L'INTERVENTO

Inchieste penali sui dipendenti delle banche: «sbagliato che paghino solo loro»

Secondo il sindacato Uilca: «servono soluzioni di settore da concordare con Abi»

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Inchieste penali sui dipendenti delle banche: «sbagliato che paghino solo loro»


ABRUZZO. La notizia dell’invio a 28 lavoratrici e lavoratori di Tercas di avvisi di garanzia per reati come truffa, concorso di più persone, reato continuato e aggravanti generiche, è estremamente preoccupante e apre scenari di grande inquietudine, per la ricaduta sui dipendenti delle conseguenze di attività commerciali volute dai vertici delle banche.
L’inchiesta è quella della procura di Teramo che riunisce dieci denunce presentate da altrettanti risparmiatori che si sono sentiti truffati per aver comprato un prodotto diverso da quello che gli era stato prospettato.

 «Gli accusati in sede di formulazione dell'offerta di acquisto di dette azioni e di stipula del relativo contratto», si legge nell’avviso di conclusione delle indagini, «prospettavano e proponevano al cliente un investimento mobiliare riconducibile ad un'operazione in strumenti finanziari pronti contro termine, caratterizzata da assenza di rischio e dalla sicurezza di un rendimento annuo del 3% fisso e netto mentre, invece, il prodotto finanziario effettivamente offerto in vendita ed acquistato dal cliente si sostanziava in un investimento senza scadenza e connotato da profili di elevata rischiosità, essendo il valore delle azioni ordinarie dipendente dalle fluttuazioni del mercato».


«Ho più volte dichiarato - afferma il segretario generale Uilca Massimo Masi - che le responsabilità per prassi improprie di certe banche, in particolare quelle che oggi si trovano in maggiore difficoltà, sono da trovare nelle governance e nei top management, che hanno spinto i lavoratori a vendere prodotti degli stessi istituti con pressioni commerciali vessatorie e continuate. Da qui la nostra proposta di un DASPO per questi amministratori».

«Se nel tempo quei prodotti sono risultati inadeguati o pericolosi, a seguito di un andamento negativo delle banche per errate scelte manageriali – sottolinea Masi -, non può essere responsabilità dei dipendenti, che spesso, tra l’altro, ne erano loro stessi sottoscrittori».

«Il coinvolgimento da parte della magistratura dei singoli dipendenti li espone però a responsabilità civili, penali e patrimoniali individuali, rispetto alle quali – continua Masi - è necessario che le aziende facciano fronte».


In questo senso le tutele previste nel Contratto Nazionale di settore possono essere insufficienti o inadeguate per la portata delle fattispecie che si stanno configurando, in quanto determinano tutele solo al termine di eventuali percorsi giudiziari, quindi con dipendenti esposti economicamente per lungo tempo, e un risarcimento solo in caso di conclusione positiva della vicenda.

L’intervento della magistratura, come dimostra il caso di Tercas, può essere oggi ancora più ampio, ed estendersi anche al personale di altri istituti di credito, dove sono in corso, o si possono aprire, ulteriori indagini. Quindi è indispensabile trovare soluzioni adeguate a livello di settore.

D’altronde il caso meriterebbe comunque diversi approfondimenti sia in fatto che in diritto per capire cosa prevedono in realtà le norme nazionali. E’ strano del resto che per le banche non esista una responsabilità diretta dei vertici sul tipo di quelle che per esempio vigono nei giornali dove il direttore è sempre comunque responsabile in quanto figura di vertice e di controllo.

Perché per le banche invece la responsabilità dovrebbe essere solo in capo ai singoli dipendenti che il buon senso fa ritenere non agiscano di propria iniziativa ma seguendo logiche e direttive imposte dall’alto?

«Non è un caso che abbiamo chiesto più volte alle 4 banche interessate al “decreto salva banche” di intervenire rapidamente – puntualizza Masi - e di dare “ristoro” ai dipendenti che saranno eventualmente interessati da azioni giudiziarie».

Il segretario generale Massimo Masi e la Segreteria Nazionale Uilca, ritengono necessario che si apra con Abi un tavolo di confronto per trovare soluzioni di sistema, in grado di garantire le lavoratrici e i lavoratori in termini civili, patrimoniali e penali, con anche uno specifico riferimento alle sanzioni disciplinari, che oggi potrebbero scattare nei confronti dei dipendenti coinvolti da indagini, fino, in caso di condanna, al licenziamento.

«I lavoratori bancari - conclude Masi - si trovano coinvolti in vicende che riguardano tutto il sistema del credito italiano e sono causate dalla gestione delle banche, pertanto servono soluzioni di settore e Abi deve dimostrarsi pronta a prendere atto di quanto sta accadendo e a concordare con le Organizzazioni Sindacali adeguate tutele per chi nelle banche opera tutti i giorni e si trova spesso di fronte a una clientela delusa per scelte effettuate da vertici che devono assumersi le loro responsabilità».