FATTURE & IATTURE

Truffa alle banche e fatture false per non fallire: la storia della Imar di Pagliarone

La ditta ha ricevuto incarico di costruire parte de La City e nel passato grandi progetti in tutta Italia

Redazione Pdn

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Truffa alle banche e fatture false per non fallire: la storia della Imar di Pagliarone

Cantiere La City

 

PESCARA. Senza i finanziamenti delle banche per oltre 43 milioni di euro, finanziamenti erogati sulla base di fatture false, la Imar Costruzione di Giovanni Pagliarone sarebbe fallita già nel 2011. Parole della Guardia di finanza di Pescara che relaziona al pm Silvia Santoro nell’ambito di un procedimento penale del 2014 su reati finanziari.

Un atto di accusa pesantissimo che descrive un inedito scenario economico-finanziario e consente di avere una idea molto precisa di come funzionino a livello locale aziende, banche e tribunali.

L’ipotesi  della procura di Pescara dopo le indagini della Finanza è di truffa ai danni delle banche ma qui arriva la prima incredibile peculiarità: nessuna delle banche ha mai sporto denuncia o attivato procedure per riavere i milioni erogati.

Non è un punto secondario perché, anche grazie all’inerzia delle banche, la Imar può continuare a rimanere sul mercato anche se in concordato preventivo autorizzato dal tribunale fallimentare di Pescara ma di questo parleremo dopo.

La Imar  è azienda che negli anni si è occupata di molte costruzioni e che tra le ultime ha ricevuto incarico di costruire parte degli edifici del complesso de La City che è oggi oggetto di indagine della Squadra Mobile di Pescara perché la Regione vorrebbe acquistarla per 42 mln di euro dalla Iniziative Immobiliari Abruzzesi,  società proprietaria di cui fanno parte Marco Sciarra, socio di maggioranza con il 34% delle azioni, Giuseppe Girolimetti con il 20%, il presidente del Pescara Calcio Daniele Sebastiani con il 12%, gli imprenditori Mauro Angelucci e Alessandro Acciavatti con il 10% e altri due con il 7 % a testa.

Le indagini della procura su La City dimostrerebbero quanto meno una imperitura volontà  di spostare gli uffici della Regione Abruzzo proprio nel complesso La City, una volontà che non è cambiata con il cambio di colore politico né al Comune né alla Regione.

E proprio questo contratto milionario potrebbe voler dire “salvezza” per molte delle ditte che ne beneficeranno.

 

LA SOCIETA’ DEI GRANDI PROGETTI

La Imar ha operato negli anni con moltissime amministrazioni pubbliche, anche di Chieti, per esempio figura nella compagine della Villaggio Mediterraneo spa che nel 2008 costruì il contestatissimo complesso per ospitare gli atleti del “grande evento” dei giochi del Mediterraneo del 2009, complesso che doveva essere rilevato non senza ulteriori polemiche e dubbi dalla Università D’Annunzio con la quale è nato un contenzioso giudiziario civile.

  La Imar della Villaggio Mediterraneo spa possiede quote per 739.179,57 euro e nella Villaggio Mediterraneo srl per un valore di  38.384,25 euro.

La Imar  è dentro anche alla Delfino Pescara 1936 SPA con partecipazione di  1.170.659,60 euro che è la società di Daniele Sebastiani che sostiene il Pescara calcio, imprenditore che a sua volta è dentro anche la società proprietaria de La City.

 Secondo il titolare della Imar, Giovanni Pagliarone, nel 2012 ci sarebbe stato un vero e proprio tracollo passando da 35mln di euro di fatturato a 5 mln. Eppure Pagliarone ha partecipato alla realizzazione dell’auditorium Parco della musica di Roma di Piano, ha realizzato la Fater firmata da Fuksas, l’Ikea di San Giovanni Teatino e il villaggio Mediterraneo a Chieti.

