REVISIONE SCADUTA

Punti nascita: comitato tecnico dice no a deroga per Sulmona

Nessuna speranza di “ripescaggio” anche per gli altri

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Punti nascita: comitato tecnico dice no a deroga per Sulmona

SULMONA. Se lo dicono loro sarà davvero difficile che succeda il contrario.

Il Comitato Tecnico del Percorso Nascita, nominato dalla Giunta regionale d'Abruzzo, riunitosi per l'atto finale, dopo mesi di lavori e polemiche, per decidere quali dei quattro punti nascita mantenere in vita - Atri, Ortona, Penne e Sulmona - e a quali concedere la deroga, ha deliberato il secondo parere negativo per tutti, anche quello di Sulmona, unico ad avere speranze di rimanere attivo in base ai requisiti.

Alla seduta del comitato hanno partecipato 14 componenti più il direttore regionale del settore Sanità, Angelo Muraglia; solo due membri hanno votato a favore della deroga a Sulmona.

Si tratta di un passaggio determinante per la sorte del punto nascita peligno, poiché il parere del comitato è vincolante sul rapporto finale.  Al momento, dunque, nessun tipo di riconsiderazione della decisione già presa sulla chiusura.

Solo una decisione politica potrebbe ribaltare il pronunciamento.

Il ricorso a un ulteriore approfondimento della situazione era stato sollecitato dal clima di polemiche e scontri creatosi, in Consiglio regionale e con manifestazioni di piazza, in seguito al decreto con cui il Commissario alla Sanità, Luciano D'Alfonso, stabiliva la chiusura per tutti, decisione che poggiava le basi sul primo pronunciamento dello stesso comitato.

La chiusura dei 4 punti nascita è parte integrante delle prescrizioni del piano di rientro dal deficit sanitario per cui la Regione Abruzzo è commissariata.

Il mese scorso era arrivata un’altra mazzata per il punto nascita di Sulmona con il ricorso del Comune peligno bocciato dal Tar.

Il Comune aveva messo in evidenza l’eccesso di potere del commissario ad acta sotto diversi aspetti. Anzitutto il commissario non avrebbe tenuto conto degli indirizzi dell’accordo Stato-Regioni, per il limite minimo di 500 parti annui per quei territori che avessero determinate caratteristiche geografiche e territoriali. Il criterio numerico infatti non è l’unico principio guida tassativo, quali la vastità del territorio e la sua natura montana. Inoltre vi sarebbe incongruenza tra la finalità dichiarata, cioè la riorganizzazione del sistema sanitario e quella effettiva, il taglio acritico e indiscriminato della spesa sanitaria: la soppressione del punto nascita non può certo migliorare le prestazioni sanitarie, tanto che l’unico obiettivo perseguito è la riduzione della spesa sanitaria. Peraltro i sistemi emergenziali Stan (servizio di trasporto materno assistito) e Sten (servizio di trasporto emergenza neonatale) non sono ancora operativi in Abruzzo. Ma secondo i giudici le censure sollevate sono prive di fondamento.

Secondo il Tar, infatti, nella riorganizzazione dei punti nascita non poteva partire da un criterio diverso da quello indicato nell’accordo Stato-Regioni, non solo per il perseguimento dell’equilibrio economico ma anche e soprattutto per assicurare a mamme e neonati un’assistenza appropriata e sicura uniforme sul territorio regionale.