LA CRISI

Cementificio e miniere di Scafa, strada in salita il sindaco attacca tutti

«Inerzia della Regione Abruzzo»

Redazione Pdn

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Cementificio e miniere di Scafa, strada in salita il sindaco attacca tutti

 

SCAFA. Cita Andreotti, il Sindaco di Scafa, Maurizio Giancola, «a pensar male si fa peccato, ma ogni tanto ci si azzecca» e fa capire di essersi, ormai, spazientito. Perché non arrivano buone notizie, da nessuno dei due fronti, Sama ed Italcementi.

Che poi, come spiega lo stesso Sindaco, sono problemi strettamente intrecciati. Proprio per questa ragione, il primo cittadino aveva invitato il vicepresidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, il sottosegretario della Regione, delegato alle Attività estrattive,  Mario Mazzocca, il Presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, i dirigenti dell’Agenzia del Demanio e le Rsu Italcementi e Sama ad un incontro da tenersi, mercoledì, alle 16,30, nella sala consiliare del Comune di Scafa. All’ordine del giorno, la vertenza Italcementi ed il bando europeo per la Sama.

Si sono presentati solo i sindacalisti (il Demanio ha fatto sapere di non aver mai ricevuto la mail d’invito, Di Marco ha telefonato dicendo di essere trattenuto da impegni a Roma).

 La cementeria di Scafa ha (tecnicamente) sospeso la produzione da circa due anni, le prospettive sembrano quanto mai incerte, stando a quel che dice Giancola: «Sappiamo che c’è stata una trattativa tra l’Italcementi ed un noto gruppo imprenditoriale, per l’acquisto della cementeria di Scafa, un negoziato che, però, finora non ha portato ad alcun risultato concreto», dice il Sindaco. Che poi aggiunge: «Cosa sia accaduto durante quella trattativa, con certezza, non possiamo saperlo, ma comincio a chiedermi se ci sia davvero la volontà di acquistare da una parte e di vendere dall’altra.»

Per quanto riguarda il Bando europeo sulla concessione delle miniere e dell’azienda demaniale Sama (che produce derivati dell’asfalto), la situazione, per Giancola, va facendosi ancora più snervante: «Nonostante le mie ripetute sollecitazioni e le assicurazioni che mi erano state date, il bando non è ancora stato pubblicato. Il Demanio, che è competente per la parte relativa all’azienda, ha fatto tutto ciò che poteva e doveva. Ma la Regione Abruzzo, competente per la parte relativa alle miniere, finora è stata inadempiente. Il bando doveva essere pubblicato entro il 31 dicembre 2015, siamo arrivati al 2 marzo. Sono stato invitato, dal vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, ad una riunione che si terrà il 9 marzo, nell’assessorato regionale alle Attività produttive. In quella sede, parlerò chiaro, una volta per tutte, agli interlocutori istituzionali: se il bando non verrà pubblicato entro tempi stretti, presenterò un esposto presso la Procura della Corte dei Conti, con il quale chiederò che venga accertata la presenza di danni erariali. Come ho sempre sostenuto, se un’azienda demaniale e le miniere dello Stato non vengono date in concessione diminuiscono gli introiti per l’erario. Mi dispiace, finora abbiamo concesso credito alla Regione. Ma se gli impegni non vengono mantenuti, il credito si esaurisce. Mali estremi, estremi rimedi. Non posso fare altro. E se alla Regione governasse il centrodestra, il nostro atteggiamento sarebbe stato ancora più duro.»

Spazientiti anche i delegati provinciali dei sindacati: «A questo punto, dubitiamo che possa bastare un tavolo regionale. Dobbiamo riportare la questione a Roma, davanti al governo nazionale. Se l’Italcementi non vuole vendere, lo dica chiaramente, si assuma le sue responsabilità e restituisca alla cittadinanza di Scafa l’area che occupa, così che possa essere destinata ad altre attività produttive. Quanto al bando, fa bene Giancola a presentare l’esposto, ha tutto il nostro sostegno. Finora abbiamo tenuto un atteggiamento, per così dire, attendista. Ma, a quanto pare, non ha pagato. Ora l’Italcementi deve scoprire le carte.»