Il 23 febbraio 2014 Pagliarone diceva a il Centro   «in aprile riprenderemo il progetto della City», riferendosi all’appalto da 19 milioni di euro per il centro che dovrà ospitare gli uffici della Regione a Pescara accanto ad appalti, in cui è stato fatto riferimento nel piano, a Roma da quasi 10 milioni di euro e a Genova.

«E’ chiaro», concludeva, «che ricorrere al concordato preventivo è il segno di un’azienda in sofferenza ma l’obiettivo è riportarla in salute».

 

MENTRE PAGLIARONE PARLAVA LA FINANZA INDAGAVA

Sta di fatto che la finanza ha indagato  e ricostruito una serie di verità “parallele” ed in parte non conciliabili con le dichiarazioni del titolare della società. In pratica i finanzieri sostengono che la Imar abbia ricevuto dalle banche 43 milioni di euro producendo fatture da incassare che però sarebbero risultate false (e sono proprio quei lavori di cui l’imprenditore parlava a Il Centro).

Le banche non se ne accorgono ed erogano:

 

Cassa di Risparmio di Pescara e Loreto Aprutino: € 8.963.255,05
Banca dell’Adriatico: € 2.500.000,00
Banca dei Monti di Paschi di Siena: € 2.349.920.79
Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila: € 20.426.566,00
Banca Popolare di Lanciano e Sulmona: € 8.864.843,60

  

La Guardia Di Finanza sostiene che grazie a questa presunta illecita operazione, la Imar aveva anche presentato dichiarazioni dei redditi infedeli, avendo indicato, per gli anni di imposta 2011 e 2012, un’imposta sul valore aggiunto inferiore a quella dovuta per un totale di  9.986.826 euro.

In un’altra indagine del 2013 era già emerso che  la Imar Costruzioni srl si era resa responsabile della emissione di false fatturazioni (per un importo di 6.828.179,64 euro) per operazioni inesistenti. «Ciò al fine di ottenere linee di credito dalla banca Carispaq» (oggi Banca Popolare dell’Emilia Romagna).

Nell’inchiesta dell’anno seguente al centro dei problemi vi sarebbero tre fatture “dubbie”.

 La prima riguarda la società Galla Placidia di Roma per quasi 10 mln di euro  (dalla visura camerale però la società Galla Placidia scarl attualmente risulta essere inattiva); la City di Pescara per 19 mln di euro e Idea Fimit Sgr spa per lavori appaltati per la riqualificazione di un immobile a Genova (Idea Fimit è la società al cui vertice aveva “mister 25 poltrone” Antonio Mastrapasqua, ex presidente Inps ma dove figura anche Massimo Caputi, abruzzese ex Proger).

 

TRE FATTURE

Tra le altre cose, proprio producendo queste tre fatture, la Imar ha ritenuto di dimostrare al tribunale fallimentare che era in grado di poter garantire la continuità operativa potendo accedere così al concordato preventivo.

La procedura di concordato è stata aperta dal tribunale di Pescara il 7 gennaio 2014.

 

I commissari giudiziari, Lorenzo Di Nicola e l’avvocato Fabrizio Di Carlo, depositano al Tribunale di Pescara il 15 febbraio 2014 una relazione nella quale recepiscono quanto riportano altri professionisti che hanno studiato la situazione contabile della Imar, arrivando a sostenere che «il fabbisogno concordatario era pari a  16.485.480,05 euro», cioè per poter garantire la continuità aziendale c’è bisogno di trovare quasi 17 mln di euro di entrate».

C’è dunque il parere favorevole dei  Commissari Giudiziari per la continuità aziendale facendo esplicito e diretto riferimento ai cantieri della Galla Placidia srl a Roma (dove i lavori sono in fase svolgimento), e al cantiere de La City (è attualmente fermo e ne è prevista la partenza entro breve termine).

