LA SENTENZA

Inchiesta Fira, condanna confermata per Masciarelli: «restituisca 1 mln alla Regione»

L’ingegnere aveva impugnato la sentenza di primo grado

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1207

Masciarelli con  Roberto MIlia

Masciarelli con Roberto MIlia

ABRUZZO. La conferma arriva anche in appello: Giancarlo Masciarelli, ex presidente della Fira, dovrà versare 1 milione alle casse della Regione come risarcimento dei danni di immagine arrecati con le inchieste che nove anni fa sconquassarono l’Abruzzo.

Si tratta dell’inchiesta dei fondi Docup, ovvero un mare di soldi pubblici, destinati a sostenere gli investimenti regionali, che in realtà sono risultati illecitamente sviati e percepiti da una serie di soggetti che intrattenevano rapporti con Masciarelli.

Il Conte di Cavour, così era stato ribattezzato l’ingegner Masciarelli, in sede penale è rimasto impigliato in due procedimenti il primo con ben 157 capi d’accusa ed il secondo 21 per vari reati, dall’associazione a delinquere finalizzati alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro il patrimonio e di truffe aggravate e continuate per il conseguimento di erogazioni pubbliche in danno della Regione e della Comunità Europea, a delitti contro la fede pubblica, nonché contro la pubblica amministrazione, tra cui l’abuso d’ufficio e la corruzione.

Per una serie di capi d’accusa è stata dichiarata la prescrizione dei reati (11) ed il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste (2), mentre per gli altri Masciarelli ha chiesto ed ottenuto una pronuncia di patteggiamento.

Già in primo grado la Corte dei Conti lo aveva condannato al versamento di 1 milione di euro alla Regione per danni di immagini. Sentenza che però Masciarelli ha impugnato, tramite il suo legale di fiducia Giuliano Milia, per «erronea ricostruzione dei fatti», per «l’eccessivo peso dato alla sentenza di patteggiamento», nonché «carenza di istruttoria e di valutazione degli elementi utili per la conoscenza dei fatti» ed errata quantificazione del danno erariale».

Ma i giudici di secondo grado hanno bocciato su tutta la linea l’ipotesi difensiva.

Per quanto riguarda la cifra i giudici sostengono che 1 milione di euro sia da ritenersi una somma «senz'altro congrua, benché sottostimata» in quanto costituisce solo una parte dell'importo «iperbolico delle contribuzioni illecitamente sviate dalla finalità loro propria, come registrate nelle centinaia di capi di imputazione della sentenza penale, al netto dei delitti per i quali è stato pronunciato il non luogo a procedere».

Secondo i giudici, inoltre, l’appello di Masciarelli deve ritenersi infondato «in quanto i numerosi reati, commessi peraltro con il vincolo della continuazione, hanno configurato il danno all’immagine di cui alla condanna di prime cure».

«Bene ha fatto il giudice di primo grado», si legge ancora, «a riconoscere il Masciarelli responsabile del danno all’immagine causato alla Regione» anche perché «la carica di pubblico ufficiale, in virtù della carica di Presidente della Fi.R.A. spa  nonché del ruolo di responsabile dell'intero iter riguardante la gestione delle contribuzioni pubbliche afferenti ai DOCUP (Documenti Unici di Programmazione) della Regione Abruzzo , legittima pienamente la condanna al risarcimento in favore dell’Ente Regione»

Adesso dunque la condanna è un punto fermo. Resta da vedere se Masciarelli pagherà il conto.

Già nel 2010, infatti, la Regione Abruzzo decise di non costituirsi parte civile nel processo Sanitopoli contro Masciarelli (imputato anche in quel procedimento) in quando l’ingegnere risultava dalle posizioni catastali nullatenente. Oggi sarà cambiato qualcosa?

Alessandra Lotti