OK LA PROPOSTA E' GIUSTA

Maxi ospedale Maltauro, la giunta approva la delibera ma la Corte dei conti mette in guardia

Esulta Paolucci: «garantisce e controlla l’Anac di Cantone»

Redazione Pdn

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Maxi ospedale Maltauro, la giunta approva la delibera ma la Corte dei conti mette in guardia

Silvio Paolucci

 

ABRUZZO. La giunta regionale ha approvato ieri la delibera che avvia ufficialmente l’iter per la costruzione del maxi ospedale proposto dalla ditta Maltauro stabilendo modalità e tempistica.

L’assessore Silvio Paolucci ha puntualizzato che tutta la procedura del project financing sarà controllata e validata «dal presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone».

Nella delibera si fissano i criteri del procedimento amministrativo finalizzato alla costruzione dell'opera, ritenuta «strategica e urgente a causa delle condizioni di precarietà strutturale dell'attuale policlinico teatino».

 A tal proposito, allegate alla delibera, ci sono le relazioni dei tecnici della Direzione regionale della Protezione Civile nonché la perizia del Ctu nominato dal tribunale di Chieti nell'estate 2012 che ha rilevato una «situazione di generale condizione di affanno statico di tutti i corpi di fabbrica - si legge nella delibera - costituenti il compendio ospedaliero teatino, fatta eccezione di quelli più recentemente realizzati del nuovo polo cardiochirurgico».

«Abbiamo deciso di sottoporre, a partire dal primo atto, l'intero iter amministrativo del progetto al controllo dell'Anac - spiega l'assessore alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci - in modo da poter rendere ulteriormente solida e trasparente la proposta che è stata fatta alla Asl di Chieti-Lanciano-Vasto. Inoltre, abbiamo fissato al 30 aprile, il termine ultimo per la presentazione alla Giunta regionale della proposta, anche al fine di valutare altre iniziative alternative. La delibera di oggi - aggiunge Paolucci - segna un passo in avanti per il riordino della rete ospedaliera regionale per acuti che sta mettendo in campo la Regione».

«Questo - conclude l'assessore - ci consentirà di proseguire l'iter per la costruzione dei 5 nuovi ospedali di Lanciano, Vasto, Sulmona, Avezzano e Giulianova, che trovano copertura su altre risorse, quelle relative all'accordo di programma da sottoscrivere con il Ministero, continuando il progetto di innovazione strutturale e tecnologica della sanità abruzzese, da sempre al centro del nostro progetto di governo».

 Il project financing del nuovo ospedale di Chieti è stato presentato alla Asl Lanciano-Vasto-Chieti, lo scorso aprile 2014, dal raggruppamento temporaneo di imprese Maltauro-Azienda Bresciana Petroli Nocivelli-Finanza e Progetti.

 LA CORTE DEI CONTI PERO’ METTEVA IN GUARDIA…

La classe politica abruzzese di solito non ha mai brillato per aver imparato dal passato o per essere stata particolarmente cauta e non sembra che nemmeno questa volta si possa parlare di eccezione. Cantone -o chi per lui- potrà verificare la procedura amministrativa strettamente dal punto di vista tecnico e amministrativo, chissà se si spingerà anche a valutare l’opportunità delle modalità, dello strumento o dell’effettivo vantaggio per la pubblica amministrazione nel lungo tempo. Chissà se Cantone si esprimerà anche sul fatto che non è stata fatta una gara aperta per la scelta del progetto.

Perché una cosa è sicura: lo strumento del project financing ha lati positivi e negativi che dovrebbero essere ripartiti equamente tra la ditta privata che costruisce e deve guadagnare ed il pubblico che ha bisogno di certezze, cantieri brevi e servizi affidati di qualità. Forse iniziative lodevoli in questo campo possono contarsi sulla punta delle dita.

 

Particolarmente chiara e dura è la Corte dei Conti  del Veneto (per coincidenza proprio la regione della Maltauro…) che nella relazione del 2014 del procuratore regionale Carmine Scarano scrive cose che avrebbero dovuto indurre a maggiore cautele e riflessioni.

Nella relazione si legge:

 L’Autorità per i lavori pubblici sin dalla pronuncia n. 34/2000 ha osservato che il project financing non è uno strumento adatto a tutte le iniziative che richiedono elevati investimenti, ma solo a quelle dotate di un rapporto di leva tale da rendere l’iniziativa affidabile, prescindendo dalle garanzie e dall’equilibrio economico-finanziario dei suoi promotori.
L’iniziativa viene, pertanto, valutata esclusivamente o prevalentemente sulla base dei profitti che può generare.
L’Autorità nelle sue pronunce ha invitato le amministrazioni a far svolgere un ruolo sempre più rilevante agli istituti di credito per la valutazione del piano economico finanziario.
La maggiore problematicità risiede dunque nei progetti in cui il soggetto privato fornisce direttamente servizi alla pubblica amministrazione.
Sono tutte quelle opere pubbliche — carceri, ospedali, scuole — per le quali il soggetto privato che le realizza e gestisce, trae la propria remunerazione esclusivamente (o principalmente) da pagamenti effettuati dalla Pubblica Amministrazione (c.d. opere fredde, ossia quelle opere che non hanno affatto, o non hanno a sufficienza una redditività propria, come invece accade ad esempio nel caso delle autostrade dove il concessionario si remunera da solo incassando le tariffe dagli utenti).
Nel caso del project financing per opere c.d. fredde come la costruzione di carceri, scuole, ospedali etc., la remuneratività della realizzazione dell’opera è assicurata alla ditta realizzatrice da un canone che viene pagato dall’ente pubblico.
Si tratta quindi, in quest'ultimo caso, di un'operazione a debito il cui importo andrebbe ad incrementare il debito pubblico; per evitare questa conseguenza negativa per i vari Stati della CE la Gran Bretagna utilizzò questo strumento negli anni '90 per mantenere il rapporto debito/PIL al 60%.
A livello Eurostat, il finanziamento del privato non viene computato nel debito pubblico se il privato si accolla almeno due dei tre rischi connessi all'adozione del PF: il rischio di costruzione, il rischio di disponibilità e il rischio di domanda.

 

 E poi in un altro passo si chiarisce che

 

In realtà per lo più accade che il privato si assume solo il rischio di costruzione, per il resto si tutela bene inserendo nel contratto clausole che di fatto annullano i rischi, ad esempio concordando penali molto contenute, in qualche caso insignificanti.
In tal modo l’opera finisce per costare molto di più del previsto aggravando il debito dell’ente pubblico.
La dottrina 2 e gli studiosi del project financing hanno rilevato vari limiti alle PPP e al project financing (che è una delle stesse):
“eccessiva fiducia nelle capacità risolutive del PPP, come alternativa alla carenza di risorse pubbliche disponibili; assenza di preliminari verifiche sulla reale convenienza del ricorso al PPP in termini di ottimizzazione dei costi per la pubblica Amministrazione; inadeguata capacità delle amministrazioni pubbliche a confrontarsi con la parte privata, sia nell'identificazione dei rispettivi obblighi contrattuali, sia nel monitoraggio dell'esecuzione del contratto.
I principali svantaggi del PF sono rappresentati da: maggiori costi di strutturazione dell'operazione in relazione alla necessità di una struttura contrattuale più complessa (costi legali, tecnici e finanziari per implementare la struttura, costi assicurativi, commissioni varie, studi, etc.); rigidità della struttura al termine del processo negoziale fra tutti i soggetti partecipanti all'operazione”.

 

 

  La Corte dei Conti del Veneto poi spiega che per evitare problemi futuri ed eccessivi aggravi sulla pubblica amministrazione è necessario chiarire bene le modalità di calcolo del canone e con quali regole viene fissata la sua revisione nel corso degli anni, chiarire bene le modalità dei criteri della scelta del partner privato (nel caso chietino non ci sono stati criteri perché non c’è stata gara per la scelta del progetto) e si dice chiaramente che : «infatti la proposta e la trattativa avanzata da una ditta specifica favoriscono la possibilità che poi sia proprio questa ad essere scelta rispetto ad altre proposte avanzate da ditte concorrenti».

Cioè la Corte dei Conti del Veneto dice che se c’è una proposta specifica di una ditta poi sarà sempre questa ad occuparsi della costruzione, come a dire che la Maltauro è arrivata a proporre il progetto e poi sarà sempre la Maltauro a costruire vincendo la gara….

 

E per ultimo la Corte dei Conti mette in guardia il pubblico sulle forniture…

 

«controllo da parte dell’ente pubblico sulle forniture acquisite da imprese terze da parte del partner privato, trattandosi di opere, come nel caso di ospedali che comportano l’acquisizione di materiali vari e specifici che normalmente la ditta aggiudicataria del project non fornisce direttamente.
La ditta aggiudicataria spesso è un’ATI che si occupa per lo più della parte edilizia – la ditta del project si rifornirà spesso da imprese terze.
Nella convenzione l’ente pubblico dovrà dunque prevedere un suo diritto a controllare le condizioni contrattuali praticate da queste ditte e la qualità dei beni riforniti.
Non può delegare del tutto al libero arbitrio del partner privato la scelta di strumenti fondamentali per le finalità pubbliche di cui deve avvalersi l’istituzione: basti pensare ai macchinari o agli arredi di un ospedale.
Proprio in alcuni casi in esame presso questa Procura, la nuova dirigenza dell’ULSS interessata, prendendo spunto dalle indagini svolte, ha iniziato a riconsiderare una serie di condizioni contrattuali molto sfavorevoli che aveva assunto con la società di project financing».

 

Insomma la costruzione di un ospedale di per sé presenta insidie e difficoltà, le quali aumentano se si adopera lo strumento del Project financing e probabilmente aumentano ancora di più se non si effettua una gara per la scelta del miglior progetto e magari aumentano ancora di più se non vi è trasparenza adeguata o garanzie sufficienti di solidità e integrità del partner privato….

Come dire che in Abruzzo non ci piace vincere facile.

 

OSPEDALE DI CHIETI MALTAURO BOZZA DI DELIBERA REGIONALE by PrimaDaNoi.it