Sul primo appalto come detto la società attualmente risulta inattiva, sul secondo pure ci sono problemi in quanto il contratto di costruzione stipulato con la società Iniziative Immobiliari Abruzzesi spa è stato rescisso per inadempimento.

Dunque c’era il rischio che almeno due delle tre colonne portanti della Imar in fatto di futuri incassi venissero meno.

Del resto i costi per superare il concordato erano ben oltre i 17 mln (l’esposizione totale verso le banche) perché a questi andavano aggiunti i costi vivi della stessa procedura che vanno ai professionisti incaricati quali l’avvocato Giuliano Milia, l’avvocato Augusto La Morgia e il dottor Vincenzo Coladonato per la parte tecnico-legale, e quelli per la redazione dell’analisi economico-finanziaria da parte della società Heuristic Consulting Group srl.

Il tutto per un ammontare complessivo di 500.000 euro, mentre il compenso per la redazione della veridicità dei dati aziendali in favore del dottor Andrea Mennilli era di 100.000 euro.

 

CONCORDATO ACCETTATO ANCHE SE LE FATTURE FALSE…

 Nonostante gli accertamenti svolti dalla Guardai di Finanza, il Tribunale di Pescara, il 24 dicembre 2014, ha omologato il concordato preventivo della società Imar Costruzioni.

In sostanza si è evitato il fallimento e si è permesso di continuare ad operare sulla base della documentazione prodotta pagando in diverse percentuali i creditori.

Agli atti della procedura concordataria vi è una memoria difensiva del 10 giugno 2014 prodotta dall’avvocato Milia e dall’avvocato Augusto La Morgia in risposta ai creditori che si opponevano al concordato, molto critici sul piano di recupero.

Tra questi figura la Tavo Calcestruzzi srl (il cui amministratore è Alessandro Acciavatti, socio di una delle società facenti parte della Iniziative Immobiliari Abruzzesi spa proprietaria de La City) che si opponeva all’omologa per «violazione dei requisiti di veridicità dei dati aziendali per assoluta reticenza della Imar circa l’intervenuta risoluzione del contratto di appalto della City».

La difesa, nel sostenere la legittimità dell’omologa del concordato, ha richiamato la circostanza che il complesso de La City era stato già selezionato come il più idoneo da parte della commissione di valutazione (la commissione si era espressa il 26.11.2013).

I commissari giudiziari, gli avvocati Fabrizio Di Carlo e Lorenzo Di Nicola, nonostante i rilievi mossi dalla Guardia Di Finanza, non hanno eccepito rilievi sulla richiesta di omologa.

Bisogna dire inoltre che benchè la Iniziative Immobiliari Abruzzesi spa abbia comunicato alla Imar la sua volontà di rescindere il contratto del 14 febbraio 2011, non risulta che esso sia stato effettivamente annullato.

Allo stato, dunque, l’opzione di riscatto tra la Regione Abruzzo e la Iniziative Immobiliari Abruzzesi relativamente al complesso de La City per circa 42 mln di euro potrebbe rappresentare una fonte di ingenti introiti non solo per quest’ultima società, ma anche per la Imar e per i suoi creditori, tra cui i diversi istituti bancari che si sono esposti con la concessione di cospicui crediti.

 

IL VERO VALORE DE LA CITY?

Dalla lettura degli atti redatti dalla società Heuristic Consulting Group srl e dal commercialista Andrea Mennilli si evince che i costi che avrebbe dovuto sostenere la società Imar Costruzione srl per la realizzazione dell’edificio “B”de La City (quello oggetto della procedura selettiva della Regione Abruzzo), è pari a 14.624.133,64 euro come da perizia giurata a firma dell’ingegnere Mauro Danesi rogata innanzi al notaio Gianluca Fusco.

Eppure la stima di congruità dell’Agenzia del Demanio, che si basava sui dati trasmessi dai funzionari della Regione Abruzzo, prevedeva un valore di 34.745.000 euro, oltre iva.

Ma questa è un’altra storia.

a.b.