L'INDAGINE

Truffa post sisma, sequestrati 600 mila euro a due imprenditori

Ennesima operazione della Guardia di Finanza

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

960

Truffa post sisma, sequestrati 600 mila euro a due imprenditori

L’AQUILA. I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza hanno eseguito questa mattina un decreto di sequestro di beni immobili e disponibilità finanziarie per un valore di circa 600.000 euro emesso nei confronti dei responsabili di tre società aquilane che hanno ricevuto ingenti finanziamenti nazionali e comunitari stanziati a favore delle imprese danneggiate dagli eventi sismici del 2009.

La Finanza non comunica il nome delle persone colpite dal sequestro.

Le misure cautelari, fanno sapere gli inquirenti, arrivano al termine di complesse indagini che la Procura della Repubblica aquilana ha delegato al locale Nucleo di Polizia Tributaria per far luce sull’esatta destinazione dei contributi riconosciuti alle imprese dalla Regione Abruzzo (a valere sul bando POS-FESR Abruzzo 2007-2013 destinato agli interventi di riattivazione dell’attività produttiva delle imprese) e dai Comuni di L’Aquila e Fossa (a valere sull’OPCM 3789 del 2009) a titolo di indennizzo/contributo per il post sisma.

I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria hanno così accertato la congruità ed effettività dei danni subiti a seguito degli eventi sismici che hanno colpito il capoluogo abruzzese così come denunciati dai responsabili delle società percettrici, tutte operanti nel settore della tecnologia informatica e dell’elettronica in generale.

Gli accertamenti hanno fatto emergere numerosi e gravi illeciti: artifici e raggiri commessi dagli indagati che, avvalendosi di perizie “confezionate” ad hoc da un perito incaricato (consorte di uno degli indagati), istruivano le domande di indennizzo/contributo dichiarando fatti non rispondenti al vero, allegando perizie giurate e materiale fotografico non attestanti la reale consistenza dei redditi e dei beni aziendali all’epoca del sisma né il reale stato dei locali e dei beni a seguito del terremoto.

Questo ha consentito agli indagati di percepire indebitamente contributi ed indennizzi per un importo complessivo pari a circa 600.000 euro.

E’ stato ad esempio scoperto che uno degli immobili destinati all’attività d’impresa, definito gravemente danneggiato a seguito del terremoto, non aveva, in realtà, subito alcun danno e dunque anche i beni aziendali erano stati danneggiati.

Questo contrariamente a quanto falsamente asserito nella perizia allegata alle richieste di contributo/indennizzo.

I finanzieri, a seguito di ulteriori approfondimenti investigativi hanno anche scoperto che la maggior parte dei cespiti aziendali, dichiarati danneggiati, non avevano mai fatto parte degli asset delle imprese in quanto mero frutto di false rappresentazioni e certificazioni peritali. E’ emerso pure che un altro immobile non costituiva affatto la sede operativa di una della società oggetto di contribuzione essendo unicamente destinato ad abitazione di uno degli indagati.

GLI INDAGATI

Successivamente si è appreso che per prendere i finanziamenti previsti sul bando Pos-Fesr Abruzzo 2007-2013 destinato agli interventi di riattivazione dell'attività produttiva delle imprese nel post terremoto, nella perizia giurata è stato scritto che scariche elettriche avevano danneggiato il software e che le macerie avevano danneggiato beni mobili: dichiarazione firmata dall'architetto Marzia Basile, indagata nell'ambito dell'inchiesta della procura della repubblica dell'Aquila che ha portato la Guardia di Finanza dell'Aquila ad eseguire un sequestro di beni per circa 600mila euro su provvedimento emesso dal Gip. Insieme alla donna, sono indagati, per truffa ai danni dello stato, anche due imprenditori, Marco Cipriani e Massimo Iannella, quest'ultimo marito della Basile, a vario titolo amministratori di fatto delle società Interpark Srl, Adm.Eu Sas e Atek Informatica Srl, chje si sono viste riconoscere ingenti finanziamenti.

Gli accertamenti sviluppati dai finanzieri avrebbero permesso di scoprire che uno degli immobili destinati all'attività d'impresa, asseritamente gravemente sinistrato a seguito del terremoto, non aveva, in realtà, subito alcun danno con la conseguenza che nessun bene aziendale in esso presente poteva essere stato danneggiato. I finanzieri, a seguito di ulteriori approfondimenti investigativi, consistiti in, sopralluoghi, ricerche documentali e assunzione di informazioni di persone informate sui fatti, avrebbero inoltre che la maggior parte dei cespiti aziendali, asseritamente danneggiati, non avevano mai fatto parte degli asset delle imprese in quanto mero frutto di false rappresentazioni e certificazioni peritali, altro immobile, invece, non costituiva affatto la sede operativa di una della società oggetto di contribuzione essendo unicamente destinato ad abitazione di uno degli indagati.