentenza non c’è scritto».

La Procura aveva invece chiesto una condanna a 160 mila euro perché 50.890,16 euro è la somma pari alla rinuncia al 20% del credito vantato nei confronti della società Mamma Rosa. Ci sono poi il mancato introito degli interessi legali a fronte della concessa rateazione, stimati in 4.929,46 euro, una differenza di 81.000 tra quanto il comune avrebbe dovuto incassare per l’occupazione dei terrenti per la stagione invernale 2009/2010 (126.000) e quanto effettivamente incassato (45.000 euro) per effetto della retrodatazione al 1° gennaio 2010 della transazione. E poi ancora 25.000 commisurata al 10% del valore del contratto di transazione, (euro 254.450,79) a titolo di “danno alla concorrenza.

«SONO UN CITTADINO ONESTO»

Sono un cittadino comune e onesto lavoratore , che ha osato pensare che bisognava impegnarsi in prima persona per cercare di cambiare le cose, prestando un periodo della sua vita al servizio all’amministrazione della casa comune, evidentemente ho osato troppo, non bisognava disturbare il manovratore».

Cocciaglia lancia un appello ai suoi amici sindaci: «state attenti! sappiate che, l’elezione diretta del sindaco dal popolo sovrano, in realtà non vi conferisce alcun potere decisionale, al punto che una giunta nel pieno delle sue funzioni, non può stabilire se continuare o chiudere una controversia giudiziaria, e decidere cosa è meglio per l’Ente chiamato ad amministrare. Qualche solerte giudice potrà sempre sentenziare, ex post, diversamente sarebbe stato meglio per cui vi è stato una perdita di chances».

Se posse tornare indietro? «Senza alcuna esitazione, oggi più che mai sono convinto moralmente, del fatto che la nostra decisione fosse rispettosa delle leggi e degli interessi pubblici di ogni genere».