I RETROSCENI

Acquisto La City, quando il dirigente diceva: «operazione finanziariamente insostenibile»

Poi il cambio di rotta ma i dubbi sulla genuinità della procedura restano

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1694

Acquisto La City, quando il dirigente diceva: «operazione finanziariamente insostenibile»

PESCARA. Chi spinge da anni affinchè la Regione si accolli l’onerosissima operazione de La City (42 milioni di euro), affitto più acquisto?

La risposta al momento è senza un nome preciso ma dalle carte dell’inchiesta della Squadra Mobile guidata da Pierfrancesco Muriana e coordinata dalle pm Annarita Mantini e Mirvana Di Serio , che conta 15 indagati (tra dirigenti, imprenditori, ma anche l’ex sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia), emerge la chiara volontà dell’ente regionale di spingere sull’acceleratore per portare a compimento l’operazione, sebbene finanziariamente ci sia più di qualche rischio.

L’operazione infatti è molto costosa e le casse pubbliche rischiano di non riuscire a sopportare il tutto. Questa non è una tesi degli investigatori che lavorano da mesi al caso ma dell’ex dirigente regionale al settore Bilancio, Carmine Cipollone, che ad ottobre 2014 ha firmato un parere negativo: non si può fare, diceva in pratica il dirigente, troppo costoso anche perché l’ipotesi della locazione con opzione di riscatto determinava «la necessità di un aumento di risorse pari 850.000 euro».

Leggendo le risultanze delle indagini sembra chiaro un dato: sul punto non si analizzano i dati e si arriva ad una decisione ragionata ma il risultato finale (l’aquisto) sembra preesistere e sembra che sia l’obiettivo imposto, il grosso del lavoro è cercare di raggiugere quella meta cercando di sistemare le carte affinchè tutto fili.  

«MAI UN ESAME PREVENTIVO»

Il parere viene controfirmato anche dal direttore Filomena Ibello. I due lamentano anche di non esser mai stati sollecitati ad un esame preventivo della proposta e questo fa rizzare le antenne agli investigatori che annotano in una delle relazioni rimesse ai pm a firma del capo della Mobile, Pierfrancesco Muriana e del sostituto commissario Giancarlo Pavone: «probabilmente anche il meno esperto e qualificato funzionario regionale, in merito all’intera operazione, avrebbe richiesto un mero parere preventivo o informale a un ufficio del Servizio Bilancio, visto che si andava a determinare una spesa di circa 42 milioni di Euro».

 Una somma che avrebbe comportato ovviamente una variazione nei conti di bilancio.

La nota con il parere drasticamente negativo ovviamente non resta chiusa in un cassetto ma, come giusto che sia, viene a conoscenza anche dell’organo politico e dell’assessore Silvio Paolucci, con la delega per il dipartimento della Gestione del Patrimonio Immobiliare. Una delega che, si evince dalle intercettazioni, non piacerebbe più di tanto al super assessore alla Sanità che in una conversazione spiega: «io di Urbanistica non ne so nulla…»

L’ADDIO DI CIPOLLONE

Dunque che succede dopo il parere negativo? L’operazione si ferma? No, nient’affatto: la sorpresa è doppia: non solo il dirigente Cipollone dopo qualche mese cambia idea e con un lavoro di cesello  arriva a sostenere che ‘si potrebbe fare’ ma lo stesso dirigente decide di lasciare spontaneamente il suo incarico al settore Bilancio, dicendo pure addio a emolumenti incentivanti per quasi 30 mila euro.

Il caso è finito anche sui giornali perché Cipollone fa parte di quella schiera di dipendenti della Regione che hanno lasciato la nave perchè –  così sostiene l’entourage di D’Alfonso- non avrebbe retto al carico di lavoro.

Ma sull’addio di Cipollone, parlando con gli inquirenti, è Cristina Gerardis, direttore generale della Regione, a dare qualche indizio in più e l’avvocato non esclude che l’abbandono sia legato, oltre a motivazioni personali, anche ad eventuali contrasti con l’attuale giunta, in seguito all’approvazione della delibera numero 182 del 13 marzo 2015.

Non una delibera a caso ma quella riguardante ‘determinazioni urgenti in ragione dell'onerosità e della insicurezza degli uffici attuali sul piano di stabilità’

Una delibera importantissima perché la giunta mette il sigillo su quella che è stata l’intuizione determinante per sposare il progetto della City.

Ovvero la Regione ha urgente bisogno di nuovi spazi.

I CONSIGLI DI MACERA

A novembre del 2014, infatti, dopo il parere negativo di Cipollone è  l’ingegnere Antonio Macera, dirigente del Servizio Gestione Patrimonio, che invia una e-mail alla sua collaboratrice Everina Di Filippo (personaggio che secondo la Mobile ha avuto un ruolo determinante nell’attestare la regolarità tecnica della procedura e che gode di una profondissima stima di D’Alfonso e del segretario del presidente Claudio Ruffini), a formulare delle considerazioni con cui forniva dei suggerimenti su come bypassare le criticità evidenziate dal dirigente e invitò Di Filippo a predisporre una proposta che potesse ottenere l’avvallo della giunta.

Tra i vari suggerimenti Macera propose di considerare la proposta di delibera “solo una presa d’atto”, e non “una realizzazione dei programmi di settore” in maniera tale da non dover richiedere un parere preventivo di compatibilità finanziaria.

«L’EVIDENTE ESCAMOTAGE»

Ma soprattutto Macera si focalizzò sulle insufficienti condizioni di sicurezza delle sedi regionali di Pescara, cioè gli edifici di via Raffaello e di viale Bovio.

Gli inquirenti sostengono che questo fosse un «evidente escamotage» per fare leva sull’urgenza di sgomberare le due sedi regionali anche se per l’edificio di via Raffaello erano già stati assegnati fondi europei Fas, per un importo di  1.261.000 euro per l’adeguamento sismico.

Fondi che non sono stati utilizzati e che sono andati persi, «solo per procurare un profitto al privato», annota la Mobile.  Peraltro Macera conosceva sicuramente questo particolare dei fondi Fas perché aveva partecipato agli incontri sul tema con l’allora assessore del centrodestra Federica Carpineta.

A MARZO 2015 IL VIA LIBERA

Insomma a marzo arriva l’approvazione della delibera e si dà mandato al Dipartimento facente capo all’assessore Silvio Paolucci di proseguire le attività contrattuali, ovvero di predisporre gli atti per avviarsi alla definitiva formazione del contratto tra la Regione Abruzzo e la società Iniziative Immobiliari Abruzzesi spa.

Resta però un altro problema non risolto del tutto. Diversi mesi prima, infatti, (era novembre 2014)  l’Agenzia del Demanio, nel trasmettere il parere di congruità sul valore del fabbricato della City, fece richiesta affinché venisse prodotta l’attestazione della «indispensabilità ed indilazionabilità» dell’operazione. Nella delibera del marzo 2015 c’è solo un riferimento alla necessità di sostituire gli edifici di via Raffaello e di viale Bovio che avevano bisogno di interventi strutturali.

Quindi, sostanzialmente, si intendeva stipulare un contratto tra la società Iniziative Immobiliari Abruzzesi spa e la Regione Abruzzo avendo come dato certo solo il prezzo della locazione, mentre per l’acquisto si rimandava a un diritto di opzione da esercitare «in via eventuale».

L’URGENZA MESSA DA D’ALFONSO

La Mobile evidenzia inoltre che l’urgenza di procedere alla stipula del contratto è stata sottolineata direttamente dal presidente Luciano D’Alfonso che nella predisposizione della nuova delibera, avrebbe «modificato il testo dando pieno risalto “all’onerosità e della insicurezza degli uffici attuali sul piano della stabilità”, come emerso da un appunto manoscritto apposto sul testo della delibera originaria».

LE CRITICITA’ FINANZIARIE?

E le criticità finanziarie evidenziate da Cipollone  che fine hanno fatto? E’ lo stesso dirigente che nel secondo parere sostiene che queste possono essere  superate «mediante la predisposizione e attuazione di un piano di dismissione del patrimonio immobiliare regionale disponibile». Ma si tratta solo di una ipotesi senza certezza.

E ancora una volta viene evidenziato che l’unico dato certo era quello di una «locazione perdurante nel tempo», mentre resta l’ assoluta incertezza sulla opzione di riscatto.

Cipollone ascoltato dagli inquirenti ha spiegato che il primo parere negativo alla locazione con opzione di acquisto era da imputare al «gravoso disavanzo regionale e la previsione del taglio di risorse». Poi ha aggiunto che, essendo stato nominato direttore ad interim nel dicembre 2014 «…con più ampie responsabilità sia sul personale che sul patrimonio … ho firmato la delibera regionale del marzo 2015».

 Insomma ha detto e non detto che sostanzialmente il problema finanziario non è stato eliminato sottolineando di essere stato sollecitato direttamente dal presidente D’Alfonso a terminare celermente il suo lavoro: «mi ha telefonato e mi invitò alla presentazione in tempi brevi della proposta di deliberazione ma io gli dissi che avevo bisogno di più tempo».

Ma, soprattutto, ancora una volta, è emerso come tutto l’impianto finanziario poggiasse su delle mere previsioni anche con riferimento a valori finanziari non certi. Un fatto noto a tutti ribadito dal dirigente in una riunione a gennaio del 2015: dal punto di vista finanziario, diceva Cipollone, la Regione Abruzzo non sarebbe in grado di reperire le risorse necessarie al riscatto dell’immobile, anche se la procedura si concretizzasse nell’arco dei prossimi 4-5 anni.

«QUADRO CRITICO E ALLARMANTE»

Secondo gli inquirenti emerge un quadro particolarmente «critico e allarmante» che lasciava spazio ad una soluzione economico – finanziaria da intravedersi verosimilmente “nell’arco di 4-5- anni”, sempre nell’ipotesi di un eventuale riscatto.

E i vertici della Regione, ovviamente, lo sanno. Gli inquirenti hanno trovato una email del 10 marzo 2015, tre giorni prima dell’approvazione della delibera con la quale si decide di procedere, inviata all’assessore Paolucci e al direttore generale Cristina Gerardis. In quella email Cipollone dà chiaramente indicazioni sulle difficoltà concrete e oggettive per l’attivazione di una procedura volta all’acquisto dell’edificio de La City, visti anche  i tempi lunghi dell’intera operazione volta alla valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare.

Ma la parte politica si sente al riparo da eventuali contestazioni visto che «il fior fiore dei dirigenti regionali» ha seguito tutti gli accertamenti istruttori necessari.

E poi è tutto a posto: magari le prove raccolte non saranno sufficienti per una condanna nei tribunali e per reati nemmeno così eclatanti. Resta invece la gravità di atteggiamenti e comportamenti di chi dovrebbe amministrare le istituzioni con onore mentre sembra seguire più padroni che non sono i cittadini.

Ma tanto questo non importa a nessuno perché non comporta sanzioni o pene e per questo nessuno verrà licenziato o non rieletto. Anzi.

Alessandra Lotti